Fulvio Bressan, ma anche…

A qualcuno parrà strano, ma intorno alle parole profferte su facebook da Fulvio Bressan contro ciò che il ministro Kyenge rappresenta e personifica, che vanno molto al di là del ruolo politico specifico da lei svolto, si concentra una modalità tipica dell’esercizio argomentativo e linguistico che affonda le radici alcuni millenni di anni fa.

La modalità argomentativa si concentra su due momenti tra loro strettamente correlati:

  1. Riconoscere il misfatto (le parole xenofobe e razziste in questo caso) sminuendolo nella sua portata effettiva ed eversiva, attraverso giustificazioni comportamentali/caratteriali o di tipo grammaticale/letterario: “era arrabbiato”; “è un po’ burbero”; “è irruento, ma sincero”; “sono solo parole, mica ammazzano!” e via cantando. La modalità linguistico grammaticale invece ha la funzione precipua di smorzare e di giocare con le parole appena dette evidenziando il contesto para-privato o para-pubblico della loro esternazione: “poteva usare termini meno infelici”; “o più felici”, “stava scherzando…”; “sai, in un comizio di dicono alle volte cose…”; “su facebook si scrive di getto, senza pensare”. Queste modalità argomentative sono utilizzate in veste giustificativa e aprono la strada al secondo livello argomentativo, al “ma anche”.
  2. Il “ma” rappresenta il clou delle congiunzioni avversative: la sua funzione è quella di contrapporre, leggete bene, due proposizioni di medesimo valore. Nel nostro caso il “ma” è seguito da “anche” che svolge, a sua volta, il ruolo di congiunzione copulativa, di congiunzione che unisce. Veniamo al dunque argomentativo: “Bressan ha detto delle parole poco felici (valore diminutivo), ma anche Tizio, Caio e Sempronio possono dire con tutta tranquillità che Berlusconi è un ‘porco’.” Il gioco è presto fatto: il primo ha detto delle cose un po’ gravi, o meglio avrebbe potuto dire le stesse cose con altro linguaggio e tutto sarebbe andato liscio (fase 1). Poi si opera una duplice spostamento argomentativo: il “ma” serve, nello stesso tempo, a contrapporre e a equiparare sul piano valoriale quello che seguirà dopo e che l’“anche” non potrà far altro che unire e livellare: siccome anche altri possono dire quello che vogliono su personaggi a loro poco graditi, in qualche modo è comprensibile/giustificabile ciò che Bressan ha scritto. Lo spostamento argomentativo si riversa come un caterpillar sulla prima proposizione già levigata ed attenuata dagli aggettivi di comodo. (fase 2)

Spesso capita che modi di dibattere pacati e molto ragionevoli siano il sostegno fattivo a discorsi ben più pericolosi, ma anche razzisti.

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3 thoughts on “Fulvio Bressan, ma anche…

  1. Altro problema non minore è rappresentato dal fatto che mettendo sotto la lente di ingrandimento solo l’espressione razzista, in sé da censurare senza alcuna diminuzione né comparazione come dici benissimo, se ne annulla il significato politico, che ne è la causa.

    Il che è una cosa molto grave, perché è possibile e anzi molto frequente che la reazione sia totalmente censurabile (nel caso corrente, le espressioni razziste di Bressan), ma la causa possa essere invece condivisibile o almeno degna e presentabilissima (nel caso corrente, le critiche politiche che animano Bressan).

    Quando ci si dedica a casi come questi bisogna preoccuparsi certo di censurare i tentativi di normalizzazione di quello che normale non può e non deve essere, ma non bisogna dimenticarsi di andare al fondo delle questioni e dei problemi, evitando di rimanere sulla superficie moralistica delle cose, e andando alla sostanza.

    1. Hai perfettamente ragione Rossano. Anch’io su intravino ho espresso lo stesso concetto, qui molto meglio argomentato da Pietro, ma il problema è che in questo modo ci ferma quasi alla condanna della forma sorvolando in una certa misura sul contenuto ideologico. Quell’attacco sarebbe stato comunque spaventoso anche se esternato con altri, più “civili” termini. Basta leggere le ritrattazioni successive per rendersene conto.

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