montalcino

Cosa è la normalità in vigna? Ormai da quattro anni non lo sappiamo più. Dopo otto vendemmie (2004-2012) tutte molto simili tra di loro e sostanzialmente prive di “eccessi” climatici ora l’eccezione pare diventata la regola. Forse tutto è iniziato nel settembre 2013, con quella settimana di terribile scirocco a quaranta gradi che ha disseccato le uve un po’ in tutta Italia. Da allora inverni temperati e estati fredde, moltiplicazioni anomale dei parassiti, distribuzione della piovosità che non ha visto cambiare il totale delle precipitazioni, ma lo ha spesso espresso in eventi estremi concentrati nel tempo e nello spazio. Da qui maturazioni “complesse”, che pure in modi inaspettati hanno dato anche ottimi vini; un esempio tipico è il 2013, nessuno sperava di tirare fuori grandi Brunelli da quelle uve asciugate dallo scirocco del settembre, ma è accaduto. Nel 2016 è successo di nuovo. Ho sessanta anni e da tutta la vita seguo le vendemmie della Fattoria dei Barbi (prima per gioco, e poi per lavoro) ma non ho mai visto notti d’agosto a Montalcino come queste, con temperature costantemente inferiori a 15 gradi. Non ho mai visto estati con aria sana, asciutta e piogge quasi ogni settimana come quest’anno. Però con pochi insetti, per cui pochissime malattie della vite. La fioritura ha ritardato di 7/10 giorni a causa del freddo, e poi le piogge l’hanno disturbata riducendo la produzione e causando acinellatura. A zone ce n’è stata meno, ma è presente ovunque. Poi quest’estate con pioggerelle dolci ma frequenti, che hanno accompagnato la maturazione ma senza gli eccessi di ributti del 2014. Tutto perfetto? No. L’incredibile differenziale termico di fine luglio e tutto agosto, con notti a 12-15 gradi e giorni a 30-35 ha forzato una maturazione fenolica straordinaria e prematura, ma ha fatto vegetare per meno ore le viti; la mattina era troppo freddo, non iniziavano a vegetare subito. È stato, in molti sensi, più un clima da valli alpine che da Toscana meridionale. Però applicato ad un’uva dalla buccia delicata come il sangiovese, e non ai robusti vitigni dell’alto Adige. Il settembre è stato freddo con una settimana di pioggia all’inizio, e questo ha reso complesse le maturazioni delle zone tendenzialmente più umide e di alcune di quelle più alte. Il risultato complessivo è singolare, è davvero difficile fare previsioni su che vini otterremo. Di certo i colori sono scuri e intensissimi, con toni neri mai visti. Ci sono tanti tannini, e poco alcol. Ma quanto di questo enorme patrimonio aromatico resterà? Sarà stabile? Le acidità sono alte, ma quanto è malico? Cosa accadrà dopo la malolattica? Nessuno ora ha risposte a queste domande, non ci sono precedenti ed è tutto talmente eccessivo! Il Brunello si è sempre caratterizzato per la sua eleganza, la sua complessità ben bilanciata, e questo è un anno di estremi. Però le tecniche enologiche e l’esperienza di quasi tutte le cantine di Montalcino è ormai a livelli alti, forse come non mai, per cui una sfida così dovrebbe essere ampiamente nelle nostre possibilità. Non so dire ora se il Brunello 2016 sarà eccezionale, di certo posso dire che sarà unico, diverso da ogni annata precedente. E che i presupposti per una andata di gran livello ci sono. Ma poi, quando degusterete un Brunello 2016, non venitemi a dire che il sangiovese quei colori non li ha!