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Le_avventure_di_Pinocchio-pag046Illustrazione di Carlo Chiostri (1901)

Rudy Kurniawan si è beccato 10 anni.

Alcune domande rimangono inalterate. Poi, il silenzio (complice) intorno: case produttrici, case d’asta, esperti rinomati…

Il giorno 22 ottobre 2013, di martedì, tutti i giornali italiani hanno pubblicato la notizia del falso Romanèe Conti. Base e contraffazione in Italia, distribuzione, a carissimo prezzo, in tutto il mondo: operazione delle Fiamme Gialle di Milano in collaborazione con la Gendarmerie di Digione. Due arresti nel Novarese, perquisizioni in mezza Italia, in Lombardia a Magenta, Varese, Saronno.

Due anni addietro, la rivista settimanale “Internazionale” riprende un articolo di Benjamin Wallace pubblicato su il New York Magazine in cui si racconta che un signore, un tale Rudy Kurniawan, comparso dal nulla in California nel 2003, si accredita come uno dei maggiori esperti dei vini di Borgogna negli States. Ma non finisce qui: il signor Rudy Kurniawan recupera, per le più importanti aste del mondo, vecchie e introvabili annate che gli rendono un bel po’ di soldi: « Per capire le dimensioni del fenomeno basta dire che nel 2002 una bottiglia di Romanée-Conti del 1945 costava $ 2.600 mentre nel 2011 è stata battuta a un’asta una bottiglia del 1945 per ben $ 124.000.[1]» Nessun Domaine si oppone Kurniawan, ad eccezione di Laurent Ponsot. L’epilogo della storia è, appunto, nel 2012, quando l’FBI scopre nella villa del falsario centinaia di tappi vecchi e nuovi, capsule di piombo, sigilli di cera e tutto quello che serviva per produrre vini di vecchie annate.

Sempre il 22 di ottobre il quotidiano italico “Il Giorno” scrive: «Peccato che fosse falso, dicono fosse anche buono, certo però non come il Romanèe Conti originale[2]

Qualche secolo fa, Agostino (Tagaste, 13 novembre 354 – Ippona, 28 agosto 430), nei Soliloquia, distingue tra “falsum[3]” (falso): «quod aut se fingit esse quod non est, aut omnino tendit et non est» («ciò che o si crede di essere quello che non è, oppure cerca di essere assolutamente ciò che non è»); “fallax” (ingannevole): «quod habet quemdam fallendi appetitum; qui sine anima intelligi non potest» («ciò che ha una ben determinata intenzione di ingannare e senza la disposizione d’animo non può essere compreso»); e, infine, “mendax” (menzognero ma, soprattutto, più modernamente, finto): «a mentientibus fit. Qui hoc differunt a fallacibus, quod omnis fallax appetit fallere; non autem omnis vult fallere qui mentitur» («Il finto è un prodotto di coloro che mentono. I quali differiscono dagli ingannatori, per il fatto che ogni ingannatore vuole ingannare; mentre invece non tutti quelli che mentono vogliono ingannare»). La finzione è di colui che dice cose non vere ma non intenzionalmente false solo perché ingannevoli. L’inganno sta nell’impossibilità di ricreare la realtà, compito che spetta soltanto alla divinità: in questo caso si può parlare di verosimiglianza.

Neuro economia. Il team di Antonio Rangel, ricercatore di Caltech (California Institute of Technology) ed esperto di neuro economia, ha messo in relazione il costo del vino con la percezione del gusto: «Attraverso l’uso della risonanza magnetica Rangel si è accorto che, facendo assaggiare due volte lo stesso vino, ma dichiarando ai tester un diverso prezzo, al momento dell’assaggio del vino con prezzo dichiarato più alto nel cervello degli assaggiatori le aree associate con il senso del piacere sono risultate più attive[4]

Domande (anche senza risposta): quando inizia un processo di falsificazione? Quale è la sua riconoscibilità/plausibilità mercantile? Come cambiano i fattori (percezioni gustative…) alla variazione del prezzo?…


[1] L’articolo completo sull’accadimento è di Stefano Bonilli, Il falsario di Petrus e Romanée-Conti, in http://blog.paperogiallo.net/2012/07/il_falsario_di_petrus_e_romanee-conti.html, 30 luglio 2012; un altro articolo, precedente al primo, è di Giovanni Corazzol, Frodi vinicole | Come falsificare un grande vino in pochi semplici passi, su Intravino del 13 marzo 2012;  http://www.intravino.com/primo-piano/come-spacciare-per-grandi/

[3] Soliloquia 2,9,16 in Augustinus, Soliloquia, in Corpus Scriptorum Ecclesiasticorum Latinorum LXXXIX, Soliloquia, De inmortalitate animae, De quantitate animae – ed. W. Hörmann 1986; Opere di Sant’Agostino, III, Dialoghi, traduzione di D. Gentili, Città Nuova, Roma 1970

[4] Cresce il prezzo cresce il gusto, in http://www.uiv.it/corriere/cresce-il-prezzo-cresce-il-gusto, FEB del 4 luglio 2012