Gli scogli di San Benedetto del Tronto

La spiaggia libera a fianco dello chalet “Il Pirata”. Gli scogli e l’alba all’orizzonte.
La foto è di mia zia Daniela che si sveglia presto, molto presto.

Da ragazzo, avrò avuto dodici anni sì e no, mi capitava abitualmente di scendere in spiaggia a tarda ora. Rare le volte in cui accadeva il contrario. Alle sette e mezza, otto del mattino.

In quelle occasioni andavo a cercare un amico che si sistemava sulla battigia fronte mare, dalle prime luci dell’alba, nella spiaggia libera a fianco dello Chalet “Il Pirata”. Rimanga tra noi, ma non ho capito mai il motivo per cui gli stabilimenti balneari a San Benedetto del Tronto si chiamassero “chalet” come in Val d’Aosta località in cui, da quanto mi risultava allora come oggi, non è arrivato il mare. Meglio sarebbe dire che a San Benedetto del Tronto non si può sciare. Al momento s’intende.

Il mio amico, più grande di qualche anno, solitamente sedeva su di una stuoia rabberciata con le ginocchia raccolte al petto e il suo sguardo volgeva all’orizzonte marino interrotto solamente da quelle siepi poetiche impersonate dagli scogli che viaggiano in parallelo al lungomare. Messi per non far erodere la spiaggia sono serviti, al contrario, a consumare il mare e a riconsegnarlo a più miti raccomandazioni.

Zio Pierì, arzillo ottuagenario, dalla battuta facile e dall’aplomb anglosassone (forse il più anglosassone dei piceni mai apparsi sulla terra), mi rammentava, ogni volta che ci incontravamo, che quei benedetti scogli avrebbero dovuto metterli in diagonale per favorire la circolazione dell’acqua e impedire la sua relativa stagnazione. In quelle occasioni mi sentivo un ingegnere idraulico di tutto rispetto e in grado di stupire i miei pari con delle considerazioni tecniche di cui se ne fottevano assai: “Vatte a reponne! Penza a le ragazze e no roppe li cojoni!”- mi rimbrottavano simpaticamente in dialetto.

Anche il mio amico dallo sguardo perso e sorridente non voleva che lo disturbassi più di tanto con chiacchiericci e considerazioni inappropriate al sole appena levato. Senza volgere lo sguardo dagli scogli che inframezzavano l’infinito, mi salutava brevemente e poi calava in un tiepido silenzio. E io con lui.

Sono passate molte lune da quelle discese mattutine. Ci ripenso soprattutto d’estate e mi piacerebbe sedermi ancora accanto a lui e chiedergli: “Ciao, come è andata la vita?” Ma non mi aspetterei alcuna risposta.

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