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sole«Ma tralasciando quello, io vo’ dirle cola in maggior commendazione della vendemmia e del vino pure in ordine alle filosofiche contemplazioni. Mi disse una volta il buon Don Raflaello Magiotti che il Galileo era usato di dire che il vino è un composto d’umore e di luce; sicché ella vede quant’anche a detta di sì grand’uomo, crescerebbe di condizione il suo gentilissimo trattenimento del fare i vini. E vo dirle il vero ch’io ho più volte fantasticato sopra quella cosa per arrivare a intendere quello che si volesse inferire il Galileo; e poi che noi siamo su quello ragionamento intendo di comunicarle quanto mi è passato per la mente in tal proposito potersi dire non avendolo conferito per anche ad altri che al nostro Signor Vincenzo Viviani il quale per esser una cosa istessa con esso meco fa che io non possa fidarmi ne anche del suo giudizio, per altro finissimo e purgatissimo[1].»
Così parlò Lorenzo Magalotti, l’ultimo ‘discepolo’ di Galilei, segretario a partire dal 1660 dell’Accademia del Cimento, di cui è estensore dei resoconti delle riunioni scientifiche, nelle sue “Lettere erudite”, a proposito della rivoluzione ‘corpuscolare’galileiana, fatta di piccole particelle, di rifrazioni di luce, di velocità definite e misurabili: «… si figuri V. S. Illustrissima[2] d’esser lungo la marina in tempo ch’ella sia tranquillissima, ed il Sole già declinante verso l’occaso[3]: vederà nella superficie del mare ch’è intorno al verticale[4] che passa per lo disco solare, il reflesso del Sole lucidissimo[5], ma non allargato[6] per molto spazio; anzi, se, come ho detto, l’acqua sarà quietissima, vederà la pura immagine del disco solare, terminata come in uno specchio. Cominci poi un leggier venticello a increspare la superficie dell’acqua: comincerà nell’istesso tempo a veder V. S. Illustrissima il simulacro[7] del Sole rompersi in molte parti, ma allargarsi e diffondersi[8] in maggiore spazio; e benché, mentre ella fosse vicina, potrebbe distinguer l’un dall’altro de i pezzi del simulacro rotto, tuttavia da maggior lontananza non vederebbe tal separazione, sì per l’angustia degl’intervalli tra pezzo e pezzo, sì pel gran fulgor delle parti splendenti, che insieme s’anderebbono mescolando e facendo l’istesso che molti fuochi tra sé vicini, che di lontano appariscono un solo[9].»luna
Ma è anche la luce del Sole che soppianta quella Lunare, con le sue fasi e le sue influenze; ma forse sarebbe meglio dire che a morire è la ‘quintessenza di sillogismi sottilissimamente distillati’, il venerabile maestro di Stagira, Aristotele. «‘Curioso’ della natura, distogliendo gli occhi dalle meraviglie dei cieli, Galileo avrà pensato ai congegni idraulici delle radici, alla meccanica dei fluidi vegetali, al metabolismo delle linfe, alla potenza dei piccoli semi e all’inesausto vigore dei bulbi dalla cui umbratile vita sotterranea nasceva affamato di sole e innamorato della luce, il fiore; alla foglia della vite la cui superficie esterna è un sensibile ricettacolo abilissimo nel captare la luce solare; al tralcio o all’arbusto che, ben diversamente dalla madre paurosa dell’aria, del vento e della luce e fedele amica dell’umore nascosto, trovano proprio nella luce e nel sole l’alimento primario e l’energia cosmica per puntare allo zenit, verso il ‘punto verticale della nostra sfera, non mai ‘perpendicolari al piano della campagna’, ma sempre verso le ‘parti calorifiche del mezzogiorno’, anche se da esso ‘ricevon forse minore influenza di consolazione, che da qualunque punto della zona infiammata[10].’»
E’ il corpo solare e lo spirito fecondante della sua luce diffusa e penetrante che estingue poco alla volta la luna-madre, relegandola, ma solo temporaneamente, negli angusti meandri dei più arcaici mondi agrari[11].
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[1] Lorenzo Magalotti , Lettera V in Lettere scientifiche ed erudite del conte Magalotti Gentiluomo Trattenuto e del Consiglio di Stato dell’Altezza Reale Del Serenissimo Gran Duca di Toscana, Dalla Società Tipografica De’ Classici Italiani, Contrada di s Margherita N 118, Milano 1896 (Edizione originale Firenze1727)
[2] Virginio Cesarini, il dedicatario del Saggiatore.
[3]Declinante verso l’occaso: ‘che volga al tramonto’.
[4]Ch’è intorno al verticale: ‘che è in corrispondenza del meridiano celeste’. Il ‘verticale’ è il cerchio massimo celeste che passa per i poli, nord e sud, intersecando l’osservatore.
[5]Lucidissimo: ‘brillantissimo’.
[6] L’immagine del sole vista attraverso il riflesso marino apparirà di poco più grande di quella osservata direttamente.
[7]Simulacro: ‘immagine’, secondo un termine che fa riferimento a un termine usato da Lucrezio nel De Rerum Natura. Il poeta latinochiamava ‘simulacra’ (traducendo il greco ‘eidola’) gli elementi che, secondo la teoria corpuscolare della visione alla quale aderiva, venivano emessi dagli oggetti visivi e, penetrando nell’occhio, rendevano possibile il processo visivo.
[8] Con l’incresparsi della superficie dell’acqua l’immagine si allarga e allo stesso tempo diventa meno precisa nei contorni(e dunque si vedrebbe ‘diffondersi’).
[9] Da Il Saggiatore, nel quale con bilancia squisita e giusta si ponderano le cose contenute nella Libra è un trattato scritto da Galileo Galilei, pubblicato a Roma nel 1623 a cura dell’Accademia dei Lincei e dedicato a papa Urbano VIII.
[10] E. Torricelli, Lezioni accademiche, citato in Piero Camporesi, La terra e la luna, Alimentazione folclore società, Garzanti, Milano 2011, pag. 128
[11]Ivi, pag. 158

Le foto sono tratte da wikipedia