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vecchio-orgosoloSe c’è un mondo che ricorre incessantemente al proprio passato, questo è quello del vino: non c’è soggetto attivo che non produca documentazione sul passato, sulla tradizione, sulla memoria storica dei luoghi e delle pratiche. Questa patina, spesso luccicante quanto artificiale, è costruita ad uso e consumo del presente, o meglio ne è una costante e consumata dilatazione. Non è soltanto un presente che si storicizza immediatamente, ma è anche un presente che fagocita il passato dopo aver divorato il suo futuro.

Il vino da invecchiamento è spiazzante: potremmo dire che non si concilia affatto con questo presente inglobante. Ci ributta in là, in un futuro personale imprecisato, dopo averci mostrato, seppur brevemente, il suo passato. E’ quello che mi capita quando leggo: «da bersi preferibilmente tra il 2022 e il 2025.» Non penso al vino, ma a me stesso, alla mia senilità, a chi mi sta intorno. Il vino da invecchiamento sanziona il piacere libidico come condizione legata alla contemporaneità controllata e, forte di un tempo a venire, ci spinge nuovamente a sparare contro gli orologi. E i consigli.