Detti e contraddetti sul vino

 

Totò e Davoli “Uccellacci e uccellini” (1966)

 

  • Il blogger vinoso esprime ciò che il lettore ha già pensato per conto suo in una forma di cui senz’altro non tutti i sommelier sarebbero capaci.

 

  • La differenza tra i produttori di vino e gli enologi è un po’ come il rapporto tra enologia convessa ed enologia concava.

 

  • A Barolo le vie sono lastricate con il vino. Negli altri paesi  le strade sono lastricate con l’asfalto.

 

  • Il sano senso comune pretende di seguire il vignaiolo “fino ad un certo punto”. Il vignaiolo dovrebbe rifiutare di farsi accompagnare anche fin là.

 

  • Non ce la faccio più a vivere in mezzo a gente che sa che dieci anni fa ho ordinato una freisa frizzante, e che oltre tutto non chiama il vino col mio nome, ma chiama me col nome del vino.

 

  • Il disgusto per un vino ha valore retroattivo.

 

  • La valutazione di un vino è legittima soltanto se si ha la sensazione di essere colti in flagrante plagio di se stessi.

 

  • Se si dice che un vignaiolo italiano è andato a scuola da quelli francesi, la cosa può valere da suprema lode solo nel caso in cui non sia vera.

 

  • Devo comunicare ai vignaioli qualcosa di rovinoso: una tempo la vigna vecchia era nuova.

 

  • Una delle malattie più diffuse oggi nel mondo vitivinicolo è la misurazione della frazione degli acidi volatili presenti nel vino.

 

  • Un grande vino può eccitarli tutti. Ma soddisfarne ognuno è al di sopra delle sue forze.

Questi miei aforismi traggono ispirazione, indicazione e rielaborazione dai “Detti e contraddetti” (1909 – 1918) di uno dei più grandi scrittori del secolo passato, senza cui non sarebbero mai parsi alla luce: Karl Kraus

Lajos Tihanyi Porträt Karl Kraus 1925