La scomparsa progressiva del congiuntivo e l’apparizione del vino perentorio

Di Lucarelli – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=6692549

«Le parole non sono antropocentriche, nessuno le “scrive”, non “vogliono dire” nulla, non hanno nulla da dire. Come l’universo, sono inutili (…) Infine, le parole non conoscono errore. Se una parola “sbaglia” l’universo si adegua immediatamente. Ho scritto per la seconda volta “universo”, è ora che smetta». Giorgio Manganelli, Pinocchio, un libro parallelo.
Sono uno dei primi a rammaricarmi della scomparsa del congiuntivo e delle frasi che stridono alla risonanza di mancati accordi, ma poi ci penso e ci ripenso su: non sono certo uno che vorrebbe conservare tanto per conservare e neppure colui che vorrebbe rivoluzionare tanto per rivoluzionare. Aspetto sulla sponda del fiume, tristemente, il passaggio del cadavere del congiuntivo e so, per certo, che non è un mio nemico. L’aveva già detto Roland Barthes che «il verbo essere trasforma, con un colpo di bacchetta magica, un’opinione in verità, una speranza per il futuro in antichissima realtà, una semplice affermazione in Natura universale; […] Ecco cosa c’è nel verbo essere della retorica oltranzista: una furibonda collusione tra l’indicativo e l’ottativo, la trasformazione impossibile del desiderio in fatto, del futuro in passato, al di sopra di un presente che resiste». E’ chiaro, dunque, che quando si sa una cosa per certo è doveroso, d’obbligo e conveniente che segua il verbo essere al suo indicativo presente. Ma quando si pensa, si dubita, si spera, si concede, si esprime un timore, un augurio o una speranza, si prega o si chiede permesso sarebbe opportuno che il verbo a seguire sia altrettanto incerto, ipotizzabile, auspicato, dubbio e persino soggettivo. Non si può proprio pensare che quel vino “è” ricco di sfumature sensoriali, di corbezzoli, di fiori di campo e di palandrane sdrucite. Si può solo pensare che lo “sia”. Il mondo si adegua alla morte prematura del congiuntivo e si conforma alla sostanza categorica del verbo essere al suo tempo indicativo in un eterno presente. Quando tutto è, non è possibile che sia altrimenti. E il vino diventa perentorio.

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