L’enotecaro e il ladro gentiluomo.

Alexandre Marius Jacob ladro anarchico a cui si ispira la narrazione successiva di Arsenio Lupin (foto 1905)
Foto di Alexandre Marius Jacob ladro anarchico a cui si ispira la narrazione successiva di Arsenio Lupin (1905)


“Buongiorno” – disse il ladro gentiluomo entrando, per poi chiudere la porta con estremo garbo.

“Buon giorno a lei” – rispose l’enotecaro – “In che cosa posso esserle utile?”

“Guardi, dovrebbe cortesemente aprire la cassa e darmi tutti i soldi che ci sono dentro.”

“Mi scusi, ma non ho capito: c’è troppo chiasso!” – “Aspetti un attimo che vado ad abbassare il volume dello stereo.” “ Capisco che i Die Antwoord non siano un gruppo per tutte le orecchie”- borbottò tra sé e sé l’enotecaro. “Ecco, mi ripeta tutto che sono a sua completa disposizione.”

“Dunque, le avevo chiesto se sarebbe così gentile da aprire la cassa e darmi tutto il contenuto in denaro che ha realizzato oggi.” – ribatté con voce soave il ladro gentiluomo.

“Lo farei moto volentieri”- lo assecondò l’enotecaro – “ma non posso aprire la cassa sin tanto che lei non fa almeno un ordine, compreso nel furto s’intende, in modo tale che io possa batterlo e dunque aprire il cassetto.” “Aspetti un attimo”, fece piegandosi l’enotecaro “che le passo la lista dei vini: non è aggiornata, ma mi chieda pure che le darò tutte le informazioni necessarie”

Al ladro gentiluomo prese un brivido lunga la schiena, col timore che l’enotecaro estraesse una pistola. Ma, appena vide la carta e soltanto quella, tirò un sospiro di sollievo, si sedette comodamente, la prese in mano ed iniziò alacremente a consultarla. “Ha proprio delle belle referenze” – la buttò lì il ladro gentiluomo mente scorreva la lista con il dito indice. Dunque si soffermò su alcuni vini e poi domandò: “Guardi, non ne capisco molto, ma così, per venirmi incontro, anche sul prezzo, le ordinerei un Krug Champagne Grand Cuvée Brut!”

“Ehm, quello niente, purtroppo non ne ho più!”

“Allora, faccia, uhm…, un Bolgheri Sassicaia Tenuta San Guido del 2007”

Tossicchiando, l’enotecaro ribadì ancora una volta: “Niente, di quello niente. Sono dispiaciuto. Ma sono a secco”. “

Allora che ne so, mi dia quello di Maccario, che mi ricorda il nome di quel comico torinese che piaceva tanto a mio nonno.”

Con la voce ormai quasi rotta dal pianto l’enotecaro ammise che gliene era rimasta neppure una della Maccario perché da una parte c’erano i rappresentanti che non gli facevano visita da un bel pezzo e, dall’altra, alcuni produttori avevano tali liste d’attesa che manco pareva di dover prenotare l’ultimo iPhone.

Il ladro gentiluomo, in stato di visibile e compartecipata commozione, provò a gettarla lì ancora con Gaia: nada de nada. Allora si alzò sulle gambe tremanti e sempre più disorientato disse: “Non fa nulla, guardi! Lasci perdere, me ne vado. C’è un un’enoteca sul corso che vende vini dozzinali. Vado a fare una rapina da quella” E aggiunse: “La saluto comunque e la ringrazio per la sua splendida cortesia”.

“Non c’è di che”, rispose l’enotecaro mentre nella sua mente si addensavano pensieri torvi sulla rappresentanza e sulle liste di attesa.

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