I limiti del diritto di critica di un influencer del vino

Cesare Polacco in un Carosello Tricofilina del 1959Di ignoto – 30 anni di Tv in Italia, Pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=4838042

L’altra sera, mentre stavo sgranocchiando un bastoncino di merluzzo fritto appena tiepido intinto nella maionese, ho ricevuto questa mail di cui non posso non rendervene conto:

“Carissimo Piotr da Genua, mi chiamo Ursula e vivo a Poggibonsi. Sto muovendo i miei primi passi nel mondo degli influencer del vino e dei distillati e non riesco ad esprimere compiutamente la mia stima nei tuoi confronti: almeno di una buona misura al di là dei tuoi ben 27 milioni di follower. Al momento io ne ho solo 100.000 e vorrei chiederti alcuni consigli e suggerimenti: sulle modalità di nascondere alcuni aspetti pubblicitari evidenti, su come confondere le acque ed essere presi sul serio. Insomma un po’ di ragionamenti a tutto campo a partire dalla tua meravigliosa e, soprattutto vincente, impresa. Con stima immutata, almeno fino a quando manterrai i tuoi follower.

Ursula di Poggibonsi”.

“Carissima Ursula,

ti rispondo con immenso piacere anche perché mi dai l’occasione ghiotta di svelare (ma non troppo ovviamente) alcuni segreti del mestiere. Comincio col dirti che hai un nome bellissimo, perfetto per una influencer ai primi passi, che mi ricorda molto quello di una cara amica tedesca che vive a Bruxelles (non ricordo più cosa faccia, ma so che ogni tanto la noto in TV tra una televendita e l’altra).

Sai, se devo raccontartela proprio tutta, diventai influencer perché sono molto bello: non ho avuto alcuna difficoltà ad impormi nel mondo dell’immagine contemporanea. Ho rifiutato soltanto di esibirmi, come modello, per qualche ricco tardone annoiato. Avevo ed ho fame di numeri, che poi vuol dire soldi fumanti. Quindi partiamo da questo: se sei bella e non ti tirano le pietre hai già fatto mezza strada; altrimenti devi cercare nuove risorse (simpatia, intelligenza, fascino, un cugino ricco, dei responsabili…).

In secondo luogo ricordati che noi facciamo sempre, e ripeto sempre, quello che mia nonna torinese chiamava “réclame”. Pubblicità: diretta o indiretta che sia. Per soldi, ininterrottamente, per amore manco per niente. La nostra vita è un immenso palcoscenico pubblicitario dove i piani non solo non si confondono, ma assumono tutti insieme l’unico di peso e di rilievo, ovvero quello che ci sponsorizza in un determinato momento. Infine rammenta che ogni uomo ed ogni donna, come disse Giuda Iscariota, ha un prezzo. Decidi qual è il tuo. Io, ad esempio, agli inizi mi sono venduto per poco. Se non ricordo male per trenta denari.

Quando la pubblicità è pubblicità, devi fare solo propaganda come dicono quelli che ti pagano per farla. Il problema sopraggiunge quando quelli che pagano per la promozione chiedono che sembri un’opinione personale. Allora, ecco lì che devi giraci un po’ intorno: inventa storie, interviste, argomentazioni di ogni sorta. Di questi tempi sono molto apprezzati pareri di personaggi insigni, ad esempio i virologi. Ma vanno bene anche i ricercatori squattrinati, i blogger in cerca d’autore, teatranti e musicanti disoccupati, dei deputati centristi in cerca di governo e così via. Io, per non farmi mancare nulla, utilizzo molto alcuni aforismi del passato: i filosofi in primis. Poco lo Hegel, che non lo capisce quasi nessuno. Meglio qualche filosofo francese, che ricordi i nomi di certi profumi, come Gaston Bachelard, Jean Baudrillard, Gilles Deleuze: non importa che le citazioni siano corrette: nessuno le va a controllare (tanto meno i nostri clienti). Così il tutto si ammanta di cultura superiore. Ma stai attenta a non esagerare, che poi ti beccano. Anche la storia, a piccole dosi, serve: quella mitica, non documentata, fatta di frasi fatte attribuibili a chiunque (pure ai tuoi zii di Pontassieve).

La grande abilità che dobbiamo mettere in campo è la dissimulazione: già il mio devoto insegnante di religione sosteneva che le virtù sono spesso dei vizi mascherati. Per cui egli preferì darsi direttamente ai vizi senza mai passare da alcuna virtù. Pace alla sua anima. La nostra non potrà mai essere quella dissimulazione onesta su cui scrisse parole sorprendenti l’illustrissimo Torquato Accetto intorno al 1600: al contrario noi dobbiamo usare la sagacia per trarre in inganno con la verità medesima. Ti parranno concetti strani, incomprensibili, e tali furono anche per me fino a quando, dopo un bella mangiata di scialatielli con la nduja, ebbi l’illuminazione: verità, realtà, finzione, falsità, menzogna fanno parte dello stesso gioco soprattutto quando esse si depositano non tanto sulle cose in sé, ma sulle quelli che di quelle cose parlano. E quelli siamo noi! Dunque, non schierati mai e non prendere posizione a meno che non ti convenga. Oppure prendila quando sarai ben certa che si tratti di opinione ampiamente comune e condivisa. Enfatizza cose banali dando loro un rilievo politico che non potrebbero mai avere se proferite da persone sane di mente.

Per concludere questa veloce carrellata ti dirò del diritto di critica: tenuto conto che a noi non ce ne frega molto di qualsiasi diritto, esercitiamo la critica come sistema di meticoloso affossamento dei prodotti concorrenti. Ma con estrema attenzione: non potremmo mai scrivere che un vino fa schifo. E neppure dirlo con tono soave e compiaciuto quasi fossimo dei novelli critici letterari. Ecco allora il mio consiglio: fai fare il lavoro sporco ad altri! Utilizza qualche tuo bel follower collaudato e mandalo allo sbaraglio sui social, sulle valutazioni e sui punteggi online… ma sempre in punta di penna: che insinui il dubbio, il discredito e vedrai che se son rose, appassiranno! E lo stesso dicasi, in maniera specularmente opposta, per i prodotti che ti interessa favorire.

Sperando di esserti stato di qualche utilità, ti manderò il mio iban per una donazione volontaria”.

Con affetto,

Piotr da Genua.