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Pubblico volentieri questo articolo scanzonato di Marco Vuono. Marco è proprietario de “Il Tabernario Enoteca delle Alpi” a Sondrio e, come si addice ad ogni buon oste, ci racconta della sua terra, la Valtellina, e dei suoi vini. Con alcuni preziosi consigli.

 Salve a tutti! Mi presento: sono il “Tabernarius Terra” e voglio iniziare a raccontarvi il mondo del vino di montagna.

Chi è il Tabernarius??????????????…………l’oste di bottega! Nella Valtellina del XVIII secolo era colui che mesceva il nobil nettare delle montagne retiche! Ma era anche un pubblico ufficiale perché doveva redigere il registro di quanto, in ogni singolo comune, entrava come quantità di vino e di quanto ne usciva (se ne vendeva). Se fosse capitato che qualcuno lo avesse taroccato, allungandolo o colorandolo con del succo di mirtillo, erano previste delle pene severissime!!!… 

Quindi anche attraverso il vino si può e si deve raccontare un territorio e, come mio primo incontro con voi lettori, invece di iniziare con un particolare vino, vorrei celebrare tre delle nostre zone di Valtellina superiore: Sassella, Grumello e Inferno. Oh! non me ne vogliano i produttori delle altre grandi zone della Valtellina. Ma voglio iniziare da qui vicino casa mia: Sondrio.

Premetto che siamo in una valle alpina di origine glaciale e che il nebbiolo, detto chiavennasca in provincia di Sondrio, viene coltivato all’altezza tra i 350 m e quasi 600 m sul livello del mare. La terra è poca ed è quasi tutta di riporto e la roccia è fondamentale per creare un microclima eccezionale. Vorrei dare 2 pennellate alle 3 zone che in Valtellina, a memoria di qualche generazione, esistono da sempre. 

Ma ancora un’altra premessa!!!

E’ normale che in questa mio breve racconto dovrò abusare di generalizzazioni ed essere alquanto superficiale, perché le vigne son tante e grande può essere la diversità tra di loro. Basta solo l’elemento altezza a farvi capire quanto possono essere diversi 2 vini prodotti nella stessa zona.  

L’Inferno.

Per i meno esperti siamo tra il comune di Poggiridenti e quello di Tresivio: i suoi ettari sono circa 55 e vi lascio immaginare il nome da cosa deriva…

I vini esprimono a pieno titolo la grande ed eroica viticoltura di montagna e sono a mio parere tra i più austeri. Io, in questi vini, sento un grande calore e anche una certa delicatezza. I profumi sono netti: una bella frutta rossa… E poi si sente il sole e la sua energia! Rispetto agli altri vini valtellinesi probabilmente sono più “morbidi”. L’Inferno, insomma, più che un inferno è un vino piacevole: conserva una nobile acidità che dà carattere a un vino mai banale! Se dovessi andare all’inferno, con questo vino lo sopporterei meglio!

Per rendere più concreto quello che sto dicendo, vi consiglio una bottiglia dell’azienda agricola “Caven”. Il vino si chiama “al Carmine”, annata 2007, e ve la cavate con un prezzo da scaffale di 16/17 euro. E’ un vino che esprime a pieno titolo il territorio da cui nasce: tradizionale con un tocco di modernità. 

Il Grumello

Io grummellista da tanti anni (almeno dal 1997, da quando non ho perso una vendemmia) finalmente rendo omaggio pubblicamente alla potenza del sig. Grumello! Perché in questa zona di quasi 80 ettari la chiavennasca o meglio ciùvinasca, così detta perché era un’uva che dava più vino rispetto ad altre varietà presenti in Valtellina, si manifesta “assai potente”, come avrebbe detto un vecchio collega degustatore, un tal Leonardo Da Vinci! Il frutto c’è sempre e l’acidità è più spigolosa, ma fa parte di una struttura che non lascia scampo a chiacchiere: questo è un vino di carattere, di identità! La zona coincide con  il comune di Montagna e un po’ quello di Sondrio…a parlare di Grumello mi viene già fame! E c’è un Grumello che produce un mio amico per sé, che fa solo acciaio e si abbina meravigliosamente ad una ricetta calabrese: le “alici scattiate” con olio abbondante e spezie varie tra cui il peperoncino rosso piccante! Ma se non conoscete il mio amico Roberto, vi consiglio un Grumello dell’azienda Marsetti: incastonata nel cuore storico di Sondrio è un vino che rappresenta bene la tradizione e il territorio. Con le annate giuste, se ben affinate nel lungo periodo, i vini di Marsetti diventano vini molto profondi che mantengono intatta sia la freschezza che la bevibilità. Io ho assaggiato un Grumello dell’88 ed è stata una emozione  poter cogliere la finezza (quella dritta con la schiena!) che solo i grandi vini di Valtellina sanno esprimere. 

La Sassella

E’ una realtà che ho conosciuto, in modo più approfondito, in questi ultimi 5 anni, anche se già nel ’93/’94, Arturo Pelizzatti ci regalava tanta gioia quando ci spiegava il “rocce rosse”. Poi ce lo faceva bere ed era contento che dei ragazzi di 18 anni bevessero bene! E a proposito di Arturo e di Sassella ora non posso che nominare un’altro grandissimo della viticultura valtellinese: suo papà Guido Pelizzatti, che già nel 1968 riceveva il riconoscimento di “Leader del Commercio”, perché il vino della Valtellina aveva raggiunto livelli importanti sia nel commercio che nella qualità del prodotto.

Del vino di Sassella, dopo averne bevuto parecchio, oggi posso esclamare con consapevolezza: eleganza! 130 ettari di eleganza! (ogni vigna naturalmente con la sua particolarità. Sarà che la Madonna (nel cuore della Sassella sorge il santuario appunto della Sassella), con la sua apparizione, ha prodotto chissà quale alchimia all’interno di una zona che ha la superficie rocciosa più ampia rispetto alle altre zone. Il Sassella è un vino capace di stupire: mantiene intatta la sua identità di Valtellina con una armonia di luce unica ed inconfondibile, dovuta probabilmente alla già menzionata superficie rocciosa. Infine mi piace affermare, senza alcuna esitazione, che è un vino che non teme confronti, soprattutto se invecchiato, con i più grandi vini rossi al mondo. Anzi, dirò di più, la sua ricchezza, la sua complessa forza odorosa e la sua sottile trama del gusto metterebbe in difficoltà vini più blasonati e più cari!

Ed ora prima di congedarmi bevetevi un bicchiere di Sassella “Sassi Solivi” della cooperativa di Triasso (frazione di Sondrio. Va bene anche un 2008 (annata difficile). Ma se avete un 2009 ancora meglio, mentre un 2010 lo lascerei in cantina ancora un po’ e fra qualche anno avrete una bottiglia importante!

Nunc Est Bibendum!