Fiere vinicole: il tempo della festa.

In un bellissimo saggio intitolato “La conoscibilità della festa” (1972), ripubblicato ora da ‘Nottetempo’[1], Furio Jesi affronta il tema della festa e del nostro rapporto con il senso della festa e della festività: la sua conclusione è tragica e inappellabile e si rivolge contro coloro che, al tempo presente, continuano a ballare non solo avendo perso l’udito, ma anche in assenza oggettiva della musica. Ma non è su questo che voglio soffermarmi: ad un certo punto del suo saggio Jesi cita Elias Canetti de “Le masse e il potere[2]” di cui lui stesso è il primo traduttore in Italia. Il riferimento testuale a Canetti, al capitolo sulle ‘masse festive’ è perché l’autore propone l’incontro tra due modelli gnoseologici della festa: quello dell’azione festiva e quello del tempo festivo. L’azione festiva, rimandando a Veblen, è «un determinato comportamento che rientra nelle categorie dell’ ‘ostentazione ingenua’ e dello ‘spreco vistoso’[3].» E’ il comportamento della classe borghese; è la festa immobile della classe agiata contro il tempo stesso, perché immobile deve essere il secolo ad essa dedicato. Il tempo festivo, invece, rinvia inevitabilmente a Walter Benjamin e alla rottura del continuum storico: è il tempo del calendario, della memoria storica contro il tempo borghese dell’orologio. Sono le classi rivoluzionarie che, rompendo l’ordine costituito, introducono un nuovo calendario come quando, nella Rivoluzione di Luglio, in molti luoghi di Parigi si spara contro gli orologi delle torri. Furio Jesi sostiene che nella contrapposizione dei due modelli festivi c’è la stessa antitesi che si pone tra la negazione di ogni qualità collettiva delle feste considerate (azione festiva) e la collettività e l’autoaffermazione nell’esperienza festiva considerata (tempo festivo). Punto di incontro tra questi due modelli gnoseologici, ma anche dell’io e dello sguardo dell’etnologo è per Jesi l’antropologia simbolica di Elias Canetti: «In uno spazio limitato c’è moltissimo, e i molti che si muovono entro quell’area possono tutti parteciparvi. Il rendimento di qualsiasi coltura o allevamento viene offerto alla vista in grandi mucchi. (…) C’è più di quanto tutti insieme potrebbero consumare e allo scopo di consumarlo affluiscono sempre più persone. (…) Nulla e nessuno li minaccia, nulla li mette in fuga; vita e piacere sono assicurati durante la festa. Molti divieti e molte separazioni sono state aboliti, accostamenti del tutto inconsueti vengono consentiti e favoriti. L’atmosfera per il singolo è di rilassamento e non di scarica. Non c’è una meta comune a tutti, che tutti insieme dovrebbero raggiungere. La festa è la meta, ed essa è stata raggiunta[4]

Si potrebbe obiettare che una fiera vinicola non è una festa, almeno non in senso tradizionale, perché lì c’è gente che lavora: mi chiedo però se esiste una festa in cui non ci sia qualcuno che lavora. Ma poi oltre a questo, bisognerebbe chiedersi ancora perché il tempo del capitalismo presente chiede di metter in produzione la festa e di rendere festiva la produzione: «Le esposizioni universali sono luoghi di pellegrinaggio al feticcio-merce. ‘L’Europa si è mossa per vedere delle merci’, dice Taine nel 1855 […] Le esposizioni universali trasfigurano il valore di scambio delle merci, creano un ambito in cui il loro valore d’uso passa in secondo piano; inaugurano una fantasmagoria in cui l’uomo entra per lasciarsi distrarre. L’industria dei divertimenti gli facilita questo compito, sollevandolo all’altezza della merce. Egli si abbandona alle sue manipolazioni, godendo della propria estraniazione da sé e dagli altri […] La moda prescrive il rituale secondo cui va adoperato il feticcio della merce […] Essa è in conflitto con l’organico, accoppia il mondo vivente al mondo inorganico, e fa valere sul vivente i diritti del cadavere. Il feticismo, che soggiace al sex-appeal dell’inorganico, è la sua forza vitale. Il culto della merce lo mette al proprio servizio[5]


[1] Furio Jesi, Il tempo della festa, nottetempo, Roma 2013

[2] Elias Canetti, Massa e potere, trad. it. Furio Jesi, Rizzoli, Milano 1972

[3] Furio Jesi, Il tempo della festa cit. pag. 93

[4] Elias Canetti citato in Furio Jesi, Il tempo della festa cit. pag. 97

[5] Walter Benjamin, Parigi, capitale del XIX secolo. I ‘passages’  di Parigi, Einaudi, Torino 1986, pp. 10, 11

 

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2 thoughts on “Fiere vinicole: il tempo della festa.

  1. Buongiorno Signora Elias,sul libro Vino e storia ho letto nella festa dei Lumieri una
    sua massima “Nulla e nessuno ecc…” vorrei sapere se la frase completa è replicabile per altre situazioni.
    Avrei il piacere di inviarle delle foto e presentazione di una festa popolare contadina del Sud candidata all’Unesco.
    i migliori saluti
    Ersilio Teifreto classe 1947

    1. Buon giorno. In realtà mi chiamo Pietro Stara e sono l’autore dell’articolo, così come di tutti gli articoli del blog. Elias Canetti, uomo, morì nel 1994 e qui riporto una sua citazione. Può usare la sua citazione, con riferimenti all’autore, libro, ecc., come più le piace. Mi farebbe piacere ricevere le sue foto.

      Cordiali saluti

      Pietro Stara

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