La circolarità delle rappresentazioni: l’Harmoge di Walter de Battè

harmogeIl problema della rappresentazione investe sostanzialmente tre livelli: i primi due riguardano i soggetti che si adoperano a parlare del vino, di come si formano le loro rappresentazioni mentali, da cui fluiscono il ‘senso comune’ sul vino e le autorappresentazioni del gruppo sociale enunciante. Il terzo livello tocca la rappresentazione delle rappresentazioni: quello che Alfred Schutz[1] avrebbe definito ‘la tipizzazione delle tipizzazioni’, e che, non molto diversamente, Clifford Geertz[2]avrebbe spiegato come piano di ‘interpretazione di interpretazioni’.
Le rappresentazioni, dunque, hanno la forza nel costituirsi come ambiente nel quale siamo immersi attraverso due processi: di ancoraggio e di oggettivazione. Nessuna rappresentazione che sia tale nasce dal nulla, ma trae origine da altre rappresentazioni. Come già sostenuto da Schutz: «se nelle nostre esperienze ci imbattiamo in qualcosa di precedentemente sconosciuto (…) diamo inizio ad un processo di analisi. Dapprima definiamo il nuovo fatto; cerchiamo di afferrare il suo significato; trasformiamo poi gradatamente il nostro schema generale di interpretazione del mondo in modo tale che il fatto strano e il suo significato si facciano compatibili e coerenti con tutti gli altri fatti della nostra esperienza e con i loro significati[3].»
La rappresentazione sociale quindi è una forma di conoscenza pratica, cioè serve ad orientarci sul mondo e sugli altri: «L’universo simbolico crea un ordine per la percezione soggettiva dell’esperienza biografica. Le esperienze appartenenti a sfere di realtà diverse sono integrate dall’incorporazione nello stesso universo di significato che le abbraccia tutte. Per esempio, l’universo simbolico determina il significato dei sogni nella realtà della vita quotidiana, ristabilendo in ogni caso la condizione di supremazia di questa ultima e mitigando lo choc che accompagna il passaggio da una realtà ad un’altra. Le sfere di significato che altrimenti rimarrebbero isolate e incomprensibili nella realtà della vita quotidiana vengono così collocate in una gerarchia di realtà , diventando ipso facto intelligibili e meno terrificanti[4].»
In una presentazione del suo vino ‘Harmoge’, il vignaiolo e produttore delle Cinque Terre (Riomaggiore), Walter De Battè afferma, a proposito della vinificazione in bianco dei suoi vini che «buttare le bucce dell’uva significa buttare via il territorio, perché le bucce dell’uva sono il territorio». La vinificazione in bianco[5] si caratterizza, per la grandissima parte delle vinificazioni, per l’eliminazione delle vinacce. Walter De Batté fa, assieme ad un esiguo manipolo di produttori italiani, una vinificazione in bianco sulle bucce, come avviene solitamente per i vini rossi. Dietro l’affermazione fatta da Walter non c’è esclusivamente una rivendicazione di autonomia sperimentale nei settori della vinificazione e dell’enologia, ma anche un’affermazione politica sul vino ed il suo ancoraggio fisico, minerale, climatico ecc. che esprime un forte legame tra il nettare di Bacco e un luogo, le sue storie (umane, podologiche, agricole…), il suo ‘terroir’ (altro termine intraducibile nella lingua italiana che ha una fortissima vocazione simbolica e appunto politica). La rappresentazione del vino di Walter De Batté serve quindi a descrivere un oggetto, il vino ed i processi della sua produzione; serve a prescrivere una sapere pratico di vinificazione per sé, ma anche a coloro che lo ascoltano, lo leggono…; serve a costruire una significazione di appartenenza del vino e quindi a collocarlo entro una lettura politica, sociale e simbolica ben precisa ed infine contribuisce, insieme ad altri vignaioli, enologi, sommelier, agenti di vendita, alla costruzione di un senso comune diffuso, oggettivato ed irriflesso. Naturalmente il processo di costruzione del senso comune ha bisogno di altri fattori di supporto, ed è un processo mai finito all’interno delle comunità che lo formano ed utilizzano: si torna quindi a Foucault e al discorso che non solo crea la propria verità, ma che la impone socialmente.
L’ancoraggio funziona soltanto se il nuovo oggetto, e nel nostro caso il metodo di vinificazione di De Batté, è legato ad elementi pre-esistenti credibili e a risorse simboliche tali da reggere lo sforzo. Questo significa anche che il metodo di vinificazione in bianco deve trovare, nel gruppo sociale che se ne appropria, un accostamento con il proprio patrimonio simbolico preesistente.
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[1] Cfr Alfred Schutz, Collected papers, M. Nijhoff, The Hague 1970 – 1973/ Saggi sociologici, Utet, Torino 1979
[2] Clifford Geertz, The Interpretation of Cultures, Basic Books, New York 1973 /Interpretazione di culture, il Mulino, Bologna 1998, pag. 57
[3] Alfred Schutz, Saggi sociologici, cit. pag. 389
[4] Peter L. Berger, Thomas Luckmann, The Social Construction of Reality: A Treatise in the Sociology of Knowledge, Garden City, NewYork 1966 / La realtà come costruzione sociale, Il Mulino, Bologna 1997, pag. 139
[5] Si caratterizza, anche se ci sono importanti eccezioni, dall’assenza di contatto tra mosto e vinacce (macerazione).

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