Al contrario. Racconto molto breve

La sottile bruma non aveva ancora scoperchiato l’alba e il mare odorava di sale e macaia: le narici inalarono vivamente il ricordo fresco del vermentino ligure di Ponente Terre Bianche. Montai sullo scooter facendo dovuta attenzione a che l’asfalto bagnato di quelle primigenie ore del mattino, lasciandosi alle spalle le oscure ore notturne, sulfuree di zolfo e catrame, del Taurasi cantine Lonardo, non mi facesse precipitare a terra. Imboccai l’Aurelia verso Levante mentre il sole  rosso arancio si sporgeva struggente, sul dorso dei promontori rocciosi, di nerbo e di  frutta al pari di un brunello del Podere Le Ripi Lupi e Sirene, che si gettano a mare.

Qua e là, lungo la strada, “da quelle zagare disfatte dal lume della luna, da quell’effluvio di un amore esasperato, affondato in fragranza, uscì dall’albero il giallo, dal loro planetario scesero a terra i limoni” (Pablo Neruda). Sapevano di spergola Rio Rocca del Farneto, di aria frizzante, di salvia e fiori bianchi.

Mi fermai a Mulinetti per percorrere a piedi la crêuza che porta sino a sant’Apollinare di Sori. Risalii strade acciottolate contornate da ulivi, mimose,  ginestre, tigli e fiori di albicocca a dare il giallo e il bianco. Tutto a prolungare il palato di agrumi dello Champagne De Saint Gall Brut Blanc de Blancs Premier Cru.

Il sole a mezzogiorno intiepidiva basalti e brecce serpentinose, composte da solfuri di ferro , di rame e dalla pirite quasi a cambiare costa e a spingermi più in giù verso il Tramonti bianco della costa d’Amalfi; dopo la breve sosta, giunsi al prato antistante la chiesa romanica, risalente al XII secolo, nella frazione di Sant’Apollinare di Sori. Lo sguardo si aprì ad infiniti spazi di là da quella: ad oriente ed occidente, e il sovrumano mare. Altri terrazzamenti scoscesi che regalavano ciliegi, rose, more a venire, capperi e sale forse solo come il rosato di Sicilia dell’azienda agricola Bonavita sapeva offrire.

E quindi ancora giù a precipizio sino agli scogli di Pontetto

E ‘nt’a barca du vin ghe naveghiemu ‘nsc’i scheuggi
emigranti du rìe cu’i cioi ‘nt’i euggi
        E nella barca del vino ci navigheremo sugli scogli
emigranti della risata con i chiodi negli occhi

finché u matin crescià da puéilu rechéugge
frè di ganeuffeni e dè figge
      finché il mattino crescerà da poterlo raccogliere
fratello dei garofani e delle ragazze

bacan d’a corda marsa d’aegua e de sä
che a ne liga e a ne porta ‘nte ‘na crêuza de mä
      padrone della corda marcia d’acqua e di sale
che ci lega e ci porta in una mulattiera di mare (
Fabrizio de André, Crêuza de mä)

Foto di Immagine creata da Rinina25 & Twice25   Genova Sant’Ilario creuza de ma

In piccolo Sant’Apollinare

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