Affinamento, maturazione, invecchiamento? Nuove proposte per vignaioli d’assalto

La tendenza è oramai mondiale e dura da un po’ m di tempo: che si tratti di affinamento, maturazione o invecchiamento, alcune case vitivinicole più o meno rinomate hanno deciso di depositare temporaneamente (anche per qualche anno) i loro vini di punta, soprattutto quelli spumantizzati e i “metodo classico”, nei fondali marini o nelle grotte di impervie montagne.

Come ogni novità che si rispetti, con il passare del tempo, tale non si rivela più. Allora, ecco, che ulteriori vigneron italici, sempre pronti a portare novità di rilievo sia in campo enologico che del marketing d’assalto, hanno sperimentato curiosissime tecniche di maturazione dei vini, dove per “maturazione” ci sta dentro un po’ di tutto.

Grande Raccordo Anulare Roma. Qui la trovata è semplice: posizionare alcune casse di vino e incastrarle sotto i sedili dell’autobus 088F. Lasciarle per circa un anno e valutare in maniera scientifica l’incidenza del traffico, l’aria condizionata, il peso specifico dei culi come massa di contenimento e di pressione atmosferica nonché la velocità media affinché il vino possa esprimere al meglio il suo contenuto di effervescenza. Consigliabile soprattutto per i rifermentati in bottiglia.

Navigazione sul Po’. In Emilia, terra di grande tradizione spumantistica, le casse di vino, costruite con piccole griglie metalliche, vengono poste ai bordi delle barche a fondo piatto e immerse nel letto fluviale durante la navigazione. Pare che il vino acquisisca tonalità salmastre e di pesce in carpione.

Stiva delle navi che percorrono lo stretto di Drake. Lo Stretto di Drake (in onore di Francis Drake anche se il primo a navigarvi fu, nel 1616, l’esploratore olandese Willem Schouten) è quel tratto di mare che separa l’estrema punta meridionale del continente americano, Capo Horn, dalle coste della penisola Antartica: costituisce il tratto di mare che unisce l’Atlantico meridionale con il Pacifico meridionale. È uno dei mari più tempestosi al mondo. Le bottiglie di vino dovranno avere un vetro e dei tappi molto adeguati. Al netto delle bottiglie fracassate, dei tappi saltati e delle navi affondate, quelle che sopravvivranno conferiranno al vino un’effervescenza di gran lunga superiore a quella di una meravigliosa Perrier. Consigliabile per i metodi Charmat/Martinotti.

Sulle spalle di un mio amico di Genova. Ognuno di noi ha degli amici imbarazzanti ed io ne ho uno in particolare. Fa l’Iron-man e il montatore di mobili (case intere). Sul secondo aspetto nulla da dire, ma sul primo molto. Poco prima che arrivi da qualche parte in cui ci sono anche io ed altri amici disagiati come me, ci alziamo stancamente dalle nostre posizioni di bevuta condivisa e facciamo finta di essere appena tornati da una corsetta in montagna di 22 km. Il sudore è praticamente identico. Dopo aver saputo che per allenarsi, sia alla corsa che in bici, si carica di svariate bottiglie di acqua, alcuni vignaioli amici comuni, gli hanno proposto di sostituire l’acqua con il vino in bottiglia. I risultati sono stupefacenti: il vino assaggiato dopo 35 corse di 42 km è risultato molto ginnico. 

Sotto la consolle di un dj di musica “Unz!” Posizionare le casse di vino sotto la consolle di un dj avvezzo a mettere musica techno anni novanta alla velocità di 1015 bpm. Il battito per minuto assieme al sommovimento del pavimento provocato dal ballo sfrenato dovrebbe aiutare al rimescolamento continuo delle fecce nobili aiutandole, così, a portarsi in sospensione. I vini ottenuti saranno di buona struttura, sapidi e piuttosto persistenti. Un’unica controindicazione: potrebbero ripresentarsi delle rifermentazioni spontanee in fase digestiva

Elogio del mio invecchiamento

Di Mikhail Martyukov – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=76942396

Se c’è un mondo che ricorre incessantemente al proprio passato, questo è quello del vino: non c’è soggetto attivo che non produca documentazione sul passato, sulla tradizione, sulla memoria storica dei luoghi e delle pratiche. Questa patina, luccicante quanto artificiale, è spesso costruita ad uso e consumo del presente, o meglio ne è una costante e consumata dilatazione. Non è soltanto un presente che si storicizza immediatamente, ma è anche un presente che fagocita il proprio passato dopo aver divorato un improbabile futuro.

Il vino da invecchiamento spiazza, disorienta e proietta i nostri palati in un venire prospettico tanto indecifrabile quanto spaventevole: esso non si concilia affatto con questo presente eterno. Il vino da invecchiamento ci ributta in là, in un futuro personale imprecisato, dopo aver mostrato, seppur brevemente, il suo passato. E’ quello che capita quando leggo: «da bersi preferibilmente tra il 2029 e il 2035.» Non penso al vino, ma a me stesso, alla mia senilità, a chi mi sta intorno. Il vino da invecchiamento sanziona il piacere libidico come condizione legata alla contemporaneità controllata e, forte di un tempo a venire, spinge nuovamente a sparare contro gli orologi. E contro i consigli.