“Molly’s Game”. E la Galassia profuma di lampone e di rum

Un film da vedere.

Immagino che, come per molti, questo sia un periodo di peregrinazioni telematiche, di ricerche spasmodiche di svago o di approfondimento serioso che soltanto madre tecnologia può regalare. E, in questa ricognizione, mi imbatto in “Molly’s game” senza saperne più di tanto se non che si sviluppa intorno ad una storia vera, o quantomeno verosimile1, e sul gioco del poker. Lei, Molly Bloom (interpretata magistralmente da Jessica Chastain), tiranneggiata dal padre Larry (Kevin Costner), psicoanalista ed estremamente competitivo (due condizioni particolarmente dure da sopportare nello stesso momento), dopo aver fallito, a causa di un grave incidente sulle piste da sci in vista della partecipazione alle Olimpiadi, la carriera sportiva, dirige il suo sguardo estremamente intelligente ed acuto al gioco del poker: diventa, prima a Los Angeles e poi a New York, l’organizzatrice dei tavoli e delle serate di maggior richiamo delle rispettive città coinvolgendo alcune tra le figure più emblematiche delle stesse. Vi partecipano, infatti, cantanti, attori, registi, uomini d’affari, farabutti di ogni risma e mafiosi di varia sorta. Come potete immaginarvi il gioco si ingrandisce a tal punto che per Molly il controllo politico/monetario diviene sempre più complicato: per avere copertura sufficiente in denaro (lei è il banco e la banca allo stesso tempo) in un gioco in cui il buy-in è di 250.000 dollari è costretta a prendere una percentuale sulle giocate cosa che, essendo illegale negli States (non l’organizzazione di tavoli da gioco privati), la porta progressivamente ad essere posta sotto attenzione prima dalla Mafia, che la pesta per bene e poi dall’FBI, che la porta in giudizio. In nessun momento del film la violenza viene esibita come condizione autosufficiente; in nessun momento del film la volgarità verbale diviene sostituto della mancanza di idee. Il castello di carte da poker, a quel punto, crolla: Molly sarà costretta a difendersi in tribunale con l’aiuto di Charley Jaffey (Idris Elba) e, indirettamente, di sua figlia, la piccola grande Stella (Whitney Peak). Non farà nomi e neppure cognomi, se non di alcuni già pescati, si dichiarerà colpevole, ma ne uscirà in piedi, con un conto salato da pagare e un po’ di ore di servizi sociali, ma niente gattabuia.

Narrazioni, trama, l’orrendo spoiler e il suo più nefasto significato.

C’è un termine orrendo, ma non è il primo, che è italianizzazione di uno inglese: spoilerare, ovvero l’arte di svelare la trama, la conclusione, l’effetto sorpresa di un film, di un libro o di altro. Se svelare qualcosa di un film o di un libro o di qualcosa d’altro equivalesse a rovinarlo allora penso, in tutta sincerità, che quel libro o quel film meritino davvero poco: perché se un testo è solo il suo esito, e nel finale vi è quel poco che una storia non ha saputo rendere piacevole e intrigante, allora il racconto non è altro che la conclusione di se stesso e non il suo principio, sviluppo e godimento. Così in “Molly’s Game” sarebbe riduttivo pensare al padre come comparsa iniziale e finale del film, come causa e possibile soluzione (la meravigliosa analisi sulla panchina) dei tormenti e dei propositi della giovane manager del poker. Il padre è sempre presente così come, e non diversamente, il suo ego e l’ego di lei, la sua competitività e la competitività di lei, i suoi tradimenti e gli incompiuti tradimenti di lei. E lo stesso valga per il poker, luogo di arditi scambi, di inaudite abilità, di mal celati intendimenti, di compromessi, di poteri e di ruoli che essi specificano e che essi ridefiniscono, delle scelte infinitesimali che mutano indefinitamente, degli intrecci fra piani, tra cui quello legale e illegale è solo uno fra i tanti, delle distanze fra frodi, indagini, repressioni e sputi, che sono poi ciò che separa il tribunale e Wall Street ok, il giudice da Wall Street e il giudizio su Wall Street e le sue regole e infrazioni.

E la Galassia profuma di lampone e di rum.

Tra un’occhiata alle fiches e un orecchio teso ai discorsi che si diffondevano durante le partite, Molly si aggiorna, legge e studia di cose diverse: nel racconto che fa al suo avvocato parla di una quasi laurea in Astronomia, da cui le mancherebbero pochi crediti; e domanda più o meno così: “Ma lei è a conoscenza che l’Universo profuma di lampone e di rum?” Allora mi butto a cercare la notizia: la scoperta è il prodotto del lavoro di un gruppo di astronomi del Max Planck Institute per la Radioastronomia di Bonn, che hanno portato il loro maxi telescopio su un’enorme massa di polvere e gas stellare allo scopo di intercettare le molecole complesse capaci di dare origine alla vita. Come in ogni serendipità che si rispetti, si parte cercare qualcosa e ci si imbatte in tutt’altro: residui della nuvola di polvere Sagittarius B2, al centro della nostra galassia, contengono infatti una sostanza chiamata etile formiato, chimicamente responsabile del profumo del lampone. “E non è finita qui: i manuali di chimica spiegano che questa sostanza non solo sa di lampone ma profuma di rum. Gli astronomi hanno utilizzato in Spagna un radiotelescopio IRAM (Institut de Radio Astronomie Millimetrique) per analizzare le radiazioni elettromagnetiche emesse da una zona particolarmente densa del Sagittarius B2, che circondava una stella appena nata. Dalla radiazione proveniente, il team tedesco ha riscontrato le caratteristiche di emissione tipiche dell’etile formiato, un composto organico fatto di carbonio, ossigeno e idrogeno, che sono gli stessi elementi che servono per fare gli amminoacidi. Nella stessa nuvola è stata intercettata anche la presenza di propil cianuro, una sostanza letale, e le due molecole sono le più grandi finora mai trovate nello spazio2”.

Alla fine.

Alla fine, Molly, i suoi fratelli, il padre, l’avvocato, sua figlia (credo) festeggiano a tavola la sentenza, quando lei, volgendo lo sguardo in quegli occhi grandi e tristi, si chiede, fatte una serie di considerazioni su ciò che l’aspetta dal punto di vista lavorativo, finanziario, personale: “E ora che cosa faccio?” Una domanda che non mi ha lasciato indifferente. E di questi tempi di più.

1 La sceneggiatura del film è tratta dal libro autobiografico: Molly’s Game: The True Story of the 26-Year-Old Woman Behind the Most Exclusive, High-Stakes Underground Poker Game in the World.

2 https://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/scienze/astrofisica/odore-via-lattea/odore-via-lattea.html

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