Il vino allucinatorio. Petizione per l’abolizione di svariate presentazioni guidate all’assaggio dei vini

“My eyes at the moment of the apparitions” di August Natterer, un artista tedesco che ha dipinto diversi quadri seguendo le sue allucinazioni. http://strawberige.blogspot.com/2010/11/art-outside-boundaries.html, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=12756650

Petizione (che invito a non firmare).

Molto presto produrrò un testo completo in ogni sua parte, senza lasciare nulla di intentato, che proponga l’abolizione, seduta stante, di svariate conduzioni guidate all’assaggio dei vini. Lo pubblicherò in alcuni dei siti di petizioni di maggior richiamo presenti in internet, anche se non lo firmerò. E vi inviterò a fare lo stesso, cioè a non firmarlo. Perché sono fondamentalmente contrario a firmare gli appelli di qualunque tipo, anche e soprattutto quelli con cui sono maggiormente d’accordo. Cioè tantissimi. E non ne faccio solo una questioni di utilità, dal momento che se servissero realmente a qualcosa ve ne sarebbero molti di meno, ma fondamentalmente per l’implicito intento ricattatorio sottostante: se non vengono sottoscritti allora vuol dire che si sta necessariamente dall’altra parte, oppure che non interessano abbastanza gli argomenti trattati e tutto ciò non può che essere socialmente deplorevole. Ho sempre ritenuto l’appello una forma semplificata di delega auto-assolutoria, di conta finale e di rendiconto risolutivo. Le battaglie sono lunghe, complicate e devono dotarsi di mezzi adeguati al tema affrontato. Magari anche con la petizione, purché non raccolga, ma domandi e basta.

Il vino allucinatorio.

La psichiatria da una parte e la psicoanalisi dall’altra hanno cercato di chiarire il processo allucinatorio: la prima, più classicheggiante, lo definisce come una percezione senza oggetto. La seconda, intimamente più ingarbugliata, ritiene che l’allucinatorio sia un pensiero, un’immagine, una traccia mnestica, un particole percettivo tale da “occupare lo spazio mentale, rallentare o addirittura impedire il flusso associativo e determinare sul soggetto che lo prova una sorta di ipnosi, di incantamento, di catturamento quasi totale dell’attenzione”. Ciò che caratterizza l’allucinatorio, oltre alla iperchiarezza e alla vivacità sensoriale, è “la perdita della terza dimensione, un allentamento del rapporto figura-sfondo, una perdita del punto di vista particolare. L’immagine viene insomma in larga misura decontestualizzata e rimane come sospesa nella mente, potente e isolata in una sorta di fissità”.

Per ricordare il beneamato Freud, si può sostenere che il principio del piacere influenzi profondamente il principio di realtà al punto che solo “un’insistenza dell’oggetto sul soggetto permette che al principio del piacere – è buono, è cattivo – si aggiunga il principio di realtà – è vero, non è vero”. (Per maggiori dettagli vi invito a consultare https://www.spiweb.it/spipedia/allucinatorio-allucinazioni/)

Ed è questa la ragione fondamentale della mia richiesta finalizzata all’abolizione di una fetta consistente delle degustazioni guidate di vini. Il conduttore, in queste occasioni, sarà intimamente e fortemente preparato nello studio del vino proposto: la composizione organica dei terreni che ospitano le piante destinate alla produzione d’uva, le piante stesse, la climatologia della zona e delle annate trattate, i sistemi colturali, le pendenze, i tempi e i modi della raccolta, la pigia-diraspatura, le tradizioni domestiche e il loro innesto con le tecnologie più avanzate, la solfitazione e gli eventuali rimontaggi, la malolattica sì o no, e se sì quando e perché, l’acciaio, il cemento, le anfore, le botti, la loro provenienza e fabbricazione, le bottiglie, le permanenze, il rapporto tra la tipologia del vino e la storia del territorio, quanti lo assaggiarono nel Rinascimento e quale donazione di imperitura fama abbiano lasciato, la sociologia dei consumi locali ed internazionali, le vendite, l’antropologia delle feste rurali locali per arrivare alle parti percettive vere e proprie declinate nell’ampia gamma di sensorialità espresse alla vista, al naso, alla bocca che riassumano e sintetizzino inesorabilmente tutti gli argomenti trattati in precedenza. Un vino immaginato, fortemente desiderato, profondamente illusorio.

Poi il silenzio cade sulla bottiglia designata, sul vino versato, sull’assaggio agognato e assai rapidamente ci si rende conto che quel vino semplicemente non esiste.

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