L’enofighetto

Rhinoceros_-_Aldrovandi
Illustrazione di un rinoceronte nel Quadrupedum omnium bisulcorum historia di Ulisse Aldrovandi. L’illustrazione è stata ispirata da una xilografia del Dürer.

L’enofighetto è un mostro terrestre col corpo di rinoceronte e la testa a forma di decanter. Parla solitamente di se stesso in terza persona: “Gran bel intenditore di vini quel sommelier!” Possiede quarantasette palati e ventitré nasi che gli consentono, nel caso in cui qualcuno di questi prenda il raffreddore o il mal di gola, di poter liberamente valutare, con i rimanenti sani, un vino bianco di 3000 anni a. C. macerato in una cripta minoica.

La leggenda vuole che l’enofighetto, al compimento del suo centoquattresimo anno, trasformi il corpo in una  barrique usata di terzo passaggio, mentre la testa prende le sembianze di un Presidente del Consiglio della Terza Repubblica.

Solitamente l’enofighetto urla ai suoi pari di stargli il più possibile alla larga, perché di enofighetti il mondo ne è già pieno.

L’enofighetto interviene ripetutamente commentando articoli sui blog vinosi, con proposizioni di vivido spessore che richiamano l’attenzione dei commentatori più scaltri: “Non urli, caro master of wine. Non vorrà mica che l’assassino ci scopra!” 

La vera tragedia per un enofighetto è quella di essere compreso quando desidera, al contrario, soltanto essere amato.