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Mia moglie è psicologa. Psicoterapeuta, psicanalista. ‘Freudiana’, ‘kleiniana’, ‘bioniana’, un po’ demodé. Lei pensa che gran parte delle persone dovrebbero andare almeno in psicoterapia. Io sono d’accordo perché così lei guadagna di più. Ma penso che nella nostra famiglia uno basti, se no potremmo esplodere con tutto questo benessere psichico. L’altro giorno mi ha detto: “toh, leggi questo!”. E io leggo: “Allargando il vertice osservativo, io mi diverto, ad esempio, a definire un po’ provocatoriamente il vino o gli alcoolici in genere come ‘latte maniacale’. Come un equivalente, cioè, auto-gestibile (nel senso che il soggetto sperimenta la sensazione narcisisticamente già di per sé inebriante di poterselo procurare da solo) del nutrimento materno ‘che fa stare subito bene’ e che toglie la tristezza, con il corollario aggiuntivo – per gli uomini – di una venatura di rassicurante mascolinità nell’atto del bere, ad apparente conferma di una fiera indipendenza dall’oggetto materno (che in realtà è potentemente sotteso nella fantasia inconscia, come vero oggetto del bisogno); e con il rinforzo narcisistico della ‘gemellarizzazione’ (il senso di amicizia e di ‘fratellanza’ sociale confusiva – ‘io e te siamo uguali’ – indotto dall’alcool) che lì per lì fornisce un rinforzo al senso di coesione al Sé, altrimenti carente. Non vorrei essere preso per un censore dei piaceri della tavola: gustare un buon vino è una delle gioie della vita, ci mancherebbe altro! Sto descrivendo però una condizione psichica di fondo nella quale dal desiderio iniziale si approda tragicamente al muro di una difesa parossistica nei confronti di una realtà spiacevole. In base a questa difesa, volta a negare la disperazione, il soggetto ‘rilancia’ il gioco attraverso una iper-stimolazione, e con la creazione di ‘anti-oggetti’ sostitutivi (da esempio: il vino anziché il latte) di qualità maniacale[1].” Ciò che avete letto, lo ha scritto mica uno qualsiasi, un tale Stefano Bolognini, segretario scientifico della Società Psicanalitica Italiana dal 1997 al 2001, Presidente della stessa dal 2009 al 2013, primo italiano Presidente dal 2010 della ’International Psychoanalytical Association’, associazione fondata a Norimberga nel 1910 da Freud in persona e dalla sua combriccola di accoliti, società che ha visto il passaggio, prima della profonda spaccatura con il primo, anche di Carl Gustav Jung (sempre in qualità di Presidente).

Insomma, questo breve paragrafo, estrapolato da un saggio ben più ampio, mi ha ributtato immediatamente al biberon (perché sono stato allattato ben poco al seno), alla mia solida impugnatura da bar dello sport, al rassicurante calore intercorporeo e interpsichico del latte e mi ha fatto pensare all’oggi: alla bevuta che mi fa stare subito bene, al senso di fratellanza sociale confusiva che mi pervade, alla voglia mascolina di abbracciare tutti e al benessere catatonico e iperstatico che mi abbraccia nelle ore seguenti.

PS: lo scorso sabato mi trovavo a Enodissidenze, a Torino, alla fiera gastro-ribelle della capitale sabauda e lì ho avuto il piacere di conoscere una virtuosa famiglia di produttori del Cilento:  Viticoltori De Conciliis. Un loro vino, l’eccellente fiano ‘Donnaluna’, ha l’etichetta rovesciata. Dotata di intendimenti profondi che vanno oltre al significato apparente, alla mia domanda sul perché, la figlia di Bruno mi ha risposto così: “Perché mio padre pensa che il vino debba essere bevuto dalla bottiglia, così l’etichetta la si legge per il verso giusto!” Ma poi ha aggiunto: “E’ meglio che chiedete a lui”. Io non gliel’ho chiesto, mi bastava la sua risposta.

Alcuni segni sono premonitori, ma nel mio caso postmonitori.


[1] Stefano Bolognini, Passaggi segreti. Teoria e tecnica della relazione interpsichica, Bollati Boringhieri, Torino 2008, pp. 124, 125