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“Se pensi che possa cambiare il mondo ti sbagli alla grande,

è già tanto se mi cambio le mutande[1]

Caparezza, Abiura di me.

 

Parimenti alla prese di posizione pubbliche, definitive e incontrovertibili, ad opera di soggetti rilevanti nella comunicazione eno-gastronomica contro i vini biologici, biodinamici, naturali, veristi… che, tempo addietro, ebbi qualificare come forme di riposizionamento politico e di riaffermazione d’autorità veritativa nel vasto campo del giornalismo accreditato (https://vinoestoria.wordpress.com/2013/03/09/lordine-del-discorso-vinoso-che-vede-alcune-confraternite-della-parola-accanirsi-contro-i-vini-naturali/), oggi si affacciano qua e là nel web delle forme di abiura e di disconoscimento del proprio passato vinicolo.

I passaggi sono mediamente i seguenti:

1) Si ammette di aver abbracciato, sotto spinta propulsiva della Rivoluzione d’Ottobre, l’ideologia del vino naturista, puzzone e volatile come un condor peruviano.

2) A seguito di ciò si ammette di aver peccato e tremendamente peccato in pensieri, avendo rilevato, in contraddizione con la propria vista, odorato e palato la bontà di tali vini; in  parole, avendo sostenuto in pubbliche discussioni la finezza di tali vini; in opere, avendo comprato e indotto a comprare tali vini; in omissioni, avendo mancato di denunciare le brutture dei suddetti vini.

3) Ci si dissocia dal proprio passato rendendo piena confessione di tutti i reati commessi e ci si adopera per attenuare le conseguenze dannose o pericolose di questi reati.

4) Si abbraccia il nuovo umanesimo vinicolo, trasversale, equilibrato e soprattutto laico. 

Alcuni tipologie di vini ci fanno vedere una strada: sta a  noi decidere come bercela.