Lo strano caso del Tavernello e della scomparsa della giuria

Premessa

Possiamo pensare che ogni forma di comunicazione, poco importa se in forma visiva, testuale o locutiva, sia portatrice di significati espliciti, diretti o denotativi e di significati impliciti, indiretti o connotativi. L’analisi della pubblicità del Tavernello mi porta però a dire che questa suddivisione oltre che arbitraria, potrebbe essere anche fuorviante: cercherò di spiegarne i motivi. L’elemento da cui partire e che non bisogna in alcun modo dimenticare è che l’oggetto su cui ruota l’evento pubblicitario è solo ed esclusivamente il vino Tavernello: più esso è in grado di costruire un discorso (politico, sociale, economico, culturale…) su di sé, facendo parlare di sé non solo gli enunciati che lo riguardano direttamente, ma tutti i riferimenti sottintesi, più sarà sostenuta l’efficacia della pubblicità stessa.

Lo spot

Tutti gli oggetti sono almeno un significante di un significato: la sovrascrittura nella sequenza delle immagini lo dice da subito: “loro non lo sanno, ma i vini sono tutti TAVERNELLO”. Metafora di un mondo in cui tutti i vini italiani sono Tavernello e il Tavernello li ricomprende un po’ tutti, forte di un velato riferimento evangelico, la metonimia, ma ancor meglio sineddoche (il meno per il più), viene costruita all’insegna di un enunciato evidente: a voi, nostro amato pubblico, da subito, consegniamo la risposta, sveliamo l’arcano e vi rendiamo partecipi del simbolo. Voi tutti ne siete a conoscenza, ma sono soltanto “LORO CHE NON LO SANNO”, “QUELLI A CUI ABBIAMO FATTO CREDERE (DEGLI ASPIRANTI SOMMELLIER) DI DEGUSTARE DEI VINI COSTOSI E UN TAVERNELLO”.

Dei vini costosi, non necessariamente buoni dunque e un Tavernello, sicuramente non costoso, che potrebbe essere addirittura buono (ma lo vedrete tra poco miei cari spettatori!). Come in ogni spettacolo che si rispetti il pubblico è già giuria, sentenza e verosimile condanna: si attende solo che l’alter ego collettivo faccia la sua comparsa come nelle più rinomate trasmissioni televisive di cucina e dintorni. Gli aspiranti sommelier saranno giudicati, infatti, da tre giudici compresi in un accattivante sguardo di profilo alla James Bond: il primo mentre completa la vestizione e il terzo all’atto di impugnare la Walther PPK piena di vino prima di volgere lo sguardo verso il suo pubblico; il tutto è sorretto da un jingle impertinente che rinvia alle atmosfere sonore degli anni sessanta. Nel mezzo compare un giudice severamente impiegato in un travaso decantatorio tra contenitori di portata diversa. La giuria è composta niente meno che da: Luca Gardini, sommelier campione del mondo nel 2010, Alessandro Pipero, proprietario del ristorante omonimo di Roma, una stella Michelin e da Andrea Gori, sommelier, oste, critico e giornalista del vino. La sequenza delle degustazioni divinatorie in cui gli aspiranti sommelier dovrebbero individuare il Tavernello dagli altri vini, in tutto quattro, si compone di improbabili associazioni in cui il gusto, del tutto personale, troverebbe un riscontro certo nella valutazione del vino assaggiato tanto da attribuirgli una legittimità di appartenenza o di esclusione. Non manca, nuovamente e ovviamente, il riferimento ai vini costosi. Le fasi della degustazione, la cui improbabilità esecutoria nega ogni potenziale corso non solo di sommellerie, ma persino quelli di avvicinamento al barilotto di vino nei circoli amatoriali, è preceduta dalla formulazione di un giudizio anticipatore, quindi di un pregiudizio, in cui alcuni degli “aspiranti” esprimono la loro totale lontananza sensoriale, percettiva ed affettiva dal vino Tavernello. Sino al sarcasmo di qualche risata sbeffeggiante.

Due sono dunque gli elementi inseriti nel contesto: il giudizio di valore personale come fonte di merito generale, che incoraggia un gioco delle tre carte verbale in cui si spacciano per oggettive le proprie preferenze, mentre viene contemporaneamente attenuata l’assolutezza dei propri giudizi facendoli apparire come personali, e l’enunciato pregiudiziale come causa di condizionamento fuorviante dell’individuo. Nel caso in oggetto sarà soltanto l’oggettivazione dell’assaggio, alla cieca, e la rimozione dei condizionamenti, a porre le basi di una valutazione veritiera del vino degustato. Peccato, però, che l’esito della degustazione stia già nell’oggetto comunicato al principio dello spot: il vino Tavernello. La pubblicità, invece di rompere con l’assedio del pregiudizio, lo conferma per interposta persona: la finzione scenica in cui gli “aspiranti” sono parte integrante non tanto dell’esito, piuttosto scontato, quanto delle premesse.

Ci sono dei momenti in cui la regia opta per una soluzione di verosimiglianza filmica ed è quando, dopo una ventina di secondi, una telecamera posta in alto riprende la scena come se si trattasse di un occhio esterno, quello del pubblico naturalmente, che scruta, apparentemente lontano, la scena girata da altri. La prima volta: Pipero chiede “sai cosa faremo oggi?, a cui la aspirante sommelier risponde: “Sì, una degustazione”; e la seconda quando domanda, poco dopo, ad un altro malcapitato: “Sei pronto?”

Il cortocircuito

Dopo una “ola calcistica”, lo svelamento dell’arcano – il “sono tutti e quattro Tavernello!” di cui il pubblico era già partecipe alla pari degli attori coinvolti, segue la sua tangibile e autentica interpretazione: “Tanta gente beve con l’etichetta, questo è un po’ il mood italiano”- dice Gardini. Andrea Gori chiosa, rafforzandone l’interpretazione: “La gente non assaggia veramente il vino, la gente assaggia i pregiudizi. Beve quello che pensa, e invece bisogna bere quello che c’è nel bicchiere”. Fuori scena, un aspirante sommelier: “mai detto che era un Tavernello, sinceramente”. Gardini: “invece lo è”. Il punto centrale della discussione in corso è che il riferimento ai pregiudizi e all’etichetta, in questo caso, non ha un richiamo astratto al giudizio sintetico a priori di tipo kantiano e quindi valevole in termini assoluti, ma ha come unico ed evidente scopo quello di valorizzare, in termini gustativi, il vino Tavernello. E’ evidente che la stessa frase, pronunciata in un altro contesto, potrebbe avere un senso discorsivo più ampio, ma in questo caso la cornice, il frame e i confini sono ben delineati e servono a avallare l’ipotesi, non esplicitata ma comunemente intesa, di partenza. E non voglio fermarmi qui: in che misura pensiamo di poter oggettivare una degustazione senza tenere in debito conto delle influenze di cui siamo parte integrante e non solo soggettività passive? Degustiamo evidentemente, sia etichette che pregiudizi, e potremmo dire, allo stesso modo, che degustiamo relazioni, affetti, poteri, ambienti, classi, stati d’animo, passioni, climi, stanze, distanze, letture, amicizie… pareri, critiche e conoscenze… I giurati dello spot sul Tavernello stanno però dicendo un’altra cosa ancora, ben più importante e ben più gravida di conseguenze: la giuria non ha bisogno di giurati anche perché la critica non ha bisogno critici. Se, ed è questo il passaggio logico sottinteso, l’eliminazione delle fonti pregiudiziali e di condizionamento porta ad affermare che il Tavernello è buono, allora qualsiasi forma di giudizio è di per sé equivalente alla altre e per merito e per condizione e per discernimento. Ogni forma di critica, di valutazione e di discussione perde, al medesimo tempo, la capacità di esprimere un giudizio di valore condiviso. In altri termini, perde di autorevolezza: il giudizio non è più necessario. E se il giudizio non è più necessario, ancora meno lo sarà una qualsiasi giuria.

E da lontano…

…si ode il brick del Tavernello che se la ride di gran gusto.

Una risposta a "Lo strano caso del Tavernello e della scomparsa della giuria"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.