Il mare colore del vino

“(…) Ma subito trovò da esaltarsi di fronte al mare di Taormina.

– Che mare! E dove c’è un mare così?

– Sembra vino – disse Nenè.

– Vino? – fece il professore perplesso. – Io non so questo bambino come veda i colori: come se ancora non li conoscesse. A voi sembra colore di vino, questo mare?

– Non so: ma mi pare ci sia qualche vena rossastra – disse la ragazza.

– L’ho sentito dire, o l’ho letto da qualche parte: il mare colore del vino – disse l’ingegnere.

– Qualche poeta l’avrà magari scritto, ma io un mare colore del vino non l’ho mai visto – disse il professore, e a Nenè spiegò – Vedi: qui sotto, vicino agli scogli, il mare è verde, più lontano è azzurro, azzurro cupo.

– A me sembra vino – disse il bambino, con sicurezza.

– È daltonico – sentenziò il professore.

– Ma che daltonico? – si rivoltò la signora. – È testardo.

Si provò anche lei a convincerlo del verde e dell’azzurro del mare.

– È vino – disse Nenè.

– Vedi che è testardo? – disse la madre. – Ora addirittura afferma che è vino.

– Un momento – disse il professore. Tirò giù dalla reticella la sua cravatta, verde a strisce nere, e

mostrandola domandò al bambino – Che colori ha questa cravatta?

– Di vino – rispose implacabile Nenè: e sorrideva di malizia.

Il professore buttò la cravatta per aria.

– E meglio lasciar perdere: è testardo – disse la signora.

– Forse è anche daltonico – insistette, ma ormai senza convinzione, il marito.

«Il mare colore del vino: ma dove l’ho sentito? – si chiedeva l’ingegnere. – Il mare non è colore del vino, ha ragione il professore. Forse nella prima aurora, o nel tramonto: ma non in quest’ora. Eppure, il bambino ha colto qualcosa di vero: forse l’effetto, come di vino, che un mare come questo produce. Non ubriaca: si impadronisce dei pensieri, suscita antica saggezza».

«I dialoghi di Platone dovrebbe recitarli Eduardo De Filippo: in napoletano».

«Ma qui siamo in Sicilia, forse non è la stessa cosa».

Il treno correva lungo il più splendido mare che avesse mai visto: a momenti pareva assumere l’inclinazione dell’aereo quando decolla, il paesaggio rovesciato da un lato, a filo del volo”.

 

Tratto da Leonardo Sciascia, Il mare colore del vino, Einaudi, Torino 1973

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