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Tra il 24 dicembre 1922 ed il 6 gennaio 1923 Rudolf Steiner tiene a Dornach una serie di conferenze sul tema della nascita e dello sviluppo storico della scienza[1]. Nell’ottava conferenza, tenuta il 3 gennaio 1923, Steiner fa riferimento alla ‘forza vitale’ di Stahl[2], medico e chimico vissuto tra Sei e Settecento, la cui opera fondamentale è ‘Theoria medica vera’. In tutte le conferenze Steiner insiste su un dato: la descrizione degli eventi esterni nell’antichità era profondamente ed intimamente legata alle esperienze interiori, per cui Talete parlò della nascita di tutte le cose dall’acqua proprio perché il suo temperamento era flemmatico, poiché si caratterizzava in prevalenza dall’umore composto da ‘acqua’, o ‘muco’ detti anche ‘flegma’; allo stesso modo Eraclito, di temperamento collerico, fa discendere tutto dal fuoco. La teoria degli umori è alla base della medicina galenica, che riprende e poi amplia le teorie di Alcmeone di Crotone, allievo di Pitagora, che nel VII-VI secolo a.C.  fu il primo ad avere l’idea che l’uomo fosse un microcosmo costituito dai quattro elementi (terra, acqua, aria, fuoco)  fondamentali. Secondo lui dall’equilibrio degli elementi, che chiamò isonomia o democrazia, derivava lo stato di salute, mentre lo stato di malattia derivava dalla monarchia, ovvero dal prevalere di un elemento sugli altri. Questa teoria venne poi ripresa da Ippocrate, padre della medicina, nel V Secolo e perfezionata da Galeno (Pergamo, 129 – Roma, 216), che aggiunse ai quattro elementi e alle loro qualità elementari (freddo, umido, secco e caldo), le complessioni che si compongono e si ricompongono, attraverso i quattro elementi, nel corpo umano determinando caratteristiche organiche e di temperamento di ogni persona, variabili a seconda delle età di ognuno: Aria – Sangue – Temperamento sanguigno – Adolescenza – Est – Umido e Caldo;  Fuoco – Bile gialla – Temperamento bilioso – Juventus ( 25 -40 anni) – Estate – Sud- Caldo e Secco; Terra – Bile Nera – Temperamento melanconico – Senectus  (40 – 65 anni) – Autunno – Ovest – Freddo e Secco; Acqua – Flegma – Temperamento flegmatico – Senium (oltre i 60 anni) – Inverno – Nord – Freddo e Umido[3]. Ciò che importa a Steiner e all’approccio antroposofico della filosofia medica di Galeno è di segnalare la stretta corrispondenza tra essere umano e mondo circostante, sia nella composizione materiale di entrambi sia nella percezione che nel vissuto di ciò che, per l’uomo, è esterno ed esteriore. Stahl che cosa fa secondo Steiner?: “Partì dal convincimento che i processi fisici e chimici che si svolgono nell’uomo non possono fondarsi sul quel tipo di fisica e di chimica che si veniva proprio allora applicando al mondo esterno. Siccome però non disponeva di null’altro, egli inventò quelle che chiamò la ‘forza vitale’. In tal modo lo Stahl fondò la cosiddetta scuola dinamica. Si tratta dunque di un’invenzione sostitutiva di qualcosa che era andato perduto[4]!” Stahl, riprendendo la teoria galenica sugli elementi primordiali costitutivi della terra, elabora una teoria circolare sulla migrazione degli elementi materiali nei regni della natura, dapprima attraverso il cielo, fluido, che si distingueva in etere, principio iniziale del moto di tutti i corpi naturali, ed acqua, mediatore chimico tra l’etere e  la ‘terra elementare’, ovvero il secondo elemento primordiale costitutivo della terra. La terra poteva poi essere distinta in ‘vitrescibile’, ‘calcarea’, ‘solforosa’ e flogistica’. Il flogisto era il principio di infiammabilità dei corpi ed era il costituente fondamentale di tutte le sostanze presenti nei tre regni della natura (minerale, vegetale e animale). “Tutti gli elementi materiali migravano continuamente attraverso questi regni formandovi tutti i corpi composti, e in questa loro circolazione ininterrotta gli elementi restavano sempre identici a se stessi, inalterati in tutti i differenti processi ai quali partecipavano. Il flogisto, in particolare, era abbondantemente presente nell’aria grazie alla putrefazione delle piante o alle combustioni delle sostanze infiammabili. Dall’aria, per mezzo di una parte ‘salina’, penetrava poi nelle piante reagendovi diffusamente attraverso un ulteriore processo di ‘circolazione’. In fine, grazie alla nutrizione, passava dai vegetali agli animali: e in questo modo il circolo si chiudeva e si ripeteva continuamente[5].” Stahl riprende l’idea del moto circolare e ciclico della natura, da uno dei più importanti iatrochimici di scuola paracelsiana[6] di metà del Seicento, Johann Joachim Becher: per lui la Creazione ex nihilo aveva prodotto il ‘cielo’ e la ‘terra’. Il primo era il principio universale della vita sia come luogo della creazione dei corpi sia per quanto riguarda il loro moto. La terra, invece, rappresentava il principio fisico del mondo, che al contrario del cielo, il principio formale di tutte le cose, si distingue fin dall’origine come tripartita in tre enti particolari, ovvero terra, acqua e aria. Essa era inoltre specificata nel sua tripartizione trinitaria in terra vitrescibile, in terra infiammabile e in terra mercuriale. La natura, come somma del tutto, partecipa, attraverso la ripetizione dei cicli cosmici, in una successione infinita di eventi, all’eternità[7]. Alcuni secoli più tardi, Rudolf Steiner, nel suo corso sull’agricoltura, ci riporta a questa integrazione circolare della natura quando afferma che “oggi si usa molto spesso guardare gli esseri, siano essi minerali, piante o animali ( e facendo per ora astrazione dall’uomo), che ci si presentano in natura come se fossero isolati uno dall’altro. Si è abituati a guardare oggi una pianta isolatamente, per sé, e passare poi alla specie, essa pure vista isolatamente, poi da questa a un’altra e così via. Tutte vengono elencate, classificate e incasellate secondo genere e specie, ed è tutto quel che se ne deve sapere. Ma la natura procede ben altrimenti; in natura e in genere negli esseri del mondo tutte le cose sono in relazione tra di loro, agiscono reciprocamente le une sulle altre. Oggi, in periodo materialistico, si usa solo seguire l’azione grossolana di una cosa sull’altra; così si osserva se una cosa viene mangiata e digerita da un animale o se il letame dell’animale arriva al campo. Si seguono soltanto queste grossolane azioni reciproche. Oltre a queste azioni grossolane, ci sono però anche scambievoli azioni, provenienti forse da sostanze più sottili: dall’elemento calore, da quello chimico-eterico continuamente operante nell’atmosfera, dall’etere di vita[8].”


[1] Cfr. Rudolf Steiner, Nascita e sviluppo storico della scienza, Editrice Antroposofica,  Milano 1982

[3] Cfr. Yann Grappe, Sulle tracce del gusto. Storia e cultura del vino nel Medioevo, Editori Laterza, Bari – Roma 2006, in particolare il capitolo primo ‘Il vino e la dietetica’.

[4] Rudolf Steiner, cit., pp. 128, 129

[5] Antonio Di Meo, Circulus Aeterni Motus. Tempo ciclico e tempo lineare nella filosofia chimica della natura, Einaudi, Torino 1996, pp. 23, 24

[6] “Col termine Iatrochimia Paracelso intese l’opera di manipolazione, da parte del medico, dei componenti messi a disposizione dalla Natura, al fine di ottenere un medicamento, mentre con il termine Spagiria volle ripescare l’assioma alchemico ‘solve et coagula’  fondendo i due vocaboli della lingua greca: spao ‘separo’ ed agheiro ‘riunisco’. Il credo spagirico di Paracelso si basava sul principio che, poiché l’uomo conteneva nel proprio microcosmo, tutte le leggi del macrocosmo ed il contrario, ecco che conoscendo le informazioni simboliche, alchemiche d’ogni elemento, separandolo e riunendolo in modi diversi, sarebbe stato possibile interagire sulle componenti spirituali e somatiche di ogni individuo. Le proprietà di ogni sostanza, secondo Paracelso, dovevano essere apprese con la “ratio et experimenta”, per cui la dottrina della scuola di iatrochimica di Paracelso pose le basi, della moderna farmacologia cioè lo studio metodologico di sostanze ad uso terapeutico. La sua dottrina divenne in breve tempo il segnale della scissione tra l’alchimia dei filosofi e le esperienze dei chimici che si dedicarono a preparare sostanze inorganiche come il cloruro d’oro, il nitrato d’argento, i sali di ferro, di rame e piombo, il nitrato di stagno, bismuto, nichel e cobalto, i composti di zolfo e arsenico, gli acidi minerali e l’acqua regia, e sostanze organiche come l’alcool etilico, gli eteri, le aldeidi e i gli estratti alcoolici di piante e di sostanze animali. Secondo Paracelso, i medicamenti dovevano essere prodotti separando le sostanze inutili ed inerti dal principio essenziale la cui purezza sarebbe stata sostanziale per le cure degli infermi. Nel 1526, il medico spagirico fu nominato professore all’Università di Basilea ove tenne il primo corso di chimica pura in lingua tedesca scandalizzando i propri colleghi universitari. Nella prima lezione egli si scagliò contro i vecchi autori come Avicenna e Mesue accusandoli, con sarcasmo, d’essere dei ciarlatani e di avere scritto opere inutili per la salute degli uomini. Uomo di laboratorio fu il primo a segnalare: l’esistenza dello zinco, a trattare la tossicità dell’arsenico e l’efficacia del precipitato rosso di mercurio nel trattamento della gonorrea. Così Paracelso introdusse la chimica nell’arte medica scombussolando con violenza le abitudini degli spezieri.” In Marcello Fumagalli, Iatrochimica e Spagiria. L’arte dei preparati chimici, www.marcellofumagalli.it/scritti/saggi/txtmngr/read.php?id=6 del 08/02/2006

[7] Cfr: Antonio di Meo, cit. in particolare capitoli primo e secondo.

[8] Rudolf Steiner, Impulsi scientifico-spirituali per il progresso dell’agricoltura. Corso sull’agricoltura. Otto conferenze e un’allocuzione tenute a Koberwitz presso Breslavia da 17 al 16 giugno 1924, Editrice antroposofica, Milano 1979, Settima conferenza, 15 giugno 1924,  pp. 179, 180