L’enofighetto

sputacchiera

L’enofighetto è un mostro terrestre col corpo di rinoceronte e la testa a forma di decanter. Parla solitamente di se stesso in terza persona: “Gran bel intenditore di vini quel sommelier pluridecorato!” Possiede quarantasette palati e ventitré nasi che gli consentono, nel caso in cui qualcuno di questi prenda il raffreddore o il mal di gola, di poter liberamente valutare, con i rimanenti sani, un vino bianco di 3000 anni a. C. macerato in una cripta minoica.

La leggenda vuole che l’enofighetto, al compimento del suo centoquattresimo anno, trasformi il corpo in una  barrique usata di terzo passaggio, mentre la testa prende le sembianze di un Presidente del Consiglio della Prima Repubblica.

L’enofighetto, per non farsi notare durante le fiere viticole, si traveste da sputacchiera che restituisce, nelle rispettive bocche da cui proviene, il vino che non abbia fermentato almeno sei mesi a cappello sommerso.

L’enofighetto, infine, interviene ripetutamente commentando articoli sui blog vinosi, con proposizioni di uno certo spessore, proprio nel momento in cui gli autori considerano già superato quello che hanno pubblicato pochi minuti prima. Per ovviare questo penoso e perenne ritardo, l’enofighetto utilizza frasari sempre più generici, del tipo: “Non intendevo insultarla….”; “Aiuto! Aiuto! Presto!”; “Non urli, caro master of wine. Non vorrà mica che l’assassino ci scopra!”

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