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letzter_tropfen_38511“ERNEST. Beh, ora che hai stabilito che il critico ha a sua disposizione tutte le forme oggettive, vorrei che tu mi dicessi quali sono le qualità che dovrebbero caratterizzare il vero critico.
GILBERT. Tu quali diresti?
ERNEST. Beh, io direi che un critico dovrebbe essere giusto al di sopra di tutto.
GILBERT. Ah! Non giusto. Un critico non può essere giusto nel senso comune della parola. È solo su cose che non interessano che si può dare un’opinione veramente senza preconcetti, che è indubbiamente il motivo per cui un’opinione senza preconcetti è sempre assolutamente priva di valore. L’uomo che vede entrambi i lati della questione, è un uomo che non vede assolutamente niente.”
Parto facile, da Oscar Wilde (Il critico come artista. Con alcune considerazioni sull’importanza del non fare niente, 1890) e non me ne vogliate. Non lo cito mai. E non recensisco: partecipo. Collaboro con il Seminario Veronelli e, quindi, potrebbe esserci un interesse di parte o, come si dice con un linguaggio contemporaneo di discutibile amoralità, un conflitto di interessi. Ma non mi interessa, anche perché non mi pagano per scrivere di quello per cui sto’ per scrivere. gedeckter_tisch_38472Se, poi, meritoriamente, avessero voglia di rimunerarmi, non ne scarabocchierei meglio, anzi. Dovrei tenere un contegno sobriamente distaccato, fintamente equidistante e colpevolmente moderato. olio_38376
Rivista, numero monografico, libro d’arte? “Laboratorio gastronomico per bricoleur dell’interpretazione e della creazione”, ci dice Andrea Bonini, direttore del Seminario: derive diverse intorno a rappresentazioni di rappresentazioni. Con un centro di gravità permanente: Veronelli.
Prendi in mano *pastiche: ruvido cartonato impresso di una macchia rossa sopra cui sovrasta il titolo a cui partecipa sottostante un tentativo di esplicazione: “cultura materiale alla Veronelli”. Così per dare un’idea. Più in alto, di sghimbescio, a matita impressa, “a Luigi Veronelli”. Poi i testi, ma sì!, e le immagini, le fotografia, le illustrazioni, le grafie: potentemente belle, evocative, rinvianti ad un pensiero della diaspora, a colori lampanti, a idee struggenti. E le pagine sempre a matita, abbozzo di un incompleto a venire.
Sfogliarla, leggerla se va, rimirarla necessariamente. Fabbri
La si trova qui: http://www.seminarioveronelli.com/pastiche-cultura-materiale-alla-veronelli/

Le foto (quelle su), tratte da *pastiche, sono di Annette Fischer.

L’illusrazione (questa affianco), tratta da *pastiche, è di Sandro Fabbri