FRATELLPANZA (BROILERHOOD) Di Emanuele Giannone

Anfora ateniese, V secolo a.C., conservata al Museo di Monaco (Maler von Cambridge 47 da wikipedia)
Anfora ateniese, V secolo a.C., conservata al Museo di Monaco (Maler von Cambridge 47 da wikipedia)

 

Per sempre, in quanto meteco,

resterai estraneo al consesso

di quest’arcadico generone.

 

Mai verrai ammesso

a questo tavolo d’elezïone,

a questa specie di Caffè Greco

di duodenale esclusività.

 

Et voilà:

 

noi siamo i gastrosofisti

e i famuli dell’Enarchìa.

Noi siamo i calembouristi istituzionali,

la fervida editoria

di perle indigeste a tutti fuorché ai maiali.

 

E olè:

 

bulimica siam la Boulè

degli instancabili bromotritori.

Amiamo il mondo:

per questo lo digeriamo in minimi stronzi a forma di cuori.

 

Non siamo né pochi, né tanti

perché siam quelli più giusti,

un novero intatto d’eletti.

 

In effetti:

 

noi siamo quarantaquattro gatti persiani ben cotonati,

marciamo in fila per sei sui resti d’un bue, saccenti e saziati.

Quarantaquattro gattoni

più una o due miti Santippe:

 

amiamo scambiarci gli assaggi e le arguzie,

amiamo scambiarci gli inchini e gli elogi

e sovra ogni cosa amiamo scambiarci le pippe.

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Il consumatore, il prodotto, il suo feticcio e l’amante.

The Cook the Thief His Wife & Her Lover (Peter Greenaway, 1989) Da the movie scenes
The Cook the Thief His Wife & Her Lover (Peter Greenaway, 1989) Dal sito the movie scenes

Da un po’ di anni a questa parte al feticcio della merce si è poco a poco sostituito un altro mito pagano di adorazione reificata: il consumatore. Architrave e palinsesto della nuova economia della massificazione produttiva, il consumatore è, allo stesso tempo, giudice ed imputato di un sistema di valutazione che già da un po’ di anni ha traslocato la democrazia al consumo, lo scontro di idee al giudizio posticipato, ma più spesso anticipato, dell’acquistato, del digerito o dell’assimilato e il voto alla traccia di un codice a barre.

Il consumatore è un cliente che ha sempre ragione sino a prova contraria o torto, marcio a volte, fin tanto che il torto stesso, spesso svilito da questioni morali, non è divenuto esso tesso prova della incapacità di giudizio. Il consumatore medio, e moderno d’un tratto, viene tirato per la giacca, purché questa sia di gomma e che torni indietro il più velocemente possibile. Epifenomeno di una metafisica dell’indimostrabile, numero statistico di bisogni indotti, il consumatore viene continuamente riplasmato a immagine e somiglianza non tanto del prodotto, perché sarebbe troppo facile, ma della relazioni che il prodotto e la produzione sottendono: “L’arcano della forma di merce consiste dunque semplicemente nel fatto che tale forma rimanda agli uomini come uno specchio i caratteri sociali del loro proprio lavoro trasformati in caratteri oggettivi dei prodotti di quel lavoro, in proprietà sociali naturali di quelle cose, e quindi rispecchia anche il rapporto sociale fra produttori e lavoro complessivo come un rapporto sociale di oggetti che esiste al di fuori di essi(…) Quel che qui assume per gli uomini la forma fantasmagorica di un rapporto tra cose è soltanto il rapporto sociale determinato fra gli uomini stessi.” (Karl Marx, Il capitale) Il vino, dunque, ogni vino ci parla di questo rapporto. Il prezzo, ogni prezzo, ci parla di questo rapporto. Il luogo in cui viene prodotto, stoccato, distribuito e venduto ci parla di questo rapporto. E non da meno, e non di meno, coloro che ne consigliano l’acquisto.

 

Exo-Mars e la battaglia sul terroir intergalattico

Schiaparelli EDM lander concept Paris Air Show 2013 Autore: Pline creativecommons
Schiaparelli EDM lander concept Paris Air Show 2013 Autore: Pline creativecommons

La notizia di dominio comune è questa (fonte Ansa):

EXOMARS, SCHIAPARELLI È CADUTO, RETRORAZZI ATTIVI PER 3 SECONDI

Il punto in cui è avvenuto l’impatto sulla superficie di Marte del lander della missione ExoMars, Schiaparelli, è stato fotografato dalla sonda Mro (Mars Reconnaissance Orbiter) della Nasa. Lo rende noto l’Agenzia Spaziale Europea (Esa). L’immagine mostra due macchie scure: una, più luminosa e definita, è il paracadute; l’altra, più scura e confusa, è il cratere generato dall’impatto e si trova a poco più di 5 chilometri a ovest del punto in cui Schiaparelli avrebbe dovuto toccare il suolo. (Esa).”

Due macchie nere sarebbero state individuate su Marte grazie a delle fotografie scattate dalla camera Ctx a bordo della sonda americana Mro con risoluzione di 6 metri per pixel. Più o meno come quella del mio telefonino portatile.

Una delle due macchie”, continua il comunicato, “appare più luminosa e può essere associata al paracadute dal diametro di 12 metri, utilizzato da Schiaparelli prima della fase finale della discesa. L’altra macchia, delle dimensioni di circa 15 metri per 40, è più scura e confusa e si trova circa un chilometro a Nord rispetto al paracadute: è interpretata come il punto in cui è avvenuto l’impatto del lander, avvenuto da un’altezza stimata fra due e quattro chilometri”.

Bene, ora tocca a me raccontare la verità. Tutta la verità.

La sonda Exomars è atterrata senza alcun problema e, a quanto pare, non ci sono stati problemi di parcheggio. La prima macchia nera, quella più luminosa, è Luca Gardini: l’aura verdastra e brillante, corredo spaziale da mela acerba che lo circonda, è dovuta al Verduzzo del Veneto I.g.t frizzante assaggiato qualche giorno prima alla Lidl. L’altra chiazza nera, in incognito, sono io.

Per l’occasione vestivo un completo nero acquistato in saldo all’OVS di Mondovì. Perché fu proprio da Mondovì piazza che partì la mia sonda (Vinoestoria Interstellar & sons) alla volta di Marte.

Alla luce di quanto ho potuto vedere, filmare, fotografare ed udire, con qualche risibile interferenza operata dalle cronache del campionato nostrano, pare che questa missione sia stata finanziata dall’Associazione geologica americana (Geological Society of America) al fine di chiudere una volta per tutta la spinosa ed annosa questione relativa al terroir, che ha visto, non senza turbolenze, colpi bassi, invio di pacchi bomba, lettere minatorie e scazzottate pubbliche tra viticoltori dei “nuovi mondi” e quelli del “vecchio”.

Ipotizzando una produzione inizialmente limitata, ma vieppiù sempre più consistente, di merlot, cabernet e chardonnay in serre appositamente condizionate su Marte, si potrebbero fabbricare nuove qualità di vino caratterizzate da una mineralità sconcertante. Abbondanti di acqua sia in superficie e che in profondità, i terreni marziani godono, infatti, la presenza di una singolare roccia, soprannominata “Jake_M”, dal nome di un ricercatore del Jet Propulsion Laboratory, Jake Matijevic, molto simile alla nostra mugearite. Terreno basaltico, mugearite, un po’ di letame importato dal pianeta Terra ed in un colpo di luce ultravioletta si avrebbero dei vini freschi, beverini, abbinabili tanto con una pasta allo scoglio quanto con alcuni famosi piatti galattici noti come “i tortini di melma”, “ le pappe con fanghiglia” e gli indimenticabili “soufflé di larve”.

Alcune catene di supermercati, non ancora note, sembra che siano interessate al progetto.

L’enotecaro e il ladro gentiluomo.

Alexandre Marius Jacob ladro anarchico a cui si ispira la narrazione successiva di Arsenio Lupin (foto 1905)
Foto di Alexandre Marius Jacob ladro anarchico a cui si ispira la narrazione successiva di Arsenio Lupin (1905)


“Buongiorno” – disse il ladro gentiluomo entrando, per poi chiudere la porta con estremo garbo.

“Buon giorno a lei” – rispose l’enotecaro – “In che cosa posso esserle utile?”

“Guardi, dovrebbe cortesemente aprire la cassa e darmi tutti i soldi che ci sono dentro.”

“Mi scusi, ma non ho capito: c’è troppo chiasso!” – “Aspetti un attimo che vado ad abbassare il volume dello stereo.” “ Capisco che i Die Antwoord non siano un gruppo per tutte le orecchie”- borbottò tra sé e sé l’enotecaro. “Ecco, mi ripeta tutto che sono a sua completa disposizione.”

“Dunque, le avevo chiesto se sarebbe così gentile da aprire la cassa e darmi tutto il contenuto in denaro che ha realizzato oggi.” – ribatté con voce soave il ladro gentiluomo.

“Lo farei moto volentieri”- lo assecondò l’enotecaro – “ma non posso aprire la cassa sin tanto che lei non fa almeno un ordine, compreso nel furto s’intende, in modo tale che io possa batterlo e dunque aprire il cassetto.” “Aspetti un attimo”, fece piegandosi l’enotecaro “che le passo la lista dei vini: non è aggiornata, ma mi chieda pure che le darò tutte le informazioni necessarie”

Al ladro gentiluomo prese un brivido lunga la schiena, col timore che l’enotecaro estraesse una pistola. Ma, appena vide la carta e soltanto quella, tirò un sospiro di sollievo, si sedette comodamente, la prese in mano ed iniziò alacremente a consultarla. “Ha proprio delle belle referenze” – la buttò lì il ladro gentiluomo mente scorreva la lista con il dito indice. Dunque si soffermò su alcuni vini e poi domandò: “Guardi, non ne capisco molto, ma così, per venirmi incontro, anche sul prezzo, le ordinerei un Krug Champagne Grand Cuvée Brut!”

“Ehm, quello niente, purtroppo non ne ho più!”

“Allora, faccia, uhm…, un Bolgheri Sassicaia Tenuta San Guido del 2007”

Tossicchiando, l’enotecaro ribadì ancora una volta: “Niente, di quello niente. Sono dispiaciuto. Ma sono a secco”. “

Allora che ne so, mi dia quello di Maccario, che mi ricorda il nome di quel comico torinese che piaceva tanto a mio nonno.”

Con la voce ormai quasi rotta dal pianto l’enotecaro ammise che gliene era rimasta neppure una della Maccario perché da una parte c’erano i rappresentanti che non gli facevano visita da un bel pezzo e, dall’altra, alcuni produttori avevano tali liste d’attesa che manco pareva di dover prenotare l’ultimo iPhone.

Il ladro gentiluomo, in stato di visibile e compartecipata commozione, provò a gettarla lì ancora con Gaia: nada de nada. Allora si alzò sulle gambe tremanti e sempre più disorientato disse: “Non fa nulla, guardi! Lasci perdere, me ne vado. C’è un un’enoteca sul corso che vende vini dozzinali. Vado a fare una rapina da quella” E aggiunse: “La saluto comunque e la ringrazio per la sua splendida cortesia”.

“Non c’è di che”, rispose l’enotecaro mentre nella sua mente si addensavano pensieri torvi sulla rappresentanza e sulle liste di attesa.

Le vendemmie alla Fattoria dei Barbi. Di Stefano Cinelli Colombini

montalcino

Cosa è la normalità in vigna? Ormai da quattro anni non lo sappiamo più. Dopo otto vendemmie (2004-2012) tutte molto simili tra di loro e sostanzialmente prive di “eccessi” climatici ora l’eccezione pare diventata la regola. Forse tutto è iniziato nel settembre 2013, con quella settimana di terribile scirocco a quaranta gradi che ha disseccato le uve un po’ in tutta Italia. Da allora inverni temperati e estati fredde, moltiplicazioni anomale dei parassiti, distribuzione della piovosità che non ha visto cambiare il totale delle precipitazioni, ma lo ha spesso espresso in eventi estremi concentrati nel tempo e nello spazio. Da qui maturazioni “complesse”, che pure in modi inaspettati hanno dato anche ottimi vini; un esempio tipico è il 2013, nessuno sperava di tirare fuori grandi Brunelli da quelle uve asciugate dallo scirocco del settembre, ma è accaduto. Nel 2016 è successo di nuovo. Ho sessanta anni e da tutta la vita seguo le vendemmie della Fattoria dei Barbi (prima per gioco, e poi per lavoro) ma non ho mai visto notti d’agosto a Montalcino come queste, con temperature costantemente inferiori a 15 gradi. Non ho mai visto estati con aria sana, asciutta e piogge quasi ogni settimana come quest’anno. Però con pochi insetti, per cui pochissime malattie della vite. La fioritura ha ritardato di 7/10 giorni a causa del freddo, e poi le piogge l’hanno disturbata riducendo la produzione e causando acinellatura. A zone ce n’è stata meno, ma è presente ovunque. Poi quest’estate con pioggerelle dolci ma frequenti, che hanno accompagnato la maturazione ma senza gli eccessi di ributti del 2014. Tutto perfetto? No. L’incredibile differenziale termico di fine luglio e tutto agosto, con notti a 12-15 gradi e giorni a 30-35 ha forzato una maturazione fenolica straordinaria e prematura, ma ha fatto vegetare per meno ore le viti; la mattina era troppo freddo, non iniziavano a vegetare subito. È stato, in molti sensi, più un clima da valli alpine che da Toscana meridionale. Però applicato ad un’uva dalla buccia delicata come il sangiovese, e non ai robusti vitigni dell’alto Adige. Il settembre è stato freddo con una settimana di pioggia all’inizio, e questo ha reso complesse le maturazioni delle zone tendenzialmente più umide e di alcune di quelle più alte. Il risultato complessivo è singolare, è davvero difficile fare previsioni su che vini otterremo. Di certo i colori sono scuri e intensissimi, con toni neri mai visti. Ci sono tanti tannini, e poco alcol. Ma quanto di questo enorme patrimonio aromatico resterà? Sarà stabile? Le acidità sono alte, ma quanto è malico? Cosa accadrà dopo la malolattica? Nessuno ora ha risposte a queste domande, non ci sono precedenti ed è tutto talmente eccessivo! Il Brunello si è sempre caratterizzato per la sua eleganza, la sua complessità ben bilanciata, e questo è un anno di estremi. Però le tecniche enologiche e l’esperienza di quasi tutte le cantine di Montalcino è ormai a livelli alti, forse come non mai, per cui una sfida così dovrebbe essere ampiamente nelle nostre possibilità. Non so dire ora se il Brunello 2016 sarà eccezionale, di certo posso dire che sarà unico, diverso da ogni annata precedente. E che i presupposti per una andata di gran livello ci sono. Ma poi, quando degusterete un Brunello 2016, non venitemi a dire che il sangiovese quei colori non li ha!