La derubricazione di una notizia. A proposito della “crisi Ucraina”

Equipo de ametralladora finlandesa durante la guerra de Invierno en 1939–1940, durante la Segunda Guerra Mundial.De Desconocido – https://finna.fi/Record/sa-kuva.sa-kuva-106977, Dominio público, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=549346

Gli anglosassoni la chiamano newsworthiness, esprimibile con“degno di attenzione” o “degno di nota” o “che merita di essere pubblicato” o “che merita di essere diffuso”. E noi italiani lo abbiamo tradotto con notiziabilità, dove con il suffisso “-bilità” s’intende una potenzialità espressa o in atto (pensiamo al coevo occupabilità che si spreca in abbondanza nelle politiche attive del lavoro): in questo caso si fa riferimento alla capacità di un accadimento di trasformarsi in notizia.

I criteri per i quali un avvenimento può o meno trasformarsi in notizia dipende vari fattori a valenza singola e complessiva, indipendenti o correlati gli uni agli altri: l’impianto ideologico, i target di riferimento (lettori, inserzionisti, proprietà), i competitor, la vicinanza o la lontananza fisica dal lettore (le notizie internazionali sono assai rare in un paese affetto da provincialismo endemico), la subordinazione gerarchica a livelli differenziati di potere politico, economico…., la selezione a monte delle informazioni, la loro permeabilità sociale, la ricettività e via di questo passo.

Negli ultimi due anni il tema del Covid-19, ad esempio, ha soppiantato qualsiasi altro tipo di notizia non solo perché avesse una rilevanza indubbia superiore a molte altre, ma perché doveva averla.

La sensazione personale e collettiva è che di fronte ad una notizia di scarso impatto mediatico è il fatto stesso a perdere di rilevanza semantica e cognitiva e, quindi, a ad assumere un peso molto diverso fino a scomparire.

Oggi, 11 febbraio 2022, mi sono fatto un giro sulle prime pagine dei maggiori quotidiani italiani a proposito della “crisi Ucraina”. Bene, a parte due articoli laterali, anche in senso contenutistico, de “la Repubblica” e de “Il Messaggero”, la guerra alle porte di casa nostra non ha il rilevo che meriterebbe (tra l’evacuazione dell’ambasciata russa a Kiev e l’invito del presidente americano Biden ai suoi concittadini di lasciare immediatamente l’Ucraina). Sono certo che, nei prossimi giorni, avrà la considerazione che avrebbe già dovuto avere. In ogni caso ci obbliga a riflettere, e molto, sui processi comunicativi ai quali, volenti o nolenti, siamo assoggettati.

Il Sole24ore

Inflazione Usa mai così da 40 anni

Superbonus

Pnrr effetti sul lavoro

Corriere della sera

Virus, così l’Italia riapre

La Repubblica

I fondi del recovery dividono Nord e Sud

A lato con foto: Tra i caccia italiani ai confini delle crisi ucraina

Il Messaggero

Gas, più aiuti alle famiglie

(Foto) Io cecchina per l’Ucraina rinvia articolo a pag. 10

Il Secolo XIX

Basta mascherine all’aperto Vaccini no alla quarta dose

La Stampa

Fauci: così stiamo battendo il virus

Foto: Angelina Jolie “Le mie lacrime per le donne”

Il Giornale

Foibe Il genoicidio di serie B

Il Green pass ha i giorni contati

Foto di Montagnier: Da genio a guru dei complottismi. Montagnier, la morte è un mistero

Il Mattino

Corsa dei prezzi, c’è chi specula”

Il Fatto quotidiano

Foto: Porta girevole Garofoli sal va se stesso e Lamorgese. Riforma dimezzata per il cocco di Draghi

Il Manifesto

Foto ministero istruzione: Zero in memoria

Libero

Nuove accuse a Report. La pista dei fondi neri