Internet, il capro che scompare.

I dibattiti italici, che trattino di staminali, di cucina cinese o del ruolo dell’informatizzazione di massa, prendono, a volte, pieghe paesane a cui fanno da contraltare almeno tre elementi intimamente connessi tra loro: il provincialismo, il grottesco, il corporativo.

Il primo termine afferisce ad una mentalità che procede a scarti ridotti e che ha la presunzione di scambiare l’orticello di casa propria per le praterie della Savana. Il provincialismo, come affezione mentale, non ha nulla a che fare con la difesa di peculiarità locali. Ne è l’antitesi cognitiva: il provincialismo ha la precipua funzione di globalizzare il senso comune del banale, dell’ovvio, dell’atteso e del ripetuto.

Il grottesco, invece, è l’estensione metafisica del provincialismo: rende  goffo, innaturale, comico, ma senza rallegrare, ciò che di per sé è misero. Il grottesco è sguaiato, eccessivo, talmente improbabile da sembrare vero.

Il corporativo: la difesa del ruolo di sé, della categoria, dell’appartenenza, che ha pretesa dell’assoluto. Il corporativo serve per rimarcare, e per ricordarci, che c’è un solo titolare del Verbo, secondo rituale richiesto e secondo potere stabilito.

Alla fine del dibattito, compare in scena, prestante più che mai, il capretto che porta via il male, il biblico  aza ‘zèl ( il capro scompare), il latino caper emissarius, cioè il capro espiatorio.

Il sipario si chiude e noi siamo tutti più tranquilli.

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