Sottosopra. Un quagliano tirato a lucido

Dalla campagna, dove mi trovavo

Scrivo a proposito del loro vino solamente perché non glielo avevo promesso, così come non lo  prometto ad alcuno a meno che non mi paghi, anche lautamente, e allora finisce proprio nel dimenticatoio. 

Dei Fratelli Rosso conosco sicuramente il peggiore, Gabriele. Scopro da facebook che si sono messi a produrre vino: non bastava che Gabriele ci scrivesse sopra, lo distribuisse, doveva mettersi pure a farlo. Crisi di mezz’età, militanza in Possibile,… chissà. I Fratelli Rosso hanno pure le vigne a San Martino di Busca e ho detto tutto. Ma con quali uve fanno il vino? Il quagliano al 90% e un 10% di dolcetto. Ma stiamo scherzando per davvero? Luigi Veronelli, ne “I vini d’Italia”, definì il quagliano un vino  ‘simpatico’ (1961).

Non so dalle vostre parti, ma dalle mie quando si descrive qualcuno come “simpatico” significa che sarebbe meglio valutare, di costui o di costei, le caratteristiche caratteriali più profonde, quasi intrinseche, talvolta introvabili e sicuramente non quelle estetiche: simpatico quel ragazzo! simpatica quella ragazza!

Poco più che adolescente spasimavo per una compagna di classe e le sue amiche (non certo le mie), per convincerla a mettersi con me, le dicevano che ero simpatico. E lei non mi degnava neppure di uno sguardo! Poi sono diventato bello e la natura ci ha messo sopra una pezza. 

Simpatico il tuo vino! Se dicessero così di un mio vino, sprofonderei in un baratro di barrique usate di quarto passaggio. Veronelli si riferiva al quagliano dolce, la versione maggiormente in uso da quelle parti. E i Fratelli Rosso invece lo tirano a lucido e si permettono di farlo secco: “come si faceva una volta” – mi dice Gabriele. “Beh, se lo facevano una volta e non lo fanno più”- penso io – “una buona ragione ci sarà!”. 

Hanno vinificato il quagliano e il dolcetto separatamente: il quagliano, colto a fine del settembre 2021, ha fermentato in vetroresina sulle bucce per cinque giorni (con un 15% della massa a grappolo intero). Una volta svinato è andato a secco due giorni dopo. Il dolcetto, staccato (così si dice da quelle e da altre parti in Piemonte e non solo) agli inizi dello stesso mese, ha fatto la fermentazione con le bucce per otto giorni in un mastello di plastica. Un mese prima dell’imbottigliamento li hanno assemblati. Le fermentazioni sono spontanee. 12% di alcol

Mi tocca comprarlo: se voglio parlarne male debbo essere perfettamente in regola. E devo pure pagarlo, che non si dica che ne parlo male a ragione non veduta. 

Il colore è accattivante, un bel rosso rubino scarico. E già questo non mi piace per niente. Il naso accenna già alla bocca: fragole e fragoline di bosco, piacevolmente speziato, geranio, violetta e vivace aromaticità del vitigno in ritorno. Acidità molto sostenuta controbilanciata dal tannino del dolcetto. Da bersi preferibilmente fresco; da bersi preferibilmente con degli antipasti del vecchio Piemonte o in una conturbante merenda sinoira. Da bersi.   

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