Imparare ad insegnare

Di Albert Anker – "Von Anker bis Zünd, Die Kunst im jungen Bundesstaat 1848 – 1900", Kunsthaus Zürich, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5329430

Quante e quante volte abbiamo sentito dire che colei o quell’altro sono molto competenti nella materia ma, ahimè, non sono in grado di comunicarla, di insegnarla. Perché bisognerebbe imparare ad insegnare, a parlare, a dire le cose che si sanno ancora più di quelle che non si sanno, quelle che si cercano anche insegnando.

Sembra, ai più, che gran parte del problema si risolva con un buon corso di dizione a cui si aggiungano, sapientemente, frase retoriche adeguate al contesto e, insieme ad esse, una buona dose di marketing calibrato sull’utente, discente o altro che sia.

Altri affermano, diversamente, che si impara ad insegnare solamente insegnando, che poi è la riduzione argomentativa dell’imparare facendo. Non avrei obiezioni alle questioni, se non fosse che il tema centrale rimane oltre che il ‘che come’ e il ‘che cosa’, soprattutto il ‘per quanto tempo’. L’insegnamento, orribilmente declinato nella propagazione del sapere, può essere valutato, preferibilmente, negli strascichi delle età. La valutazione non ha solo, sempre che la abbia, la capacità di stabilire un punto dal quale partire, ma ha la precipua funzione di dismettere una conoscenza indotta: da questo momento in avanti il discente si può dimenticare agevolmente tutto ciò che ha letto, visto, sperimentato e immagazzinato, perché su questi argomenti non sarà più soppesato.

Nei casi più lieti ci sono dei vecchi discepoli che declamano brevi tratti di poesie apprese in gioventù, spesso a ricordare quanto fosse duro e severo il loro apprendistato formativo. Se condito da bacchettate, ancora meglio.

Non avrei grandi suggerimenti in linea generale, e lo dico a ragion veduta da insoddisfacente educatore e lo dico soprattutto a me stesso: il momento dell’apprendimento e della esposizione si devono necessariamente confondere. Quando si comunica qualcosa è necessario che la si dica, innanzitutto, a se stessi e che la si insegni, prima di tutto, a se stessi. Solo in questa forma di addestramento interamente autoreferenziale è possibile riuscire a trasferire qualche briciola, nel tempo, ai nostri interlocutori. E soltanto il tempo ci dirà se queste briciole verranno ancora recuperate e riseminate per altri raccolti.

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