E’ di fatto curioso, anche se politicamente leggibile entro quella cornice che ondeggia fra primato ed identità, quando, nel mio peregrinare sul web, mi sono imbattuto in diversi siti, forum e blog che rivendicano la primogenitura della denominazione di origine. Il fatto diviene ancora più singolare se si tiene conto che il cadenzare cronologico delle attribuzioni delle d.o.c  e delle d.o.c.g. può avvenire soltanto per decreto presidenziale ed è quindi scandito storicamente da normative che segnano in maniera inconfondibile il processo e gli avvenimenti, ma non, evidentemente, il racconto che si fa degli stessi. Ma questo non riguarda soltanto il vino.

In Sicilia, ad esempio, il «SiculoDivino, Informazione, Scienza e Sicilianità» afferma il primato della doc etnea: «L’Etna è stata la prima denominazione di origine controllata ad ottenere il riconoscimento della denominazione di origine, la DOC Etna, infatti, è stata riconosciuta con DPR dell’11.08.1968 pubblicato sulla GU del 25.09.1968. Il disciplinare, inoltre, è rimasto intatto dall’anno della sua redazione, mantenendo inalterata la previsione dei vitigni autoctoni del vulcano, per la produzione dell’Etna doc nelle sue tipologie Rosso, Rosato, Bianco e Bianco superiore. I principali vitigni coltivati sono il nerello mascalese e il nerello cappuccio per quanto riguarda quelli a bacca rossa, mentre a bacca bianca vengono annoverati il carricante, il catarratto e la minnella[1]

Anche in un forum di sommelier, RexBibendi[2], alla domanda di un partecipante su quale fosse la prima doc italiana, un altro forumista risponde rinviando al sito di Wikipedia, che, in questo caso, afferma di non essere sufficientemente supportato da note probanti, in cui si afferma che «Il primo vino italiano ad avere il riconoscimento della DOC, è stato il vino Marsala con il decreto legge del 12 luglio 1963, n. 930, ma vi fu anche uno specifico decreto legge risalente al 15 ottobre 1931, relativo alla delimitazione del territorio di produzione.»

La legge 930 del 12 luglio 1963, contiene, soltanto nelle disposizioni finali, Capo VI, la seguente annotazione: «Le norme del presente decreto si applicano ai vini ‘Moscato Passito di Pantelleria’ e ‘Marsala’ ove non  contrastino  con quelle  contenute nella  legge 4 novembre 1950, n. 1068, nella  legge 4 novembre  1950,  n.  1069  e  relativo  regolamento  di  esecuzione,  approvato  con  decreto  del Presidente della Repubblica 20 ottobre 1961, n. 1644.» Dopo un’altra serie di interventi poco informati, un altro forumista riporta la questione in termini corretti[3], anche se poi la discussione procede su altri binari, investendo la questione di quale fosse stata la prima docg. Il testo erroneo riportato da Wikipedia, che come detto  sostiene correttamente che la voce «sull’argomento bevande è priva di note e riferimenti bibliografici puntuali[4]», è comunque ripreso da decine di siti, blog, forum ecc., che, volenti o nolenti, costituiscono una base di informazioni diffusa, condivisa e soprattutto replicata. Lo stesso sito del Marsala che afferma correttamente la scansione cronologica delle leggi e dei decreti sul proprio vino[5], afferma, in un’altra pagina dello stesso sito, che comunque  il vino Marsala è «la prima  D.O.C. Italiana. La fortuna del Marsala ha conosciuto alterne vicende. Una grave crisi attraversò la città e il suo vino dopo la prima guerra mondiale soprattutto per l’operare di commercianti privi di scrupoli che sfruttavano la fama del Marsala per vendere prodotti di qualità scadente.

Per questo, già nel 1931 venivano mossi i primi passi verso una legislazione che proteggesse il Marsala originale dalle imitazioni e che ne definisse le caratteristiche.

Un grande orgoglio per quanti lo producono e per tutto il territorio è stato il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata che gli fu riconosciuta nel 1969. Il Marsala è stato il primo vino Doc d’Italia.»[6]

Il primo novembre 1966 entrano in vigore i disciplinari delle prime quattro doc italiane, riconosciute da un Decreto del presidente della Repubblica del 3 marzo 1966:  la Vernaccia di San Gimignano, con disciplinare pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 110 del 6 maggio del 1966, l’Est! Est! Est! Di Montefiascone, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 111 del 7 maggio 1966, l’Ischia bianco, l’Ischia rosso e l’Ischia superiore pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 112 del 9 maggio 1966 e il Frascati, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 119 del 16 maggio 1966.

Quello che appare evidente, almeno da punto di vista cronologico, è che tutte le doc vengono istituite il 3 marzo del 1966 da un Decreto del Presidente della Repubblica , ma che differiscono soltanto di alcuni giorni le une dalle altre nella pubblicazione sulle Gazzette Ufficiali, e che i disciplinari entrano in vigore per tutti e quattro i vini il 1° di novembre dello stesso anno.

 


[1]    Alessandro Lombardo, L’Etna la prima DOC italiana, in http://siculidivini.wordpress.com/2010/06/15/letna-la-prima-doc-italiana/

[3]    Il dibattito può essere letto al seguente indirizzo: http://www.rexbibendi.com/forum/viewtopic.php?f=2&t=593

[4]    Anche il sito dell’Aspi (Associazione della Sommellerie Professionale Italiana), rinviando ad una degustazione sui vini Marsala, pur citando correttamente la data dell’istituzione della d.o.c. Marsala, nel 1969, afferma che questa è la prima doc italiana: «Marsala di grandi annate Domenica 11 Aprile ore 15.00

      Il Marsala è la prima DOC italiana (riconosciuta nel 1969) ed è uno dei prodotti italiani più lodati al mondo, considerato indubbiamente il vino che più caratterizza la bellezza del Meridione.  La sua versione più elegante ed affascinante, il Vergine, è una punta di diamante la cui tradizione è legata ad alcuni dei passaggi più cruciali della Storia nazionale.

      ASPI presenta alcune delle più antiche, migliori e grandi vendemmie di Vergine Marsala, affiancate da prodotti eccezionali dalle caratteristiche simili, proveniente da paesi dalla lunghissima tradizione vinicola come Francia, Spagna e Portogallo.» in http://www.aspionline.it/index.php?start=20

[5]    Legge sul marsala doc – Decreti e atti normativi

      Il primo atto normativo della storia del Marsala risale al 15 ottobre 1931 quando un decreto ministeriale firmato da Acerbo, ministro per l’agricoltura e le foreste, e da Bottai, ministro per le corporazioni, accoglieva le richieste di 31 produttori locali che pochi mesi prima si erano riuniti in un Consorzio per la tutela del vino Marsala.

      Il decreto sulla ‘Delimitazione del territorio di produzione del vino tipico Marsala’ stabiliva quali dovevano essere le zone di produzione del Marsala limitandole alla provincia di Trapani, escluse le isole, alla parte occidentale della provincia di Palermo e alla parte a nord-ovest della provincia di Agrigento.

      Nel 1949 l ‘Assemblea Regionale Siciliana propose al Parlamento un disegno di legge che focalizzava la sua attenzione sulle ‘Norme relative al territorio di produzione e alle caratteristiche dei vini tipici denominati Marsala’.

      La proposta venne approvata e la legge n.1069 del 4 novembre 1950, mentre lasciava inalterati i limiti territoriali, stabiliva che i livelli minimi di gradazione non dovessero essere inferiori al 17% di alcool per distillazione e il contenuto zuccherino non inferiore al 5%.

      Poteva essere indicato come Marsala solo quel vino che rispondeva a specifiche caratteristiche di colore, sapore e invecchiamento e che fosse ottenuto mediante l’uso di uve bianche pregiate prodotte nella zona (Catarratto, Grillo, Inzolia ) con l’aggiunta di mosto cotto, sifone o alcool.

      In più, si autorizzava la produzione dei Marsala speciali: Marsala uovo, Marsala crema, Marsala mandorla, Marsala nocciola.

      Il 20 ottobre 1961 venne approvato il decreto n.1644 di approvazione del regolamento per l’esecuzione della legge del 1950.

      Il 2 aprile 1969 veniva emanato il decreto contenente il ‘Riconoscimento della denominazione di origine controllata del vino Marsala’  insieme al relativo Disciplinare di produzione.