Breve storia di Idelmo che voleva pagare in rubli (altro che pos)

Un Rublo Sestroretsk di Caterina II (1771) era realizzato in rame e misurava 77 mm di diametro per uno spessore di 26 mm ed un peso di 1022 grammi. Esso è ancora oggi la moneta più grande e pesante mai coniata da uno stato. Russia (coin), National Numismatic Collection (image) – National Museum of American History, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=42684883

Idelmo Madruzzo di Tor Vajana ereditò una cospicua somma di denaro, di beni mobili e immobili nonché tre pernici imbalsamate alla morte del suo unico e amato parente, il nonno Vladimiro. Idelmo, fedele al suo rango nobiliare e soprattutto alla casata il cui motto era “Post coitum omne animal triste est”, non era uso lavorare se non per brevissimi periodi in cui si dilettava come assaggiatore di cibo di lusso per animali da salotto (cagnolini mignon, gatti, criceti, pesci rossi, lucertole e via di questo passo) per una rinomata casa di produzione internazionale con sede fiscale sul versante del Frêney del Monte Bianco.
Idelmo Madruzzo di Tor Vajana amava terribilmente il vino di cui possedeva sì e no un migliaio di bottiglie dal valore inestimabile e di grandissima straordinarietà.
Quel giorno, come tutti i giorni ad eccezione della domenica, Idelmo si recò presso l’enoteca dei “Tartrati precipitati” gestita con immancabile signorilità e raffinatezza dalla contessa ultranovantenne Augusta Casati vedova Cavatelli, dai suoi figli Mario e Aleandro e da almeno 34 tra commessi e commesse.
Si fermò a far due chiacchiere con la padrona che stava sorseggiando, alle 9.30 di mattina, un Cognac Remy Martin Louis XIII accompagnato da brevi e intensi morsi ai danni di una torta di nocciole della pronipote Adelina pasticcera in quel di Dogliani. Parlarono di temperature climatiche, oramai troppo clementi, di tostatura delle nocciole e della giusta quantità di burro necessaria ad una buona riuscita della torta in questione. Dopo gli ossequiosi convenevoli, Idelmo si diresse dapprima dalla sua consigliera enologica, Marta e successivamente da quello gastronomico, Olmo.
Ordinò, senza strafare, due bottiglie di barolo di Bartolo Mascarello del 2007, un barolo riserva “Monfortino” del 2000 di Giacomo Conterno, un paio di bottiglie di brunello di Montalcino “Cerretalto” del 1997 di Casanova di Neri, una bottiglia di Margaux Gran Cru classé “Château Razeau – Ségla” e, giusto per gradire, uno champagne Brut del 2006 di Krug. Per quanto riguarda le cibarie chiese due kg di tartufo bianco di Alba e del caffè Kpi Luwak prodotto con le bacche parzialmente digerite e defecate dallo zibetto.
Marta e Olmo, diligentemente, prepararono i pacchi e le scatole, mentre Idelmo si intratteneva piacevolmente con Giovanna, la più bella tra le commesse che avesse mai visto in un arco spazio-temporale di oltre 45 anni di frequentazione delle più rinomate enoteche del globo. Quando i pacchi e pacchetti furono bell’e pronti Idelmo non c’era più. Nessuno lo trovava e nessuno sapeva che fine avesse fatto. Lo cercarono per telefono, via mail, sui social, ma nulla.
Idelmo ricomparve tutto trafelato un mese dopo: chiese scusa per il malinteso, chiacchierò amabilmente con la padrona Augusta, che stava assaporando una Antartic Nail Ale la cui componente acquosa proviene dal ghiaccio dell’Antartico ed ordinò assieme a ciò che aveva già prenotato la volta precedente anche due ostriche giganti della Coffin Bay. Preparato il tutto Marta e Olmo posarono i pacchi presso l’uscita dell’enoteca. Ma, nuovamente, di Idelmo nessuna traccia.
Lo stesso accadimento, per un ordine che andava sempre più ad ingigantirsi, capitò per altre 15 volte.
Una notte, Augusta Casati vedova Cavatelli, dopo essersi scolata un barilotto di whisky Macallan Rare Cask del 2020, fece diversi sogni contorti e confusi. In uno di questi riconobbe un Idelmo Madruzzo di Tor Vajana trasfigurato nelle sembianze del grandissimo cuoco francese Antoine Beauvilliers, che era solito ricevere gli ospiti con la spada al fianco in uniforme di Ufficier de bouche de riserve.
La mattina seguente la contessa spirò non senza aver più volte pronunciato il nome di Idelmo, il quale, con volto scuro e rattristato si presentò tre giorni dopo, cappello in mano, alle esequie.
I figli Mario e Aleandro, Marta, Olmo e un drappello di commesse si avvicinarono a Idelmo e, dopo avergli raccontato delle ultime parole profferte da Augusta Casati vedova Cavatelli, gli chiesero come voleva procedere riguardo i cospicui e danarosi ordini che aveva comandato in quasi sei mesi. Idelmo, con gli occhi bassi e addolorati, le mani giunte che stringevano il cappello a bombetta, domandò esitante: “Posso pagare in rubli?”

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