Chi può scrivere di vino?

Di Matteo De Stefano/MUSE, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=48039645

“Chi può scrivere di vino?”  Tutti: uno, nessuno, centomila. Superate le prime difficoltà a disegnare aste e cerchi, una volta raggiunte le lettere tonde, quelle miste con gambe verso il basso e prolungamenti verso l’alto, ogni bambina e bambino può comporre un pensierino sul vino. O sul nonno che si è appena appisolato sul tavolo accanto al suo amato bottiglione. Anche mio figlio Marco, in seconda elementare, ha svolto un compito vin-naturista: come si fa il vino? Il tutto era agghindato da disegni che seguivano il processo di vinificazione semplificato che, con qualche semplice salterello sulle uve, le trasformava, senza nulla aggiungere e ancor di meno togliere, in vino. D’altra parte insegniamo loro la pace, a volersi bene, a non fare differenze tra colori di pelle, occhi e peso corporeo specifico, ai difetti e ai pregi per poi svelare, qualche anno dopo che si tratta di cose belle, buone e giuste, ma che il mondo è un tantino diverso e che, dunque, sarebbe meglio adeguarsi. Anche in età adulta, costretti o meno da doveri disciplinari e compositivi, si può continuare a scrivere liberamente di vino: che si faccia il ferramenta, l’imbianchino, il killer seriale o l’astronauta, nulla lo vieta. Ma non solo: l’esplosione tecnologica, la condivisione argomentativa e la socializzazione maieutica delle esperienze personali permettono, oggidì, di poter pubblicare i propri pensierini sul vino. Come su tutto, del resto. Questo complica un tantino la faccenda: quello che era relegato ai meandri impercettibili delle pagine giallastre di diari sepolti da tonnellate di acari o ai quaderni gelosamente archiviati nei piani alti di ripostigli invasi da scarpe, scatole, conserve e bag-in-box, ora trova moderna e ridondante  luce nelle pubblicazioni social, nei blog, nei siti professionali e commerciali e via di questo passo. Così, in una rincorsa inesauribile tra l’Es, il polo pulsionale della personalità, il vacanziero Super-Io, che presiede alla coscienza morale, ed un Io stravaccato tra il conscio e l’inconscio, le protuberanze di un narcisismo mai domo trovano il loro compiuto appagamento nelle pagine dattiloscritte e condivise del mondo web. Ma questa non è la questione, ma si aggiunge alla questione. Quando le domande sono molto semplici, le risposte si fanno parecchio complicate. Torniamo daccapo: “Chi può scrivere di vino?”  Il verbo ‘potere’ indica e chiede di esprimersi sia sull’insieme delle possibilità che sull’insieme delle capacità di realizzazione. Ma non basta: il ‘potere’ sostantivato, così come nella sua forma di verbo, rimanda ai concetti di autorità auctorĭtas, alla facoltà legittima di esercitare un pubblico potere e di autorevolezza, o meglio  di credito, di onorabilità, di rispettabilità e di stimabilità.

Un ultimo sforzo. Nel caso in cui il potere rimandi a competenze, nella molteplici declinazioni di “essere in grado di…”, il riferimento è duplice: alla conoscenza della materia, anche in chiave esperienziale e alla capacità espositiva e divulgativa della stessa. Anche in  questo caso le cose non sono semplici come appaiono: un buon conoscitore di vino non è detto che sia in grado di esporre a dovere la materia, così come un buon espositore non è detto che sia altrettanto efficace. Ad esempio il piano dell’espressione linguistica può essere molto alto, estremamente piacevole, sinuosamente forbito, ma assolutamente insufficiente a coinvolgere un pubblico che non sia limitato a qualche intorpidito lettore. Al contrario, un giovane Instagrammer, dotato di perizoma evocativo, di foto sapienti e di una buona dose di richiami alla foresta sensoriale, sarà in grado di succhiare follower dall’enomondo più di una echidna (formichiere spinoso) da un termitaio. Infine, per quanto riguarda il concetto di potere in relazione ad una sorta di investitura imperitura, dove autorità e autorevolezza si scambiano vicendevolmente di posto, il riferimento non può essere che alla produzione del discorso: essa è controllata, selezionata, organizzata e distribuita secondo una serie di procedure che hanno il compito di scongiurarne i poteri e i percoli attraverso tre passaggi: di assoggettamento, di differenziazione e di esclusione. Solo e soltanto alcuni avrebbero la capacità (in questo caso l’autorità), in via oggettivante, di poter parlare di vino.

A questo punto non possiamo più immaginare che esistano domande semplici e che, forse, ogni domanda ne contenga, segretamente, molte altre.

 

Annunci

Contro il logorio della vita moderna: è uscito il mio libro!

ps_ildiscorsodelvino

Dunque, ho pensato molte volte a questo momento: a come mi sarei presentato sul blog quando fosse uscito il mio libro. A partire dal titolo naturalmente, per poi andare giù. Così, di balzo, mi è venuto in mente un piccolo capolavoro della cinematografia: ‘Manhattan’, il film che Woody Allen, nel 1979, dedica alla città in cui vive. Ebbene il film inizia con un voce fuori campo, quella dello scrittore Woody Allen, che cerca un inizio al primo capitolo del suo libro,  mentre scorrono le immagini in bianco e nero della città: dopo aver vagliato alcune ipotesi, sceglie questa: “Ecco ci siamo: New York era la sua città, e lo sarebbe sempre stata.” Le note che accompagnano la battuta sono quelle del clarinetto e poi dell’orchestra trionfale di George Gershwin.

Ecco, per me è un po’ lo stesso: “il vino era la mia bevanda, e lo sarebbe sempre stata!”

Ci ho faticato sopra, per quattro bellissimi anni, ogni benedettissimo giorno che si affacciava sul pianeta, da mane a sera. Sono partito da lontano, nel tempo, e sono arrivato al nostro o quasi, a ieri: Stara_indice[1]

Ne è uscito un tomo di 700 pagine, che pesa circa un kilo e tre: è un prodotto artigianale, nel vero senso del termine. Ho controllato per intero la sua realizzazione: non ho tagliato nulla, semmai ho aggiunto, contro ogni logica di mercato (editoriale). La copertina è stata disegnata da una mia cara amica, illustratrice di libri per l’infanzia, la saviglianese Romina Panero.

Andrea Dilemmi, da Verona, ne ha curato la redazione e la stampa. E poi la zeroincondotta (http://www.zeroincondotta.org/libri.html), casa editrice anarchica di Milano, ha fatto il resto. Costa 35 euro, ma posso fare poco di meno. Lo so, sono tanti: ma non c’è copyright, né copyleft. Potete acquistarlo in uno, e poi fotocopiarvelo, scannerizzarvelo e scannarvelo. Sono solo 450 copie, ma poi non lamentatevi che non c’è più.

Dicevo artigianale, appunto, nella fatica, nella idea che si realizza, nella s-compostezza delle parti, nei pregi e nei difetti di un insieme denso come i nebbioli delle mie parti. Non ho usato chimica di sintesi, la zappatura è stata fatta rigorosamente a mano, così come le potature e la raccolta. In cantina, poi, per la fermentazione ho usato soltanto lieviti indigeni, i miei. Brevi macerazioni sulle bucce, follature a mano, botti grandi per quattro anni. I tannini sono ancora ruvidi, ma è un libro per restare: troppo grasso e denso per potersi bere in un colpo solo. Ci va del tempo, quello che  manca oggi. Come tutte le cose che contano, ci sono stati persone che mi hanno dato più mani, che mi hanno messo a disposizione tempo, pazienza, affetto…

Qui lo dedico a tutti loro, senza citarne alcuno, per non far torto.

Dove trovarlo (al momento):

Genova: libreria del Porto Antico (quella attaccata a Eataly, ma in basso); libreria Falso Demetrio in piazza San Bernardo (nei vicoli); punto Einaudi in salita Pollaioli (vicoli); enoteca Storie di Vino in via Galata (dell’amica Alessandra Pocaterra); enoteca La Botte Piena in via Gaetano Donizetti 90 rosso a Genova Sestri Ponente (dell’intramontabile Fiorenzo Sartore); enoteca Mescite in vico sant’Agnese (vicino al mercato del Carmine), quella di Marco e Mattia (li ho visti nascere: in senso professionale s’intende)

Torino: libreria Golem in via Rossini 21 bis; libreria dei Comunardi in via Bogino 2/B.

Milano: presso la casa editrice Zero in condotta in viale Monza 255 (telefonare al 3771455118, oppure scrivere a: zic@zeroincondotta.org; Libreria Gogol di Via Savona 101 (www.gogolandcompany.com).

Roma: libreria Odradek, via dei Banchi Vecchi 57, tel. 06-6833451, odradek@tiscali.it

Distributore: Diest Distribuzioni di Enrico Vigna, Torino,  tel: 011-8981164 al mattino; posta: posta@diestlibri.it; sito: http://www.diestlibri.com

Per tutto il resto scrivetemi (lo spedisco personalmente): Pietro Stara pietro.stara@gmail.com