Apocalissi. In odio degli apericena

Sottomesso all’Angelo Sterminatore

del Capitale incontenibile

vessillo

porgo al volto della sorte soltanto timore

nell’attesa di udire dell’Agnello di Dio lo strillo.

Varcare l’uscio più non riesco

della distanza di un metro e più son lasco

davanti la porta né filo, né spine, né fosso

quarantena

del fisico e della mente indosso.

E, intanto,

a torto insiste e rumoreggia,

dell’apericena la puleggia.

Torino è una città di mare

Il luogo dove credo di essermi immerso scapicollando dalle colline torinesi

È già estate
saliamo disadatti
per i Tetti
di quelle colline aduggiate

L’aria pizzica di sale
e il mare lambisce
dello sguardo le angosce
quando da nord est s’affanna il grecale

Ora ci scapicolliamo giù per i cammini
incespicando sulle nostre nullaggini
di pietre, di terra arsa, di sabbia
immersa nei sogni come la nebbia