Exo-Mars e la battaglia sul terroir intergalattico

Schiaparelli EDM lander concept Paris Air Show 2013 Autore: Pline creativecommons
Schiaparelli EDM lander concept Paris Air Show 2013 Autore: Pline creativecommons

La notizia di dominio comune è questa (fonte Ansa):

EXOMARS, SCHIAPARELLI È CADUTO, RETRORAZZI ATTIVI PER 3 SECONDI

Il punto in cui è avvenuto l’impatto sulla superficie di Marte del lander della missione ExoMars, Schiaparelli, è stato fotografato dalla sonda Mro (Mars Reconnaissance Orbiter) della Nasa. Lo rende noto l’Agenzia Spaziale Europea (Esa). L’immagine mostra due macchie scure: una, più luminosa e definita, è il paracadute; l’altra, più scura e confusa, è il cratere generato dall’impatto e si trova a poco più di 5 chilometri a ovest del punto in cui Schiaparelli avrebbe dovuto toccare il suolo. (Esa).”

Due macchie nere sarebbero state individuate su Marte grazie a delle fotografie scattate dalla camera Ctx a bordo della sonda americana Mro con risoluzione di 6 metri per pixel. Più o meno come quella del mio telefonino portatile.

Una delle due macchie”, continua il comunicato, “appare più luminosa e può essere associata al paracadute dal diametro di 12 metri, utilizzato da Schiaparelli prima della fase finale della discesa. L’altra macchia, delle dimensioni di circa 15 metri per 40, è più scura e confusa e si trova circa un chilometro a Nord rispetto al paracadute: è interpretata come il punto in cui è avvenuto l’impatto del lander, avvenuto da un’altezza stimata fra due e quattro chilometri”.

Bene, ora tocca a me raccontare la verità. Tutta la verità.

La sonda Exomars è atterrata senza alcun problema e, a quanto pare, non ci sono stati problemi di parcheggio. La prima macchia nera, quella più luminosa, è Luca Gardini: l’aura verdastra e brillante, corredo spaziale da mela acerba che lo circonda, è dovuta al Verduzzo del Veneto I.g.t frizzante assaggiato qualche giorno prima alla Lidl. L’altra chiazza nera, in incognito, sono io.

Per l’occasione vestivo un completo nero acquistato in saldo all’OVS di Mondovì. Perché fu proprio da Mondovì piazza che partì la mia sonda (Vinoestoria Interstellar & sons) alla volta di Marte.

Alla luce di quanto ho potuto vedere, filmare, fotografare ed udire, con qualche risibile interferenza operata dalle cronache del campionato nostrano, pare che questa missione sia stata finanziata dall’Associazione geologica americana (Geological Society of America) al fine di chiudere una volta per tutta la spinosa ed annosa questione relativa al terroir, che ha visto, non senza turbolenze, colpi bassi, invio di pacchi bomba, lettere minatorie e scazzottate pubbliche tra viticoltori dei “nuovi mondi” e quelli del “vecchio”.

Ipotizzando una produzione inizialmente limitata, ma vieppiù sempre più consistente, di merlot, cabernet e chardonnay in serre appositamente condizionate su Marte, si potrebbero fabbricare nuove qualità di vino caratterizzate da una mineralità sconcertante. Abbondanti di acqua sia in superficie e che in profondità, i terreni marziani godono, infatti, la presenza di una singolare roccia, soprannominata “Jake_M”, dal nome di un ricercatore del Jet Propulsion Laboratory, Jake Matijevic, molto simile alla nostra mugearite. Terreno basaltico, mugearite, un po’ di letame importato dal pianeta Terra ed in un colpo di luce ultravioletta si avrebbero dei vini freschi, beverini, abbinabili tanto con una pasta allo scoglio quanto con alcuni famosi piatti galattici noti come “i tortini di melma”, “ le pappe con fanghiglia” e gli indimenticabili “soufflé di larve”.

Alcune catene di supermercati, non ancora note, sembra che siano interessate al progetto.

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