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Ebbene sì, occorre schierarsi! Bisogna entrare simpaticamente nel gioco che la macchina gioiosa dell’intrattenimento mondano ha creato sapientemente per noi: l’oggetto si perde, nei suoi contorni mediatici, nell’effetto proposto e voluto da un sistema pubblicitario che, nello stesso tempo in cui ci parla di qualcosa, ci ributta immediatamente ad altro. E poi ci obbliga a prenderne parte: perché la cosa importante è stare dentro. Allora si diviene simpatici, aperti, liberali, anti-moralisti se si prende parte al gioco in maniera divertita; antipaticamente moralisti, illiberali.. se si partecipa contro. Comunque vada, si deve giocare: il rimando al sesso, alla potenza dionisiaca che si fa divertita erezione nazional-popolare, circuita in un contesto che vede già pomposamente la presenza di soubrette maschili e femminili agghindate per l’occasione della festa, in cui il vino è soltanto forza erotica e seducente. Si deve sorridere come quando un comico sputa in faccia ad un politico, e lui, pachidermico e sornione, ride compiaciuto della sua apertura mentale, delle sue capacità di essere oggetto di scherno, purché l’impianto rimanga intatto, in modo tale che, una volta calato il sipario, ognuno torni al suo tran-tran quotidiano. Il vino, a nord-est (Budapest), diventa trasparente, si fa wine bar e permette di dare un’occhiata alle vere ‘magnum’ in azione, al backstage del porno: l’ironia regna sovrana, basta che non dia fastidio al regime autoritario, per usare un eufemismo, di Viktor Orban. Ma, d’altra parte, anche qui siamo abituati a non interferire con la moralità privata dei governanti, purché la festa continui, e il guadagno pure, senza interferenza alcuna.