“Me nonu l’à mai campà l’ua an tera”. A tavola con produttori veraci del Monferrato e del Grignolino. Di Andrea Ferreri

Di Davide Papalini – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=11259547

Nelle sere estive più calde in alta collina, quando si portano a termine i lavori in campagna e il sole è sul punto di salutarci, si arriva a far notte nel sollievo del fresco e la pace concede di non sentir alcun rumore intorno se non il ronzio degli insetti o il passaggio di qualche animale.

Il panorama si armonizza al luccichio delle lucciole e delle stelle.

La ranghinatura nei campi o i trattamenti di notte tra i filari consentono di percepire quell’eccitante profumo di erba bagnata che sa regalare gioia alle narici e ai polmoni.

Per un contadino e un vignaiolo del Monferrato questo è uno tra i momenti più belli e felici della vita. Alla fatica del giorno sopraggiunge un sorriso e la soddisfazione di un lavoro portato a termine. La bellezza di poter ascoltare ogni suono nel silenzio, aiuta a ricordare di quando da bambini, nelle notti di luna piena, si era seduti con il nonno ad ascoltare storie di caccia mentre i segugi abbaiavano rincorrendo le lepri in calore.

Ricordo quando da bambino mia mamma tornava da Casale Monferrato per lavoro. Ogni volta portava a casa una cassetta di latta con dentro i biscotti “krumiri”. È sufficiente ripensare a quei momenti per rivivere e risentire certi profumi e fragranze.

Vorrei essere io oggi a portare mia madre nel Monferrato, l’accompagnerei tra le colline per godere del bellissimo paesaggio, per assaporare i vini di questo territorio. Da ragazzino non sapevo apprezzare certi sapori e con questo viaggio immaginato, vorrei dimostrarle che crescendo alcune idee si cambiano: ne ho cambiate poche, ma sono sicuro che la sorprenderebbe la mia sempre più importante passione per il vino. Questo interesse inizia dall’incontro con le persone e dal transito di territori, tutte esperienze indispensabili per potere assaporare appieno un vino.

Tra i vini che potremmo assaggiare avrei sicuramente il piacere di ricercare quelli più rari, a partire da vitigni antichi e riscoperti, come la Malvasia del Monferrato, che i viticoltori Casalone hanno recuperato e valorizzato per l’aromaticità e versatilità di produzione a Lu Monferrato.

Il Baratuciàt, tipico vino della Val di Susa vinificato con grande successo da Gabriele Athos nel Monferrato a Murisengo.

Oppure andrei a ricercare la Balsamina, vitigno autoctono non iscritto al Registro Nazionale delle varietà di viti, ma di cui ogni vignaiolo più attento ha mantenuto tra qualche filare.

C’è un vino in particolare di cui sarei ancora più curioso e che vorrei maggiormente condividere e assaporare, il Grignolino. Credo che questo vino, più di tutti gli altri, riesca a raccontare e rappresentare quello che è il Monferrato, mostrandoci come questa zona si differenzi da tanti altri territori e come questo vino sia unico nel panorama vitivinicolo.

In questa zona del Piemonte l’urbanizzazione non ha preso il sopravvento e si sono mantenuti piccoli centri dislocati tra di loro. Le colture sono variegate, la superficie è prevalentemente coltivata a seminativi, seppur siano presenti, specialmente in alcuni luoghi, frutteti e vigneti. Anche l’area boschiva è ampia, seppur la preponderanza di robinieti1 indica l’abbandono di alcune aree volte a testimoniare le politiche agricole degli ultimi cinquant’anni, a cui sono seguite le mode e le esigenze del profitto e del mercato.

Come testimoniano i libri di Nuto Revelli la conseguenza di tutto questo è stato l’abbandono delle campagne e l’esodo verso le città e le fabbriche, capaci di garantire un reddito sicuro e migliore specialmente per le comunità che vivevano di un’agricoltura di sussistenza.

A tavola con i produttori. Alla trattorie Serenella di Vignale Monferrato. Foto di Andrea Ferreri

Anche in campagna, oltre al problema dell’abbandono, la ricerca del successo e del profitto ha spinto a monocolture e mono-varietà, indebolendo e impoverendo così le campagne sia dal punto di vista economico sia da antiche e preziose conoscenze.

I noccioleti sono un esempio di una coltura importata nel Monferrato perché non avrebbe richiesto maggiore lavoro né interventi fitosanitari, mentre nel tempo ha portato con sé agenti chimici e cimici.

C’è chi dice “per colpa della Ferrero”, mentre altri che pensano che siano stati gli stessi agricoltori a seguire la tendenza del momento: qualunque sia la causa, mercato e moda portano benefici economici nell’immediato, creando però desertificazione del suolo e contribuendo alla sconfitta del mondo agricolo e contadino.

Ho avuto l’occasione di sedermi a pranzo con cinque produttori di diverse zone del Monferrato prevalentemente Casalese, insieme a due vignaioli del Roero, anche loro innamorati del buon vino, della bella compagnia e affascinati dalle tante storie che ogni uomo e ogni donna con le mani nella terra sa e riesce a raccontare.

Le differenze del territorio e le diverse annate si sono ben espresse negli assaggi, mentre non si è volutamente dato conto alla conduzione agronomica o alla denominazione riportata in etichetta. Come condiviso a tavola “che sia Monferrato Casalese, Piemonte o Vino Rosso, l’importante è che sia Grignolino…in purezza”, ognuno fa il Grignolino alla sua “manera”e per fortuna.

Il Grignolino non può e non deve essere omologato ad un gusto, è un vino particolare, diverso per annata e territorio.

La vinificazione del Grignolino è tra le più difficili e le più problematiche: si rischia di avere ossidazioni, oppure andare in riduzione, diventare molle o essere sgradevole per tannini eccessivi e acerbi.

Le certificazioni non hanno importanza per loro: tutti i vignaioli presenti vivono e lavorano la propria terra. Tra questi produttori c’è Francesco Brezza di Tenuta Migliavacca: fa il letame con le sue mucche che mangiano il grano, l’orzo e il fieno coltivato dalla stessa tenuta. Lui dichiara: “poi tutto questo c’è chi lo chiama biologico, biodinamico, bio. Ma nel mondo moderno non si riesce più a capirne il significato…l’importante è come viene fatto il vino”.

Ogni produttore si mostra giustamente fiero e orgoglioso del Grignolino: il motto da tutti conosciuto é “pan de dui dì, grignolin de dui ani, tòta de vint’ani”, da cui si capisce come questo vino già tradizionalmente giunga al suo apice qualitativo a due anni dalla vendemmia e necessita di gioventù.

A tavola con i produttori. Alla trattorie Serenella di Vignale Monferrato. Foto di Andrea Ferreri

Le donne hanno acquisito, nel corso del tempo, ruoli sempre più importanti e fondamentali nel mondo del vino e del territorio, come testimoniano Teresa e la nipote Bianca, rappresentanti di Cascina Tavjin, e Tiziana, moglie di Silvio Morando, che si prende cura dell’agriturismo, “La Locanda degli Ultimi”.

Ognuno dei vignaioli, come scritto poc’anzi, per produrre lo stesso vino, segue la propria strada, spesso definita dalle tradizioni familiari.

In alcuni casi, assaggiando i vini, si percepisce la mano del produttore: c’è chi ha compiuto studi più tecnici o i propositi del giovane enologo, ma in tutti i casi possiamo parlare di vini di terroir, espressioni autentiche del territorio e della base ampelografica.

Difatti la prima e vera distinzione dei vini deriva dal tipo di terreno in cui è impiantata la vite e dall’annata di vendemmia.

L’autenticità di questi vignaioli la si denota anche dalla loro puntuale e severa osservazione del mondo e non solo di quello del vino.

Ci tengono a distinguersi per vini e territorio da zone commercialmente più attive come le Langhe, seppur il timore sia quello di un mondo sempre più omologato: “Le stalle si sono trasformate in sale di degustazione, nessuno produce più latte, ma bisognerà pur mangiare.” La richiesta: “Lasciateci lavorare in campagna, produrre bene”, “Io non voglio gnun”. Il contadino è sparito per diventare manager, i parcheggi hanno rubato spazio al verde. Il turismo di massa mortifica il paesaggio, la speranza di tutti è che il Monferrato si mantenga per quello che è.

L’animo contadino è presente a tavola, che non si parli di diradamento, “me nonu l’à moi campò l’uia in tera”, “il diradamento è nella forbice quando poti”, è un contro senso “portare a maturazione tutta l’uva, spremendo e sfruttando la pianta per poi tagliare i suoi frutti”.

Come vuole il buon senso contadino e come mi ammoniva anche mia nonna, “non si butta via niente!”.

È giusto sottolineare che l’uva grignolino presenta maturazioni diverse nella stessa pianta e addirittura nello stesso grappolo. Questo significa che per il vignaiolo risulta necessario effettuare più vendemmie nello stesso vigneto e anche una cernita in cantina dell’uva raccolta.

Ovviamente l’uva migliore servirà per fare il vino più pregiato.

Oltre alla pressa ad aria c’è ancora chi utilizza il vecchio torchio e i ricordi ritornano all’utilizzo che se ne faceva una volta. Francesco Brezza ricorda “mio nonno torchiava con il torchio Bazzi (ancora presente e utilizzato in cantina), disfaceva le vinacce, ricaricava il torchio e torchiava nuovamente”. Anche Silvio Morando racconta: “io da bambino, quando torchiavamo il primo vino in damigiana, si disfaceva il resto a mano con la bigoncia in cantina e poi lo ributtavamo nel torchio con una piccola innaffiata. Poi andavo dentro nel torchio, pestavo tenendomi appoggiato con una candela dentro e torchiavamo una seconda volta il vino da bere per noi e la terza passata era il vino da dare alla distillazione fino all’ultima stissa”.

Degustazioni

Cascina Tavjin, Grignolino 2021

Il primo vino assaggiato è della cantina di Nadia Verrua, siamo nel Monferrato Astigiano a Scurzolengo, al limite con il Casalese. I terreni di queste zone risultano più asciutti e meno compatti, con maggiore presenza di sabbia e argilla.

Al naso il vino ci regala note di frutta rossa e un fiore che ricorda il geranio. Si percepisce una nota pungente e una piccola riduzione che con il tempo si affievolisce, mostrandoci un vino sempre più gentile.

In bocca il vino è accompagnato da una nota tannica e rinfrescante. Richiama alla beva, ricorda spontaneità e sincerità.

Tenuta Migliavacca, Grignolino 2021

Questo vino è prodotto in terreni calcari e argillosi alle porte di Casale Monferrato, nel borgo di San Giorgio Monferrato. Blocchi di marna calcarea scura, da cemento, tengono l’acqua garantendo maggiore riserva idrica.

Il vino al naso è delicato con una lieve nota speziata di anice. È in bocca che si apre e si esprime grazie a un tannino deciso e un sorso verticale che si mantiene nel tempo.

Ha carattere e mantiene la piacevolezza: riassaporando il vino, il tannino vira tra il vellutato e una nota spigolosa che consente piacevoli e differenti accostamenti culinari.

Cascina Isabella, Monte Castello Grignolino 2021

Gabriele “Athos” ci accompagna con il suo vino nella Valle Cerrina, a Murisengo, ultimo comune a ovest della provincia di Alessandria.

Zona ricca di marne calcaree bianche e con presenza di tufo. I due vigneti in cui è impiantato questo grignolino si trovano nelle migliori posizioni per esposizione solare e altitudine, anche se negli ultimi 10-15 anni la necessità è stata quella di scendere verso valle.

Monte Castello 2021 si presenta al naso fruttato e agrumato, accompagnato da una nota di spezia dolce. All’assaggio il tannino si esprime deciso, vellutato e ben integrato alle note odorose. Una spinta amplificante dona elegante persistenza.

Azienda Vinicola Casalone, Grignolino, 2020

Con il quarto assaggio ci portiamo verso l’alessandrino, a Lu Monferrato, dove si trovano terreni sabbiosi con marne calcaree e arenarie.

Il vino emana note di frutto di melograno legate a sensazioni mentolate e di liquirizia. In bocca abbiamo una bevuta verticale equilibrata da una buona rotondità, particolarità di questo vino se pensiamo agli altri Grignolino assaggiati. Nella persistenza non inganna la sua essenza: il lungo finale è legato all’acidità e al tannino.

Cascina Isabella, Monte Castello Grignolino 2019

Rispetto all’annata 2021 dello stesso vino assaggiato in precedenza, in questo millesimo la macerazione è stata inferiore, con minore estratto.

Il profumo ricorda altri Grignolino assaggiati, con frutta rossa, spezie dolci e liquirizia. Il tannino è molto equilibrato e legato alla freschezza.

Un Grignolino che si avvicina molto a un Pinot Nero, l’unico vitigno a cui in alcuni casi si può paragonare

Silvio Morando, “Anarchico”, Grignolino, 2019

“Dove c’è tufo, c’è Grignolino”. Vignale Monferrato è ricco di tufo e formazioni sedimentarie di depositi marini, a testimonianza che questa area fu un tempo fondale marino.

Il vino si esprime al naso con note di frutta rossa, specialmente ribes, fiori che ricordano la viola e una nota salina.

Assaggiandolo, il vino si esprime con un tannino fruttato, pieno. Si presenta ancora austero nel suo raggiunto equilibrio. Il sorso è lungo e di carattere.

Valfaccenda, Grignolino 2020

Luca Faccenda, da attento e appassionato vignaiolo del Roero, si è innamorato del Grignolino. Da questo amore è nato il desiderio di vinificare a casa propria questo raro e prezioso vitigno.

Il suo Grignolino ci porta profumi di frutta di sottobosco e spezia dolce, come al naso si mostra invitante anche in bocca: è un vino fine ed equilibrato. A differenza di altri Grignolino assaggiati, la freschezza è più percettibile del tannino.

Di facile beva non perde di profondità

Cascina Tavjin, Grignolino 2018

Questo vino si è dimostrato da subito uno dei più complessi al naso con richiami ben definiti, anche facili da percepire. Una nota aromatica ed erbacea elegante con richiami alla salvia e all’alloro. La frutta percepita in questo caso ricordava la prugna secca.

In bocca da subito con la sua pungenza invitante, rimane equilibrato. Un vino da bere e godere.

Silvio Morando, Grignolino 2012

“Ho voluto mettere alla prova il Grignolino in un’annata davvero sfigata!”; dopo 10 anni il colore è ancora vivo nel suo mostrarsi diverso già alla vista rispetto a tutti gli altri vitigni. Il naso è invitante e giovanile con note di frutta rossa e noce moscata. In bocca però percepiamo che seppur non arrendevole, grazie ad una spiccata acidità che lo mantiene integro e in piedi, si denota una sua debolezza data dal tempo passato.

Questo assaggio è istruttivo a livello organolettico, ma credo possa insegnare qualcosa anche a livello umano. Sembra che mi voglia raccontare anche lui una storia, “posso non essere bello e reattivo come prima, ma io sono e continuo a essere Grignolino.” Io non posso che rispondergli: “Viva il Grignolino!”

Alberto Oggero, Roero Rosso, 2020

Grazie ad Alberto Oggero, abbiamo l’occasione di assaggiare un Nebbiolo di Santo Stefano Roero. Grignolino e Nebbiolo condividono una buona dotazione di polifenoli ed una modesta presenza di antociani. Ma se il Grignolino ottiene la sua tannicità dai vinaccioli conferendo al vino una sensazione astringente più amarognola, nel Nebbiolo la tannicità deriva dalle bucce con una maggior eleganza nella sua pur presenza austera.

Difatti con questo profumato e fine vino, si denota un tannino mentolato che riempie la bocca nel gusto e nelle sue sensazioni odorose di violetta, ciliegia e balsamo.

Silvio Morando, Clandestino, vino rosso dedicato a tutti coloro che lottano per un mondo senza frontiere

Il pranzo termina con una dolce, inaspettata e gradevolissima sorpresa. Un vino da merlot, cabernet e syrah di bassa acidità, molto corposo e ricco di alcol. Da una vecchia ricetta godiamo di un vino che vuole farci meditare. Grazie ai suoi suadenti profumi e alla piacevolissima beva, grazie a variopinti profumi ci porta con la mente in molti paesi del mondo.

Bevendolo è come se ci sollevasse dai problemi, ma sappiamo che al mondo c’è chi lotta e resiste per i propri diritti di esistenza. Non possiamo che brindare, augurandoci che la lotta possa servire ad apportare benessere a ogni donna e uomo sulla faccia della terra.

1 Boscaglia con prevalenza di robinia, spesso accompagnata da arbusti quali sambuco e vitalba

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