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Oggi, domenica sei ottobre, ho comprato “la Repubblica”. Giro le pagine e arrivo alla quarantuno. Campeggia un gran titolo: “Il libro1 di Oscar Farinetti. Fondatore di Eataly”. Poi una sua breve didascalia in cui ci dice che è facile imparare a diventare coraggiosi eccetera eccetera. Poi, in fondo, sempre su sfondo rosso, chiosa:“Ora vi spiego come il buon vino salverà l’Italia.” Pubblicità a piena pagina, foto del libro a destra, edito Mondadori. Io “Zero in Condotta”, stessa città, Milano. Solo un po’ più piccola. Pensavo allora alla libertà di stampa, alla democrazia raccontata come luogo delle  eguali opportunità di partenza. Ma, sarà!: a me manca qualcosa. Anche quando scrivevo sul giornale anarchico “Umanità Nova” la carta ce l’avevamo, a Carrara. Lo distribuivamo noi. Nessun aiuto statale (non li avremmo mai voluti). Ma non ce li avrebbero neppure dati: non c’erano agganci, come per il giornali, quelli dei gruppi parlamentari che non esistono, ma hanno finanziamenti, vanno in edicola e non vendono. Quello di Farinetti sicuramente venderà: è in pole position nelle librerie, nei suoi supermercati. Parleranno e faranno parlare di lui: tv, bloggers, serate danzanti, degustazioni mirate. Ieri ho portato i volantini della presentazione del mio libro in un locale di Genova. L’ho anche postato su facebook. Qualche copia la vendo, di sicuro.

Mia moglie fa sempre la psicologa, non ha cambiato mestiere nel frattempo. Mi fa: “che stai facendo?” E io: “Scrivo un articolo.” lei: “Adesso!!?” (domenica pomeriggio, attorniati da bambini vocianti) E continua: “A cosa ti ispiri?” Io le faccio vedere la pubblicità del libro di Farinetti. Lei: “Si chiama invidia!”. Poi, sorridendo: “Ma è umano!”. Già, l’invidioso sono io. Il problema è mio.

Adesso lo posto sul mio blog, che gira su una rete mondiale.

1Oscar Farinetti, Storie di coraggio. 12 incontri con i grandi italiani del vino. Mondadori, Milano 2013