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Seeler-England_FullViewIl luogo comune spesso è il riempitivo di una conversazione che langue. Parlando pour parler, trae in inganno perché riconosce i soggetti attraverso le caratteristiche assegnate a un gruppo, reale o ipotetico/mitico. A volte, però, guadagna lo status di dato di fatto. Di matrimoni d’amore, statisticamente, ce ne sono pochi. Le relazioni enogastronomiche, purtroppo, confermano il dato. Queste ultime, però, sono in fondo più elastiche di quelle umane, più disposte al rischio e spesso si risolvono in inaspettati happy ending. Perché spesso, molto più spesso di quanto sia accettabile dire, per raggiungere il piacere basta la bottiglia giusta. Di contro, la migliore tavola gourmet, senza una valida spalla, fa sempre cilecca. Tra l’altro, può succedere di arrivare in una città dall’animatissima kulinarische Szene senza aver di quest’ultima studiato i luoghi e i nomi.

Per loro fu proprio (e forse anche meglio) così.

Arrivarono nella ricca e colta Amburgo, la più popolosa città-non-capitale in Europa, libera e anseatica1 quindi cosmopolita per natura; la Hammonia votata, come il suo duomo, all’archistratega San Michele Arcangelo. Amburgo, duplice ponte – sul Baltico e sul Mare del Nord – e sede della gloriosa Hamburg-Amerika Line, del primo club per nudisti della storia e di una delle applicazioni churchilliane della teoria del maximum use of fire, coi suoi venti di fuoco a 75 metri al secondo, privilegio che condivise con Dresda e Colonia. lenzLa città i cui abitanti, secondo il magnifico e almeno quaggiù in Gelminia misconosciuto Siegfried Lenz2, sono tutti nati su un bastimento in viaggio verso il Regno Unito, e che non a caso ospita un Teatro Inglese stabile. Città dove il Regno Unito, per reciprocità, mandò a debuttare un certo quartetto di Liverpool. Amburgo, città di Uwe Seeler, figura eroico-romantica del calcio vecchio e vero, incluso il partido del siglo allo stadio Azteca3, e della Reeperbahn con le sue peripatetiche d’assalto, gli Historische Hurentours4 e le fallofanìe da vetrina. Ecco: loro, arrivarono qui, sapendo magari tutto questo ma ignorando tanto gli indirizzi per le bottiglie giuste, quanto quelli celebrati dai gourmet. L’ignoranza fu invero proficua perché li premiò a pranzo con sorsi e morsi neorealisti, e a cena con molte sorprese. Immedesimatevi: lui lavorava nei cantieri navali. Frastornato e furtivo, munito di radio e di casco e di altri dispositivi antinfortunistici, al suono della sirena di mezzodì scappava dal cantiere al di là del fiume, correva attraverso i 460 metri dell’Alter Elbtunnel5, tunnelriemergeva e trovava lei al Molo 5 del Lungofiume di St. Pauli, seduta in composta attesa davanti a una Erdinger Weißbier, bavarese; e lui, operaio acculturato e pedante e per ciò stesso banausico, tanto per cominciare obiettava l’antilogia della scelta: bere birra bavarese in città anseatica = bere Birra Messina a Bressanone. E opponeva Pilsener filologiche, le Holsten e le Jever e le Astra, nord-teutoniche che più nord-teutonica di quelle avrebbe potuto attaccarsi solo a una Flensburger. E insieme, agape e koinonìa, guardavano vaporetti e trasporti e mangiavano pane con Matjes6 o Nordseekrabben7 o salmone affumicato, ogni tanto bevendoci sopra un Korn8. A cena, invece, andavano a tentoni. E col tâtonnement gli disse abbastanza bene: Nel Quartiere dei Portoghesi, in particolare, o altrove lungo l’Elba. landmesserFinché un pomeriggio, stanchi di birre e Wurst e marinate, già soddisfatte le pulsioni esotiche grazie a un portoghese e ai suoi pesci, e a una polacca e ai suoi pierogi, un po’ meno per un provenzale e per le sue salse, studiosi quindi di evadere dalla teoria di maiale e pesci in conserva e malti e luppoli e grani, gli risovvenne Sorrentino e cioè che le radici sono importanti; imperciocché si risolsero di ritornare al vino e di interrogare la rete neurale alla ricerca di una Vinothek o di un Weinladen con buone credenziali. l’Oracolo di Dell gliene indicò una alla Schanze9. Trovate il nome e l’indirizzo in calce. Immediatamente qui sotto trovate invece la bottiglia con cui ne uscirono.

Chassagne – Montrachet 2008 1er Cru, Domaine Louis Jadot. Un incontro casuale, nella vineria nascosta tra tigli in fiore e case di mattoni colorati allo Schanzenviertel. Vineria in teoria già chiusa, in pratica, invece, come in attesa del nostro casuale fare capolino. Si era fatto tardi, in effetti. Può capitare che, fra un riesling e uno champagne, ci si perda in discorsi sulla vita, tanto più aromatici quanto più elevati alla presenza di un calice partecipe. E capita anche, così, che tutte le cucine decidano di chiudere, che i cuochi incrocino le braccia e, sghignazzando un po’, invitino alla ricerca della partner giusta, della discreta amante o della silenziosa geisha in grado di accompagnare la serata del tuo Borgogna bianco. E capita, proprio così, passata la mezzanotte, di devolvere la Borgogna in bianco a uno stralunato rosticcere anatolico della Reeperbahn, il miglio più pop e più porno della Germania.

Ci hanno sparsi per il mondo come coriandoli. Al centro di Amburgo sono atterrate manciate di mangerie turche. È qui che troveremo quello che il fato ha insignito del ruolo di coprotagonista di questa notte amburghese, un po’ turca e un po’ francese. Lui, il Borgogna bianco, saluta con sussurri, discrezione e compostezza, elegante e silenzioso, accogliente senza affannarsi in civetterie e moine. Borgogna ritroso, non burbanzoso. In un certo qual modo, la sensazione è che sia lui ad annusare questi strani personaggi che gli hanno regalato una serata, lui nobile, loro popolani,  in giro per locali; e poi il brivido di una corsa in S-Bahn, l’orrore della refrigerazione in un frigidaire spento, in un albergo del centro. Impiega poco, lui, a farsi un’idea dei suoi compagni, ne intuisce le buone intenzioni, apprezza che si siano preoccupati di prevedere per lui il giusto destino, acquistando last minute due calici veri, evitandogli di annaspare in un alberghiero portaspazzolino di pura plastica. Allora sì, si rilassa, si lascia andare, comunica un mondo dipinto in due soli colori, distico ed elegiaco, ma in tutta la gamma delle loro sfumature:

Pagine Bianche: “Ah, i vini d’assemblage…”, sentenzia con scorno il purista-feticista iperburgundo o modaiolo, che guarda come a sfrido o collettame la bottiglia generalista. Di una Maison, tra l’altro, che di Chassagne-Montrachet propone La Romanée, due Morgeot – il monopole Clos de la Chappelle e l’Abbaye de Morgeot – Caillerets, Chenevottes, Grande Montagne, Grandes Ruchottes, Champs Gains, Les Baudines e Les Embazées. Noi, che semo notoriamente gente de borgata e di börek, ci poniamo invece all’ascolto con curiosità e attenzione. Delicatezze di mughetto e altri fiori bianchi, pesca bianca, polpa di pera abate, aloe, salsedine e conchiglie. Il tutto, assiemato con cura e partecipazione su uno sfondo solare, da calor bianco.

Pagine Gialle: giallo zafferano, giallo come ginestra ed elicriso, caldo e sinuoso come i soli impressionisti; giallo come la buccia di limoni e mandarini, come l’infuso della camomilla. Rotondo, questo giallo, che lentamente si fonde con il verde più puntuto e dritto.

Pagine Verdi: quello degli aghi di pino, dell’agrifoglio, del timo, del cerfoglio, di boschi oscuri e impenetrabili, del lime e del vetiver. Mistero e profondità, grandezza senza bisogno di grandeur. La bocca gode di queste alternanze di corrente, del caldo/freddo, del giorno/notte che fanno desiderare un altro sorso e un altro ancora. Risoluto e signorile, scher–mistico per ferma grazia e per slancio. Un vino lustrale dopo tanto ottimo e opimo cereale. Soprattutto, nel far sentire un börek turco come la regina della notte, un vino gentiluomo. Quindi è il nostro vino ufficiale. Ad Amburgo.

Citiamo solo i buoni. Herzlichen Dank an:

Jacques’ Wein-Depot

Schanzenstraße 34

20357 Hamburg-Sternschanze

http://www.jacques.de/depot/72/hamburg-sternschanze/

 

Restaurant Porto

Portugiesenviertel, Ditmar-Koel-Straße 15

20459 Hamburg

http://www.restaurante-porto.de

 

Captain’s Dinner

Bei den St. Pauli Landungsbrücken

Brücke 3

20359 Hamburg

 

Zur scharfen Ecke – Älteste Hafenkneipe auf St. Pauli

Davidstraße 1-3

20359 Hamburg

Bonus: l’atmosfera retrò-portuale.

 

Bar, Musiker- und Bandhotel Kogge

Bernhard-Nocht-Straße 59

20359 Hamburg

http://www.hamburg-kogge.com

Bonus: non so se fosse un resident, ma il panciuto e arruffato DJ ha sfornato una serratissima e magnifica selezione di classici e rarità black, soul e afro, a spasso per cinque decenni e con evidente propensione per I Seventies. L’annesso hotel non promette lusso, né quiete, ma la definizione di albergo per musicisti e gruppi ci piace tanto.

1 È tuttora Freie und Hansestadt Hamburg.

2 Oltre ad aver scritto Gente di Amburgo, Lenz è l’autore di almeno tre capolavori: Lezione di Tedesco, Un Minuto di Silenzio e il racconto La Nave Faro.

3 Uwe Seeler è stato la bandiera dell’Hamburger SV dal 1953 al 1972. Ha vinto poco, ma scelse di vestire solo quella maglia.

4 Il puttan-tour storico. A scanso di equivoci: non prevede alcun esborso se non quello per la visita guidata. È un excursus storico sulla prostituzione ad Amburgo con passeggiata per il Kiez (La Reeperbahn) e le strade limitrofe.

5 Dei due tunnel sotto l’Elba, questo è il più vecchio (1911).

6 Alimento alloctono e povero ma forse noto anche qui conciossiacosaché l’ha sdoganato e lo vende nei suoi mega-spacci, insieme a patatine e biscotti e candeline e conserve, il più amato e ricco spacciatore di mobili della galassia. Trattasi di filetto di aringa marinato con aceto, aneto e pepe. Dà il meglio di sé servito con scalogno o cipollotto su fette imburrate di pane di segale.

7 I minuscoli gamberetti del Mare del Nord,

8 Distillato di grano o altri cereali, tipico delle regioni tedesche del Nord.

9 O Schanzenviertel: il quartiere che sta ad Amburgo come il Pigneto sta a Roma. Distinto nettamente da St. Pauli, che nella sua parte più tristemente nota è una specie di Trastevere anseatica locupletata di bordelli, etère, prosseneti e pessime pizzerie; e che, invece, procedendo proprio verso la Schanze, mostra ancora le origini popolari. E le piratesche bandiere nere della squadra di calcio di quartiere, una sorta di variante anarchica, non pandoristica del Chievo Verona.

le foto:

1) Uwe Seeler in azione di gioco tratta da haz.de

2) Siegfried Lenz tratta da wikipedia

3) Alter Elbtunnel da wikipedia

4) August Landmesser. Operaio ai cantieri di Amburgo che rifiutò il saluto nazista Tratto da ticinolive.ch