La cantina immaginifica.

cantina„Due filosofi e mezzo probabilmente non faranno mai un intero metafisico.“

Gaston Bachelard

L’immaginazione si precisa non come facoltà riproduttiva, prodotto della sensazione e del ricordo, che determina una funzione di realtà, bensì come una funzione di trascendenza della realtà in lotta per emergere e per ricreare, nella parola poetica, la genesi dell’immagine stessa: „La catteristica del sognatore di dimore è quella di essere alloggiato dappertutto, senza mai essere rinchiuso da nessuna parte, nella casa finale come nella casa mia reale, la rêverie di abitare è maltrattata: bisogna sempre lasciare aperta una rêverie dell’altrove[1].“

La Cantina.

Nella cantina la bottiglia è un segreto che si elabora, come una bella addormentata nel bosco, che abbiamo paura di risvegliare.

La cantina è come la camera da letto, silenziosa, profonda, fresca, oscura, luogo di culto pieno di misteri ove le bottiglie riposano nelle rastrelliere disposte in orizzontale. Il vino deve imperativamente, è una regola, una misura, restar in contatto con il tappo per evitar che questo secchi, si restringa e foriere d’acidità perché se il tappo si restringe l’aria passa e così s’ossida il vino.
Le cantine non devon subire sbalzi di temperatura altrimenti è un casino
perché il liquido si dilata e si contrae. Nell’antica Roma c’erano le celle
ove si consumava il vino nuovo in otri di terracotta e poi in anfore millesimate che venivan portate nella ’apoteca’, al piano della casa, da invecchiar ben belle, come miele amaro (ce lo racconta Plinio) che poi con l’acqua venivano versate nelle coppe da bere con gli amici e familiari nel corso di luculliana abbuffate.
L’antica cantina chiamata ’cava’ da caverna (da ricordar quella sovramisura di Polifemo) è sinonimo di ’notte murata’, ’follia sotterranea’ ove il vino matura, si schiude, si concentra; è la caverna cosmica dove lavora la materia stessa dei crepuscoli ove ogni bottiglia è un segreto che si elabora, in un dolce sonno come quello della bella addormentata, così ombrosa e impenetrabile con la testa abbandonata all’indietro come un quadro del Giorgione, buona come il tonno![2]

 

[1] G. Bachelard, La poetica dello spazio, Dedalo Libri, Bari 1975 pag. 86

[2] Ivi.

La foto è tratta da Wikipedia

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