La scomparsa dei gavettoni e l’aumento esponenziale dei dispositivi elettronici

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Di Nevit Dilmen (talk) – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=10907729

Non so se Annibale e i suoi elefanti, o al massimo il fratello e i suoi rinforzi, si siano mai gettati nel Trebbia, poco prima di Ottone, in una di quelle anse di acque fresche e cristalline e in costante scorrimento fluviale, ma io sì e questa estate pure spesso tanto è il caldo.

Così, l’altro ieri, festanti e festosi genitori portiamo ciurme adolescenziali ad immergere i loro bollenti spiriti nel fiume. Soltanto due, tra loro, decidono di rimanere in costume e maglietta e di non bagnarsi null’altro se non le timide punte dei piedi. Occasione mai fu più ghiotta per un giocherellone del mio calibro. Li adocchio per un po’ e poi, coadiuvato da un altro volenteroso e prestante ragazzo, mi getto come una preda su di uno dei due timidi fanciulli. Lo prendiamo per le spalle e per i piedi, come è d’uso in queste occasioni, lo scrolliamo un po’ mentre lui se la ride di gusto senza opporre grande resistenza. Poi, sempre secondo usanza, ma senza alcuna violenza ondulatoria, lo appoggiamo dolcemente nelle fresche acque fiumane. Se non che, dopo tutto questo trambusto, il giovane malcapitato si accorge di avere nella tasca del costume il suo electronic device!, uno smartphone di ultima generazione il quale, dopo alcuni timidi singhiozzi, si spegne sputando quel po’ di acqua che ancora gli circola fra la batteria al litio e il System on a Chip. Alle risate, il panico. Cerco di riscaldare lo smartphone come fosse un piccolo cucciolo di lontra abbandonato, ma lui niente. Allora lo porto a casa e lo immergo in almeno un chilo e mezzo di ottimo riso arborio, dotato di ampie facoltà deumidificanti e assorbenti, ma sempre nulla. Questa mattina scendo a Genova e mi reco in un noto centro di riparazione di electronic device. Il commesso mi guarda e fa: “E’ la peggiore cosa che potrebbe accadere ad uno smartphone. Le dirò qualcosa domani”. Esco dal negozio e penso mestamente, quasi disperato, che è viva in me una parte antica in cui l’elettronica presenziava a malapena nei flipper e nel giochino di Pac-Man. Tento di aggiornarmi, ma vivo in una costante scissione, e l’età non è d’aiuto. Glielo ricompro e la faccio finita lì. Questa sera il giovane delle acque è venuto anche a cena da noi e mi ha pure chiesto come andava: sa benissimo che la vera vittima sono io. Insomma devo piantarla di fare giochi cialtroneschi e forse dovrei dedicarmi con maggiore diligenza alle battute sui social.

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