Acini attaccati con la bocca come bambini alla poppa

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Daniello Bartoli, sulla scia della tradizione patristica, mostra il volto alle parole, trascrive icone che contrassegnano concetti: la “meraviglia” legge le forme antropiche, gli ossimori e  i paradossi che concorrono alla formazione di uno spettacolo miniaturizzato di saggezza morale, sullo sfondo erudito e galante di corti e accademie. La natura si umanizza, prende corpo, mani, capelli, bocca, come quella dei bimbi ed infine, in maniera stupefacente, trasforma l’acqua, che beve dalle radici, in un liquore tutto fuoco: il vino!

«Ella (la vite) percioché ad acconciarsi come altri vuole, o in pergole, o in piancate, o ne’ terreni acsiutti, bassa o ne gli umidi, alzata lungi dal soverchio umore, dovea esser non rigida, ma flessibile, e perciò non possente a reggersi per se medesima in piedi, supplice con l’industria, claviculis, quasi manibus; ciò che tocca, afferra, e con essi per se stessa s’aggrappa e si rampica su per gli altissimi tronchi e fino alle cime degli arbori: innocente però, e per dar ella il suo, non per toglier l’altrui come l’ellere[1] ingrate, che fan radice de’ rami e smungono, dissecan la pianta,a cui s’attorcigliano… Il bello della vite è dove ella gitta e spande i tralci; o scapigliati con una certa maestosa incoltezza, o intrecciati e disposti comunque voglia la mano, a cui ella tutta arrendevole ubbidisce… A dir poi del suo frutto, ecco l’innumerabile lor varietà, quanta niun’altra specie d’arbori ne produce; e l’artificio del grappolo nello spargimento così ben inteso, che il raspo fa de’ suoi ramicelli; e a questo gli acini attaccati con la bocca, come bambini alla poppa; e da vero succian tanto, che con essere pieni, non sono mai sazi se non quando da se stessi ne cadono, come ubriachi: Le lor figure sono diversissime, come altresì le grandezze e i colori e i sapori… Ma questa non è tutta la meraviglia ch’io ne concepisco. Che virtù è quella per cui la vite trae da un contrario l’altro ch’egli non ha, mentre dell’acqua ch’ella bee con la radice, fa un licor tutto fuoco![2]»

[1] Edera

[2] Daniello Bartoli, La ricreazione del savio, a cura di B. Mortara Garavelli, Parma, Fondazione P. Bembo/U. Guanda Editore, 1992 (Edizione originale del 1659); Edizione consultata: La ricreazione del savio in discorso con la natura e con Dio, Pezzana, Venezia 1669, pp. 123 – 125

 

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