Per bibliofili gaudenti.

bibliofiloil topo da biblioteca (1850 circa) di Carl Spitzweg tratto da Wikipedia

La  seconda  metà  dell’Ottocento  vede, in tutta l’Europa,  la  nascita delle edizioni economiche di manuali e letture popolari: la «Railway Library» di Routledge in Inghilterra, la «Bibliothéque des Chemins de Fer» in Francia, la collana «Reclam» in Germania. Tuttavia l’aumento dei lettori, a seguito di processi crescenti di scolarizzazione, ha già determinato l’emergere di un secondo fenomeno: quello dei libri che hanno un successo che può essere definito di massa, «libri che possono capitare nelle mani di chiunque, dotto o incolto che sia, da non confondere neppure con la moderna categoria dei best-seller, legata alla narrativa di consumo, le cui fortune sono destinate ad esaurirsi nel volgere di pochi anni. Se proprio non si può fare a meno della terminologia inglese, una parte significativa di questa produzione è se mai da ascrivere alla tipologia dei long-sellers, ovvero quei titoli che non compaiono nelle classifiche, ma che restano disponibili negli anni e talvolta anche nei secoli, incidendo con discrezione, ma in profondità sulle abitudini culturali[1].» Nei primi decenni post-unitari, per la prima volta nella storia della cultura italiana si assiste ad un netto aumento della produzione di titoli di argomento scientifico, addirittura maggiore rispetto a quelli letterari. I dati generali sono significativi: nel 1863 in Italia si stampavano 4243 titoli, nel 1886 si arriva a 9003. Il nuovo pubblico, generato dall’alfabetizzazione e dal miglioramento delle condizioni economiche, acquisisce dimestichezza con le pubblicazioni scientifiche ed è concentrato, come si è detto, prevalentemente nel Nord del paese. Ad appassionarsi alla scienza sono i lettori della piccola e media borghesia: lo stesso Mantegazza[2] nei suoi volumi precisa di volersi rivolgere alle classi colte affinché possano diffondere nel popolo le loro conoscenze. Gli editori si rivolgono anche ai ceti aristocratici, dove riescono a trovare anche molte lettrici. In questo clima di costruzione della cultura nazionale nascono e si diffondono opere che tentano di unificare e uniformare i comportamenti degli Italiani, ridefinendo tradizioni e costumi comuni. Un esempio è il manuale di cucina di Pellegrino Artusi[3], dei vari manuali di galateo che tentano di ‘fare gli italiani’, che trovano il modo di manifestarsi, come fa notare Filippo Mazzonis, anche in veri e propri casi letterari pedagogico-moralisti che diventano addirittura best-seller: da Edomondo De Amicis a Mantegazza a Collodi[4].» Come si potrà vedere oltre, le pubblicazioni con tematiche viti-vinicole hanno, non diversamente da altri argomenti di carattere tecnico, culturale e sociale, uno sviluppo impetuoso che trova la sua ascesa  in concomitanza, a fine Ottocento, con fenomeni ricordati sopra, quali le inchieste agrarie, lo sviluppo delle cattedre ambulanti, l’aumento della scolarizzazione e dell’alfabetizzazione, la fede per il progresso e le scienze positive, la diffusione delle conoscenze tecniche e delle tecnologie applicate in vari settori.

Giornali, annali, bollettini, almanacchi, calendari, agende, listini. 

Uva Rossese. S.L. S.D. (MA Vigevano 1836) ESTR. COP. MUTA, PP. 181/185 (‘Repertori D’Agricoltura’);

Giuseppe Bosi, «L’agricoltore italiano», giornale d’agricoltura, arti campestri, pastorizia, veterinaria, economia domestica, architettura rustica, giardinaggio, meteorologia ….1837 – 38. Segue: varietà agrarie o sia portafoglio campestre per il perito agrimensore pel fattore di campagna e pel proprietà di fondi rustici…. . Tip. Dall’Olmo e Tiocchi (poi Bortolotti), Bologna 1837 – 3 Raccolta di nozioni agricole raccolte e tratte da varie altre pubblicazioni. La seconda parte sotto il titolo di ‘varietà’ risulta essere una sorta di appendice dell’agricoltore italiano stesso. Una delle tav. presenti raffigura il curioso albero dei conti Lascaris a Ventimiglia.

Ottavi e Meloni, Il coltivatore, Eredi Maffei, Casale Monferrato  1873 Raccolta del giornale di agricoltura pratica, articoli sul concime e la potatura, la viticoltura, la coltivazione dei terreni arenosi, l’estrazione dell’olio d’oliva, la solfazione delle viti e delle uve, la pescicoltura, l’allevamento, l’isolamento e la riproduzione dei bachi da seta, le falci e gli aratri americani, i rimovimenti, la trebbiatura dei cereali , una serie di escursioni agricole nel Nord Italia e consigli per riparare agli errori più frequenti nell’agricoltura;

R. Voglia (Marchese), Cenni agricoli. (della razionale coltura degli oppi delle alberate – studi e confronti fra i diversi sistemi della coltura della vite s” ad alberata che a vigna – se meglio convenga piantare le vigne con i vitigni più fini o con i comuni, ma buoni). Tratti dal «Bollettino Agrario di Macerata e Camerino», Tipografia Borgarelli, Camerino1877; 

«Il consigliere delle famiglie, giornale della vita casalinga», Tipografia della Gioventù (Giovanni Bonardi, gerente responsabile) Genova, 1898 (primo anno pubblicazione 1878) Intero ventesimo anno di pubblicazione bimestrale, che comprende i nn.1-24 (dal 1 gennaio 1898 al 15 dicembre 1898). Interessante periodico di Economia domestica, con consigli di igiene e medicina personale, piccoli – grandi segreti per la cura e l’ igiene della casa, della persona, della biancheria ed un ampio ricettario per preparare ogni sorta di pietanze in cucina: anitra alle olive, gelatina di limone, stufato di capriolo, pasta sfogliata, panettone, brioche, gatò alla francese, marzapane all’ italiana, pane di Spagna, Maddalena all’italiana, formaggio inglese, oltre alle cure per la cantina.

G. Tuccimei, La philloxera vastatrix planchon. Riassunto delle cognizioni possedute fino ad oggi su tale argomento. Estratto dal periodico «Gli studi in Italia», anno II, vol. I  Tipografia della Pace, Roma 1879;

Giovanni Monti, Il giallume delle viti ed il vaiuolo delle uve. Bologna, 1879, 8VO BR. PP. 57/72, in «Annali della Società di Agraria», Provincia di Bologna, Bologna 1879;

Federico Martinotti, La corrente elettrica e le malattie del vino. nota del dott. Martinotti, assistente presso la r. stazione agraria di Torino. estratto dal giornale ‘le stazioni sperimentali agrarie italiane’ seduta del 14 agosto 1881 Torino. Stamperia Reale di Torino, Torino 1881‎; 

Gino Cugini, Ricerche sul mal nero della vite, Annali soc. Agraria, Bologna 1882; 

Statuto della società generale dei viticoltori italiani. (approvato nell’assemblea generale del giorno 8 giugno 1884), Tipografia dei Lincei, Roma 1885;  

«L’amico del contadino. Letture periodiche per i campagnoli», Cellini, Firenze 1885-1889 16 pp. ogni fascicolo. Viticoltura, ulivicoltura, orticoltura ecc. ecc; 

Paolo Sormanni (a cura di), «La villa e la fattoria». Giornale illustrato di agricoltura ed orticoltura. Anno IV, Società Cooperativa, Milano 1886 Si tratta della IV annata del giornale d’agricoltura fondato e diretto da Paolo Sormanni, cui si deve la celebre bibliografia di viticoltura ed enologia. Articoli sull’enologia (vini nuovi, travasi, botti, chiarificazione, vendemmia, torchi, cantina, vinificazione, una nuova macchina per il travasamento dei vini -con incisione-), viticoltura, governo dei maiali a Modena, fabbricazione del formaggio magro, olio di oliva, conserve di pomodori e funghi. Passeggiate agrarie nel lodigiano, Brianza e Valtellina;

Direttore Responsabile Prof. Riccardo Gamba, «L’Umbria agricola. Giornale di economia rurale e delle industrie campestri», Tipografia di V. Santucci, Perugia 1888 La raccolta è formata da 12 fascicoli ognuno contenente due numeri della rivista. All’interno della rivista numerosi articoli di enologia, agricoltura e concimazioni, viticoltura, bachicoltura, coltivazione del gelso, olivicoltura e produzione dell’olio, coltivazione del tabacco, animali da allevamento. Nello specifico in questa annata: fiera dei vini a Roma, acqua di fuoco Mazzucchetti, i comizi agrari di Perugia, Spoleto e Terni; miniere a Pesaro, cantine sperimentali in Sicilia, allevamento della trota in Umbria, vigneti e vino in Francia, raccolto della canapa. Alla fine di ogni brossura i mercuriali divisi per ogni città dell’Umbria tra cui Rieti;

«Giornale di viticoltura, enologia e agraria»  Pergola, Avellino 1894-1899;

Scuola di viticoltura ed enologia di Conegliano, «La rivista – periodico di viticoltura, enologia, agraria» Cagnani, Conegliano 1896-97-98-99 Annate complete della Rivista promossa dalla Scuola di Conegliano (prima del 1895 si chiamavano appunto Annali della Scuola di Viticoltura ed Enologia). Solo nell’ultima annata vengono indicati come direttori Giunti e Sannino. In precedenza veniva indicato un Comitato di Redazione composto da insegnanti della Scuola. Di enorme interesse per la storia dell’enologia italiana ed in particolare di Conegliano: articoli sui progressi tecnici nella coltivazione delle viti e nella fabbricazione dei vini, situazione del mercato e prezzi dei diversi vini; 

G. Celoria, V. Monti , L. Amaduzzi , G. Giorgi , B. Dessau, G. Baroni, G. Bruni, A. Serpieri, U. Ug, «Annuario scientifico ed industriale anno primo», Fratelli Treves Editori  Milano 1888 L’opera usciva annualmente, qui si fa riferimento all’edizione del 1905: veniva scritta da diversi scienziati e riportava le innovazioni e scoperte nel campo dell’industria e della scienza avvenute in quell’anno. All’interno sono presenti 56 incisioni ed una carta litografica dei terremoti in Italia;

 Scuola di viticoltura ed enologia di Conegliano, «Nuova rassegna di viticoltura ed enologia della R. Scuola di Conegliano. Diretta dai dottori Giacomo Grazzi Soncini, Enrico Comboni, Antonio Carpenè…» Tipo-Litografua F. Cagnani, Conegliano 1890

Ampelografia pratica; Cantina sperimentale d’Imola; Vini spumanti; L’Enologia nel Bordolese; Sul profumo dei vini e delle acquaviti….;

«Giornale vinicolo italiano commerciale industriale scientifico». Diretto da Edoardo Ottavi, Redattore capo, Arturo Marescalchi, Tipografia Carlo Cassone, Casale Monferrato1892

Tra l’altro: numerose cantine sociali, Cooperazione, Esposizioni ital. e straniere, fillossera, peronospora. Uve. Vini. Strumentazione ecc;  

Circolo Enofilo Italiano, Annuario generale per la viticoltura e la enologia. Anno I, Tipografia nazionale G. Bertero, Roma 1892. Distanze chilometriche fra i capoluoghi di Provincia della Penisola + 4 tavole a colori fuori testo con: insetti nocivi alla vite e figure di foglie malate + numerose figure in bianco e nero nel testo di macchine ed attrezzi enologici, per la concentrazione dei mosti e per la distillazione. In fine elenco dei produttori, commercianti di vini, commissionari, fabbricanti e commercianti di macchine enologiche;  

Icilio Guareschi, «Supplemento annuale alla enciclopedia di chimica scientifica e industriale anno 1895-1896. colle applicazioni all’agricoltura ed industrie agronomiche, alla metallurgia, alla merceologia, alla tintoria, alla galvanoplastica e alla fotografia, alla farmacia, alla medicina e a tutte le industrie chimiche e manifatturiere», Unione Tipografico Editrice, Torino 1896;

G. Longhi, «Il cantiniere misuratore Italia agricola – Giornale di agricoltura», 1896 Milano, Piacenza, Bologna 1896 Ossia norme per la misurazione dei vasi vinari.  Coll’aggiunta di una tavola di ragguaglio delle antiche misure per il vino in ogni provincia d’Italia. Dall’indice: Segni abbreviati per la indicazione dei pesi e delle misure del sistema metrico decimale – Modo di misurare i vasi vinari: tini, mastelli, botti, misurazione delle botti chiuse, misurazione della capacità dei fusti con metodi approssimativi, misurazione dei vasi scemi – Antiche misure di capacità per il vino 16mo pp. 54 ril in mezza pergamena;

«Listini relativi ad apparecchi e strumentazione enologica della ditta Vandone», Rusconi, Milano1897/98 Quindici listini anni 1897/98in 8 gr. di pag.4/6/10/12/16 con in prima pagina le condizioni di vendita e l’argomento trattato: Conservazione e trattamento dei vini. Filtri. Affinamento dei vini. Alambicchi-distillatrici comboni. Viticoltura. Vinificazione ecc.. All’interno interessanti e chiari disegni relativi alle apparecchiature offerte;

AA.VV., Agenzia enologica italiana istrumenti macchine e apparecchi riguardanti la viticoltura l’enotecnica e la distillazione, Pirola, Milano 1898 Catalogo con centinaia di illustrazioni e descrizioni di strumenti per il trattamento del vino e delle viti;

Angelo Candeo, Nuovo innesto per cambiar le vigne senza perdere il prodotto, Tipografia seminario, Padova 1899 4 tavole litografiche f.t. raffiguranti innesti e attrezzi per innesti, pp. 16 Bollettino 1899 rappresentanza Candeo con illustrazioni di attrezzature per la viticoltura e l’enologia.

Teodoro Ferraris, Carlo Casali, Il mal della California in provincia di Avellino (con due tavole). Estratto dal giornale di viticoltura e di enologia, anno VIII, Edoardo Pergola, Avellino 1900 Con 2 tavv. in lit. a colori f.t. raff. la foglia di vite colpita dal Mal della California e cellule del palizzata. Saggio relativo alla diffusione della patologia vegetale detta ‘Mal della California’ ad Avellino;

«Norme e consigli sulle viti resistenti alla fillossera e sull’innesto, per cura della redazione del ‘Giornale vinicolo italiano’»,  Cassone, Casale Monferrato 1900;

P. Palmieri, E. Casoria, Vini adulterati. Estratto dall’annuario della r. Scuola superiore d’agricoltura, Portici (fine ‘800);

Gaston Provost Dumarchais, «Il viticoltore dinnanzi al suo podere distrutto dalla fillossera. Giornale di agricoltura pratica», Asti 1901;

Ditta  Giacomo Maschio, «Brevi istruzioni per combattere la cochylis o tignuola dell’uva. (Uniti due pieghevoli del ministero con le ‘istruzioni per combattere le tignuole della vite’ e, simile, contro ‘le cocciniglie degli agrumi’)», Padova 1902;

G. Lunardoni, «La lotta contro la fillossera e le critiche del prof. Giov. Battista Grassi. Dall’’Italia moderna – II fascicolo di febbraio», Coop. Poligrafica Editrice, Roma 1904;

AA. VV , «L’amico del contadino. Almanacco del giornale il coltivatore per l’anno 1904.» Tipografia Carlo Cassone, Casale Monferrato 1904 Utile e pratico manuale per l’’agricoltura formato dai seguenti articoli: Come si paga il latte ai soci portatori nelle latterie sociali, le colture orticole destinate all’esportazione, gli imballaggi per la frutta e le ortaglie, concimi e concimazioni, l’avvenire della viticoltura alta, i pannelli oleosi nell’alimentazione del bestiame, latrine rurali e utilizzazione agricola della torba, formulario per la lotta contro i diversi nemici delle piante, metodo semplice di contabilità per le aziende agrarie ed infine il calendario per l’anno in corso. Al termine le tavole delle spese e profitti;

Nereo Maggioni, Ernesto Forte, «Calendario perpetuo del viticultore moderno vol. II»,  Lugaro, Palermo 1904;  

«L’Agricoltura Sabina. Periodico mensile organo della cattedra ambulante d’agricoltura per la sabina, della cattedra sperimentale di granicoltura di Rieti, del comizio agrario circondariale di Rieti, del consorzio …» Rara raccolta completa dell’anno 1906 di questa rivista di agricoltura sabina. La raccolta comprende i numeri della rivista da Gennaio a Dicembre. Numerosi gli argomenti trattati all’interno: premi della zona, coltivazione dell’olivo, assemblee locali, prezzi degli strumenti del consorzio agrario sabino, zootecnia, consigli per i contadini, viticoltura, vendemmia e consigli per il vino, produzione dell’olio sabino, mortalità del bestiame in Sabina; statistica generale del bestiame nei comuni della sabina, malaria. All’interno qualche figura di strumenti nel testo;

«Almanacco agrario» S.A. Trento 1907 Si segnalano studi di bachicoltura, enologia, viticoltura e frutticoltura ed il lungo lavoro monografico di G. Sommadossi sulla Pollicoltura corredato di belle incisioni;

An, «Agenda Caffaro 1922. Prontuario pel viticultore e frutticultore.» Varese. Grafiche Varesine, Varese 1921 4 tavole in cromolitografia f.t. raffiguranti verme del melo, grappoli d’uva e foglie colpiti da peronospora , tignole dell’uva … bella brossura ill. col. con uva e frutta;

Plinio Codognato, Vini di lusso società italiana vini superiori. Casale Monferrato, Istituto D’Arti Grafiche, Bergamo1922 Manifesto a colori con piccolo calendarietto dell’anno 1922 mensile applicato, su cartone di Pubblicizzata l’azienda vinicola di Casale Monferrato ancora oggi produttrice di vino. Il volto di un diavolo rosso che apre la bocca per afferrare un grappolo d’uva;

«Giornale vinicolo italiano. Anno 49», nn. 1-52, Unione Tipografica Popolare già Cassone, Casale Monferrato 1923 I fascicoli presentano una piegatura longitudinale; segni d’umido limitati ai fogli di guardia. La rivista, settimanale, si occupava dei vari aspetti del mondo vitivinicolo nazionale, da quelli connessi alla coltivazione della vite, a quelli più strettamente legati alla quotazione e alla commercializzazione e del vino, delle uve, delle vinacce, degli aceti ecc., prestando attenzione alle frodi e alle adulterazioni enologiche. Al termine di ciascun fascicolo, molte le inserzioni pubblicitarie di ditte del settore;

E. Malenotti, Cose viticole: la malattia della mosca,  A. Debatte, Livorno 1924

Estratto da «Pagine agricole» n. 9 e 10, settembre-ottobre 1924;

Ditta G. Bellavita, Macchinario, attrezzi e prodotti per: produttori e negozianti vini, fabbriche liquori, sciroppi, aceti, gazzose, birra ed acque minerali per bottiglierie e bars. «Catalogo semestrale n. 2. Gennaio 1925», Milano 1925; Apparecchiature, pompe, spazzole, turatrici, filtri, saturatori, gasificatori, alambicchi, accessori, colonne per banchi, aeratori, rubinetti, tiraggi per seltz, lavabottiglie, gasometri…). Analisi, vinificazione, conservazione, refrigeranti, estratti, essenze, coloranti. Istruzioni pratiche, preparazioni, prodotti chimici ecc. Attestati di molte aziende;


[1]     Mario Infelise, Libri per tutti, in Ludovica Braida e Mario Infelise (a cura di), Libri per tutti. Generi editoriali di larga circolazione tra antico regime ed età contemporanea, Utet, Torino 2010, pag. 3

[2]     Cfr. Paolo Mantegazza in http://www.paolomantegazza.it/

[3]    Cfr. Piero Meldini, La ‘cucina del nonno’, ovvero: Artusi inventore della tradizione, in Atti del convegno scientifico con spettacolo e uso di cucina Pellegrino Artusi e la società del suo tempo, Festa Artusiana, cultura, gastronomia, mostre mercato, spettacolo, Sabato 28 Giugno 1997,presso la Sala del Consiglio Comunale di Forlimpopoli, Comune di Forlimpopoli con la collaborazione ed il contributo della Provincia di Forlì–Cesena e della Regione Emilia Romagna, Prima edizione, in http://www.pellegrinoartusi.it/convegni_artusiani.htm

[4]     Federica Cianfriglia, Paolo Mantegazza “poligamo di molte scienze” (1831-1910):  animazione e organizzazione culturale, divulgazione scientifica  e attività politico-istituzionale nell’Italia postunitaria, Tesi di dottorato in http://dspace-roma3.caspur.it/bitstream/2307/159/1/tesi%20dottorato.pdf

Bere e ubriacarsi nell’antica Grecia: il simposio.

simposio paestum

Scena di Simposio: musica e conversazione. Dalla Tomba del tuffatore. Museo Archeologico Nazionale di Paestum da Wikipedia

Il simposio è una “bevuta insieme” in un contesto fortemente ritualizzato: la miscelazione del vino con parti di acqua in un cratere[1] secondo proporzioni stabilite e in base agli effetti desiderati sui convitati, la dimensione delle coppe che corrispondono al desiderio di ebbrezza da raggiungere sono alcuni degli elementi del bere comunitario[2]. La miscelazione avviene dapprima versando l’acqua e solo successivamente il vino nelle proporzioni debite. Il simposiarca stabilisce le regole: quale debba essere la miscela da bere, la grandezza delle coppe, ecc. Bere vino puro è ritenuta usanza barbara, un bere da Sciti, quei barbari che, secondo fonti tramandate dalla storiografia greca (Erodoto in particolare), debbono bere il sangue del primo nemico ucciso come pratica iniziatica. A seconda del tipo di vino o dei personali desideri, l’acqua viene riscaldata o raffreddata. Spesso il simposiarca costringe a bere grandi quantità di vino: è bere pros bìan, a comando, al contrario del bere pros edonèn, per piacere.

Il vino è la bevanda principale della Grecia antica ed esso si distingue in zone di produzione con caratteristiche ben delineate, per ricordarci che alcune invenzioni della modernità (i cru ad esempio) hanno origini molto antiche: «(…) il vino dei corposi cru rossi della Tracia, di Taso e di Chio, o il bianco leggero di Mende, solo per fare qualche esempio. Non sempre è facile tradurre correttamente i termini. I Greci stimano l’aspetto esteriore: il vino rosso/nero (mèlas) è paragonato alla porpora o al sangue; poi c’è il vino bianco (leukòs), di colore giallo. I vini si dividono anche in aspri (austeròi), secchi (xeròi), amabili (malakòi), dolci (glykèis), quelli che hanno un bouquet (òzontes), quelli leggeri (leptòi) e quelli corposi (pachèis). Il vino è detto caldo (thermòs) o senza vigore (asthenèsteros). Il più apprezzato è quello nero, forte, odoroso, invecchiato. Molti studiosi ritengono che i vini rossi greci siano molto alcolici – F. Salviat propone 18 gradi per il vino di Taso, P. Villard non più di 16. Sono vini liquorosi a lenta fermentazione e lunga maturazione. La qualità delle anfore, provviste di ottimi tappi di chiusura, come  abbiamo visto di restina (resina) garantisce un eccellente invecchiamento[3]

Ma quanto si poteva bere? Lo racconta uno dei più importanti rappresentanti della commedia attica di mezzo, Eubulo (IV secolo a. C.), figlio di Eufranore, che così fa parlare Dioniso stesso:

“Tre soli crateri infatti mescolo

per coloro che son saggi:

uno di salute, che bevono per primo;

il secondo di eros e di piacere:

il terzo di sonno.

Bevuto questo,

i convitati saggi se ne vanno a casa.

Il quarto invece non è più nostro, ma della violenza;

e il quinto dello strepito;

il sesto delle danze sfrenate per strada;

il settimo degli occhi pesti;

l’ottavo di chi ti fa causa;

il nono è della bile;

il decimo è della pazzia che ti fa fare a botte.

Tanto vino versato in un recipiente piccolo

è facile che tagli le gambe ai bevitori.”


[1] Gli strumenti del simposio

Il cratere (nome greco che deriva dal verbo kerànnymi, “mescolare”), il dìnos o lo stàmnos sono i vasi di grandi dimensioni che servono per mescere il vino annacquato.

[2]     Cfr. Maria Luisa Catoni, Bere vino puro. Immagini del simposio, Feltrinelli Editore, Milano 2010

[3]     Marie-Claire Amouretti, Città e campagne in Grecia, in  a cura di di Jean-Louis Flandrin e Massimo Montanari, Storia dell’alimentazione, Ed. Laterza, Bari Roma 2007, pag. 103

Cesare Pavese, la vigna. In Feria d’agosto.

feria

“Una vigna che sale sul dorso di un colle fino a incedersi nel cielo, è una vista familiare, eppure le cortine dei filari semplici e profonde appaiono una porta magica. Sotto le viti la terra rossa è dissodata, le foglie nascondono tesori, e di là dalle foglie sta il cielo.
Tutto ciò è familiare e remoto, infantile a dirla breve, ma scuote ogni volta, quasi fosse un mondo.
La visione s’accompagna al sospetto che queste non siano se non le quinte di una scena favolosa in attesa di un evento che né il ricordo né la fantasia conoscono. Qualcosa di inaudito è accaduto o accadrà su questo teatro.
Solamente un ragazzo la conosce davvero; sono passati gli anni, ma davanti alla vigna l’uomo adulto contemplandola ritrova il ragazzo. Ma nulla è veramente accaduto e il ragazzo non sapeva di attendere ciò che adesso sfugge anche al ricordo. E ciò che non accadde al principio non può accadere mai più.
Se non forse sia stata proprio questa immobilità a incantare la vigna. Un sentiero l’attraversa all’insù, dimezzando i filari e tagliando una porta sul cielo vicino. Il ragazzo saliva per questi sentieri, vi saliva e non pensava a ricordare; non sapeva che l’attimo sarebbe durato come un germe e che un’ansia di afferrarlo e conoscerlo a fondo l’avrebbe in avvenire dilatato oltre il tempo. Forse quest’attimo era fatto di nulla, ma stava proprio in questo il suo avvenire. Un semplice e profondo nulla, non ricordato perché non ne valeva la pena, disteso nei giorni e poi perduto, riaffiora davanti al sentiero, alla vigna, e poi si scopre infantile, di là dalle cose e dal tempo, com’era allora che il tempo per il ragazzo non esisteva. E allora qualcosa è davvero accaduto. E’ accaduto un istante fa, è l’istante stesso: l’uomo e il ragazzo s’incontrano e sanno e si dicono che il tempo è sfumato.
L’uomo sa queste cose contemplando la vigna. E tutto l’accumulo, la lenta ricchezza di ricordi d’ogni sorta, non è nulla di fronte alla certezza di quest’estasi immemoriale. Ci sono cieli e piante, e stagioni e ritorni, ritrovamenti e dolcezze, ma questo è soltanto passato che la vita riplasma come giochi di nubi. La vigna è fatta anche di questo, un miele dell’anima, e qualcosa nel suo orizzonte apre plausibili vedute di nostalgia e speranza. Insoliti eventi vi possono accadere che la sola fantasia suscita, ma non l’evento che soggiace a tutti quanti e che tutti quanti abolisce: la scomparsa del tempo. Questo non accade, è: anzi è la vigna stessa.
E non accade nulla, perché nulla può accadere che sia più vasto di questa presenza. Non occorre nemmeno fermarsi davanti alla vigna e riconoscerne i tratti familiari e inauditi. Basta l’attimo dell’incontro.”

Cesare Pavese, Feria d’agosto, Einaudi, Torino 1946

Rudy Kurniawan… Il vino e il suo prezzo.

Le_avventure_di_Pinocchio-pag046Illustrazione di Carlo Chiostri (1901)

Rudy Kurniawan si è beccato 10 anni.

Alcune domande rimangono inalterate. Poi, il silenzio (complice) intorno: case produttrici, case d’asta, esperti rinomati…

Il giorno 22 ottobre 2013, di martedì, tutti i giornali italiani hanno pubblicato la notizia del falso Romanèe Conti. Base e contraffazione in Italia, distribuzione, a carissimo prezzo, in tutto il mondo: operazione delle Fiamme Gialle di Milano in collaborazione con la Gendarmerie di Digione. Due arresti nel Novarese, perquisizioni in mezza Italia, in Lombardia a Magenta, Varese, Saronno.

Due anni addietro, la rivista settimanale “Internazionale” riprende un articolo di Benjamin Wallace pubblicato su il New York Magazine in cui si racconta che un signore, un tale Rudy Kurniawan, comparso dal nulla in California nel 2003, si accredita come uno dei maggiori esperti dei vini di Borgogna negli States. Ma non finisce qui: il signor Rudy Kurniawan recupera, per le più importanti aste del mondo, vecchie e introvabili annate che gli rendono un bel po’ di soldi: « Per capire le dimensioni del fenomeno basta dire che nel 2002 una bottiglia di Romanée-Conti del 1945 costava $ 2.600 mentre nel 2011 è stata battuta a un’asta una bottiglia del 1945 per ben $ 124.000.[1]» Nessun Domaine si oppone Kurniawan, ad eccezione di Laurent Ponsot. L’epilogo della storia è, appunto, nel 2012, quando l’FBI scopre nella villa del falsario centinaia di tappi vecchi e nuovi, capsule di piombo, sigilli di cera e tutto quello che serviva per produrre vini di vecchie annate.

Sempre il 22 di ottobre il quotidiano italico “Il Giorno” scrive: «Peccato che fosse falso, dicono fosse anche buono, certo però non come il Romanèe Conti originale[2]

Qualche secolo fa, Agostino (Tagaste, 13 novembre 354 – Ippona, 28 agosto 430), nei Soliloquia, distingue tra “falsum[3]” (falso): «quod aut se fingit esse quod non est, aut omnino tendit et non est» («ciò che o si crede di essere quello che non è, oppure cerca di essere assolutamente ciò che non è»); “fallax” (ingannevole): «quod habet quemdam fallendi appetitum; qui sine anima intelligi non potest» («ciò che ha una ben determinata intenzione di ingannare e senza la disposizione d’animo non può essere compreso»); e, infine, “mendax” (menzognero ma, soprattutto, più modernamente, finto): «a mentientibus fit. Qui hoc differunt a fallacibus, quod omnis fallax appetit fallere; non autem omnis vult fallere qui mentitur» («Il finto è un prodotto di coloro che mentono. I quali differiscono dagli ingannatori, per il fatto che ogni ingannatore vuole ingannare; mentre invece non tutti quelli che mentono vogliono ingannare»). La finzione è di colui che dice cose non vere ma non intenzionalmente false solo perché ingannevoli. L’inganno sta nell’impossibilità di ricreare la realtà, compito che spetta soltanto alla divinità: in questo caso si può parlare di verosimiglianza.

Neuro economia. Il team di Antonio Rangel, ricercatore di Caltech (California Institute of Technology) ed esperto di neuro economia, ha messo in relazione il costo del vino con la percezione del gusto: «Attraverso l’uso della risonanza magnetica Rangel si è accorto che, facendo assaggiare due volte lo stesso vino, ma dichiarando ai tester un diverso prezzo, al momento dell’assaggio del vino con prezzo dichiarato più alto nel cervello degli assaggiatori le aree associate con il senso del piacere sono risultate più attive[4]

Domande (anche senza risposta): quando inizia un processo di falsificazione? Quale è la sua riconoscibilità/plausibilità mercantile? Come cambiano i fattori (percezioni gustative…) alla variazione del prezzo?…


[1] L’articolo completo sull’accadimento è di Stefano Bonilli, Il falsario di Petrus e Romanée-Conti, in http://blog.paperogiallo.net/2012/07/il_falsario_di_petrus_e_romanee-conti.html, 30 luglio 2012; un altro articolo, precedente al primo, è di Giovanni Corazzol, Frodi vinicole | Come falsificare un grande vino in pochi semplici passi, su Intravino del 13 marzo 2012;  http://www.intravino.com/primo-piano/come-spacciare-per-grandi/

[3] Soliloquia 2,9,16 in Augustinus, Soliloquia, in Corpus Scriptorum Ecclesiasticorum Latinorum LXXXIX, Soliloquia, De inmortalitate animae, De quantitate animae – ed. W. Hörmann 1986; Opere di Sant’Agostino, III, Dialoghi, traduzione di D. Gentili, Città Nuova, Roma 1970

[4] Cresce il prezzo cresce il gusto, in http://www.uiv.it/corriere/cresce-il-prezzo-cresce-il-gusto, FEB del 4 luglio 2012

Calle Feduchy 19. Di Emanuele Giannone

manzanilla

Chissà perché, ti chiedi in silenzio, la scelta originaria di aprire la taberna in una strada così discosta, avulsa dal flujo peatonal che la lambisce svoltando all’angolo magico della cerveceria y taperia gaditana[1] preferita, e si dirige verso la Cattedrale. Chissà perché, ti chiedi romanticamente, non nel Barrio Populo, il tuo quartiere preferito. Più tardi, Pepe spiegherà tutto. Cominciando dall’anno della scelta: il 1932. Calle Feduchy 19 a Cadice. Botti testa di moro, uno scuro vecchio e spesso, pachidermico. Impilate, tre due una dal basso verso l’alto, con una settima a far da spallina sinistra, quasi a riprodurre in minima scala le cataste di criaderas e soleras delle cantine di Jerez e Sanlùcar. «Quelle però – dice Pepe, e sorride – sono le cattedrali, questa è una capelita!». Pepe è un fluire di parole senza pause e con molte crasi ed elisioni, un corso accelerato di velocità in puro stile andaluso. Per comprenderlo appieno è d’aiuto fissare il suo volto serio e pulito, proprio da buon Pepe-papà di Pepito, che è bimbo da tempi di miracolo economico nella sua foggia di pantaloncini ascellari, bretelle, camicina inamidata. Tararsi sul decennio che per noi fu delle prime Seicento a rate non è difficile, né stucchevole: qui non vi è arredamento, vi è piuttosto l’involontaria e quotidiana stratificazione di oggetti di lavoro, ricordi, ninnoli vari, bottiglie impolverate, legni di botte e legni di tavoli e legni di panche, vecchie piastrelle e carte da parati, fotografie e manifesti di plazas de toros; e tutto questo non ammicca ai Cinquanta, li porta in sé. Dei decenni passati vi sono, soprattutto, l’odore e i volti. Buono il primo, anzi: suave. Ed è un prodigio se pensi che riunisce legno vecchio e muffe, vecchi saponi e impiantiti lavati, un sublimato di buona creanza e di buone crianzas biologicas, presenza sottile, salina e puntuta. E in più la fata morgana dei vini ossidati. E decenni e decenni d’olive ripiene d’acciuga, due a testa per ogni copita ordinata, servite in piattino bianco d’ordinanza. Buoni anche i secondi, persino quelli dei forestieri, che finalmente sembrano visitatori e non turisti. C’è un orologio grande, da stazione ferroviaria, ma è fermo e va bene così. Calle Feduchy 19 a Cadice. Taberna la Manzanilla. Al primo momento di tranquillità, Pepe srotola cartine e prospetti, stacca persino un quadro dal muro, concede a Pepito un rotolo ancora inutilizzato – diciamo, modernamente, una slide successiva – e racconta della flor e di tutto il resto. Racconta tutto, ma proprio tutto. E soprattutto racconta delle grandi bodegas rilevate da multinazionali del lusso, o dalle imprese dell’industria alimentare che guardano allo stomaco come a un mercato. Parla di fasti e decadenze delle famiglie un tempo insigni e oramai, per colpa dei nipoti, estromesse e ridotte ad omonimi d’un marchio affermato. E recita l’adagio: «Abuelo tonelero, padre ingeniero, hijo pordiosero[2]». Racconta della bodega che gli propongo quale esempio virtuoso, rimasta in effetti empresa familial a dispetto della fama[3] raggiunta. Racconta della duplice fortuna di un’altra: Valdespino e, in prima istanza, la sorte fausta e rocambolesca dietro al suo passato recente; in seconda la prosecuzione del lavoro in linea ereditaria. Racconta, Pepe, che le bodegas sono in città e lungo il fiume e non per caso, bensì per posizione e orientamento tali da fare il vino buono; racconta che servono botti a migliaia e soffitti alti come quelli delle cattedrali. Racconta, in breve, che si tratta di fortune la cui formazione ha richiesto secoli, quindi ardue da costruire e ancor più da perdere, a meno che ai nonni bottai succedano figli ingegneri, o inurbati, o festaioli: nel qual caso si trasformano presto in gorghi di costi fissi nei quali si annega, salvati a volte da un fondo d’investimento a caccia di saldi. Racconta, Pepe, di un vino che è un sorso di libertà dalle nostre ossessioni per le annate, le denominazioni, le riserve. Lui, innanzitutto, stando ai nostri canoni vende sfuso.

manazanilla3

Compra la manzanilla fina sacada a tre anni, quella olorosa a sei, quella madura a nove; compra l’oloroso, che è il primo giro in mongolfiera con l’ossidazione, e anche l’amontillado fino, che è il secondo ed esce da quattordici anni di elaborazione. Il terzo giro è l’amontillado viejo, che di anni in legno ne fa ventisei, e il quarto è il Pedro Ximenes, che è totale soddisfazione della mia enofilia allo status infans. Si procura anche l’amanzanillado, l’aceto di Jerez. Compra tutto da una bodega di sua fiducia. Quindi rivende un prodotto non suo. Tutto qui? In effetti sì, è tutto, ma proprio tutto qui, a Calle Feduchy 19: perché alla miglior evoluzione del vino serve per buona regola un luogo non esposto al sole, e questa calle è in ombra.E poi deve esser ventilato, e Pepe apre la porta d’un retrobottega e attiva così un inopinato ventilatore naturale: una finestra aperta. Non deve soffrire vibrazioni e fumi del traffico, e qui le auto non transitano.Non deve evolvere in presenza d’altri odori, quindi non può essere stalla, rimessa o dispensa. E deve essere umido: qui sotto Calle Feduchy – dice Pepe mostrando una parete arabescata di muffe – c’è una falda che arriva in superficie. A Cadice è una fortuna, tant’è che lui tiene proprio qui anche il suo tonel, che ha duecento anni e serba 526 litri. Non spiega quanti siano gli anni di servizio tra estrazioni e rabbocchi, ma è il contenitore che vanta la posizione più felice, nel punto più umido e ventilato. Pepe custodisce qui il vino familial, quello delle celebrazioni. «E tutto questo – riprende Pepe – è così dal 1932. Le botti sono le stesse, da allora le si colma e ricolma alla stessa maniera». Calle Feduchy 19 è una capelita, non una catedral. Il vino vi arriva dalla bodega di fiducia ed entra nelle botti, ma quando viene spillato è già un altro. Merito di Pepe, Pepito, crianza fisico-quimica, crianza biologica e flor.

La función de una flor es florecer.

Il Diccionario Magico de las Palabras[4], al lemma Florecer, spiega così:

 

Prosperar, adelantar, desarrollarse.

 

E aggiunge, tra i refraneros[5]:

 

Flor sin olor no es completa flor.

 

E ancora:

 

Las flores realizamos en la vida sañuda              

un intento divino, por misterioso modo:             

no anhelar nunca nada, mas soportar lo todo;

absorberse en sì mismo con volontaria muda

inconstancia… éste es el sueño de Buda[6] 

Qualora non vi bastasse e foste interessati a prolassi, prolessi e analessi dell’organolessi, spero che possiate accontentarvi di questo: a tre anni è voce bianca, ma acuta da mandare i vetri in frantumi, e pochi o nulli i cromatismi. A sei non conosce timbro, parla e canta poco per non esporsi a giudizi e ludibri. A nove è un tenorino giovane, di grazia. L’oloroso parte da mezzosoprano delle canzoni del gaditano Manuel De Falla (El Amor Brujo), arriva da soprano della Lakmé (Delibes, Anna Netrebko ed Elina Garanča). L’amontillado è decisamente Dietrich Fischer-Dieskau (quello della Winterreise di Schubert).

manzanilla4

Taberna La Manzanilla.

Calle Feduchy, n° 19 – Cadiz, España.

  1. lamanzanilladecadiz.com

info@lamanzanilladecadiz.com

 

El Cañon – Bar Ultramarinos

Calle Rosario, n° 49 – Cadiz, España.

  1. elcañon.es

info@elcañon.es

 

[1] El Cañon, vd. riferimenti alla fine dell’articolo

[2] Proverbio spagnolo, lett.: “Nonno bottaio, padre ingegnere, figlio mendicante”.

[3] El Maestro Sierra

[4] Diccionario Magico de las Palabras, a cura i C. A. Giménez. Editorial Marin Argentina, anno n.d.

[5] Proverbi.

[6] Citazione da Amado Nervo, poeta e diplomatico messicano.