Il vino è un latte maniacale.

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Mia moglie è psicologa. Psicoterapeuta, psicanalista. ‘Freudiana’, ‘kleiniana’, ‘bioniana’, un po’ demodé. Lei pensa che gran parte delle persone dovrebbero andare almeno in psicoterapia. Io sono d’accordo perché così lei guadagna di più. Ma penso che nella nostra famiglia uno basti, se no potremmo esplodere con tutto questo benessere psichico. L’altro giorno mi ha detto: “toh, leggi questo!”. E io leggo: “Allargando il vertice osservativo, io mi diverto, ad esempio, a definire un po’ provocatoriamente il vino o gli alcoolici in genere come ‘latte maniacale’. Come un equivalente, cioè, auto-gestibile (nel senso che il soggetto sperimenta la sensazione narcisisticamente già di per sé inebriante di poterselo procurare da solo) del nutrimento materno ‘che fa stare subito bene’ e che toglie la tristezza, con il corollario aggiuntivo – per gli uomini – di una venatura di rassicurante mascolinità nell’atto del bere, ad apparente conferma di una fiera indipendenza dall’oggetto materno (che in realtà è potentemente sotteso nella fantasia inconscia, come vero oggetto del bisogno); e con il rinforzo narcisistico della ‘gemellarizzazione’ (il senso di amicizia e di ‘fratellanza’ sociale confusiva – ‘io e te siamo uguali’ – indotto dall’alcool) che lì per lì fornisce un rinforzo al senso di coesione al Sé, altrimenti carente. Non vorrei essere preso per un censore dei piaceri della tavola: gustare un buon vino è una delle gioie della vita, ci mancherebbe altro! Sto descrivendo però una condizione psichica di fondo nella quale dal desiderio iniziale si approda tragicamente al muro di una difesa parossistica nei confronti di una realtà spiacevole. In base a questa difesa, volta a negare la disperazione, il soggetto ‘rilancia’ il gioco attraverso una iper-stimolazione, e con la creazione di ‘anti-oggetti’ sostitutivi (da esempio: il vino anziché il latte) di qualità maniacale[1].” Ciò che avete letto, lo ha scritto mica uno qualsiasi, un tale Stefano Bolognini, segretario scientifico della Società Psicanalitica Italiana dal 1997 al 2001, Presidente della stessa dal 2009 al 2013, primo italiano Presidente dal 2010 della ’International Psychoanalytical Association’, associazione fondata a Norimberga nel 1910 da Freud in persona e dalla sua combriccola di accoliti, società che ha visto il passaggio, prima della profonda spaccatura con il primo, anche di Carl Gustav Jung (sempre in qualità di Presidente).

Insomma, questo breve paragrafo, estrapolato da un saggio ben più ampio, mi ha ributtato immediatamente al biberon (perché sono stato allattato ben poco al seno), alla mia solida impugnatura da bar dello sport, al rassicurante calore intercorporeo e interpsichico del latte e mi ha fatto pensare all’oggi: alla bevuta che mi fa stare subito bene, al senso di fratellanza sociale confusiva che mi pervade, alla voglia mascolina di abbracciare tutti e al benessere catatonico e iperstatico che mi abbraccia nelle ore seguenti.

PS: lo scorso sabato mi trovavo a Enodissidenze, a Torino, alla fiera gastro-ribelle della capitale sabauda e lì ho avuto il piacere di conoscere una virtuosa famiglia di produttori del Cilento:  Viticoltori De Conciliis. Un loro vino, l’eccellente fiano ‘Donnaluna’, ha l’etichetta rovesciata. Dotata di intendimenti profondi che vanno oltre al significato apparente, alla mia domanda sul perché, la figlia di Bruno mi ha risposto così: “Perché mio padre pensa che il vino debba essere bevuto dalla bottiglia, così l’etichetta la si legge per il verso giusto!” Ma poi ha aggiunto: “E’ meglio che chiedete a lui”. Io non gliel’ho chiesto, mi bastava la sua risposta.

Alcuni segni sono premonitori, ma nel mio caso postmonitori.


[1] Stefano Bolognini, Passaggi segreti. Teoria e tecnica della relazione interpsichica, Bollati Boringhieri, Torino 2008, pp. 124, 125

MARZO, CUOCIMI IL CULO E NON CUOCERMI ALTRO[1]. Elogio della conoscenza analfabeta.

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Questo breve articolo vuole essere un tributo ad un grande studioso della civiltà contadina e pastorale, un signore che, come scrive Umberto Eco, “entra in una stanza dove c’è un tappeto dai colori e disegni bellissimi, che tutti hanno sempre considerato un’opera d’arte; lo prende per un lembo, lo rivolta, e ci mostra anche sotto quel tappeto brulicavano vermi, scarafaggi, larve, tutta una vita ignota e sotterranea. Una vita che nessuno aveva mai scoperto. Eppure era sotto il tappeto.” Questo signore si chiamava Piero Camporesi. In un breve saggio del 1985[2], Camporesi tratta di un tema molto particolare, diremmo di grande attualità, la trasmissione del sapere non scritto, oggi nuovamente attualizzato da consuetudini, come nel campo vinicolo, ma non solo, che parlano del recupero di pratiche ancestrali basate sull’osservazione empirica e sistematica dei fenomeni naturali applicati all’attività agricola e pastorale. E’ il grande debito, a volte convenuto, ma molto spesso malcelato, che la scienza ha riconosciuto al sapere analfabeta, a quelle società àgrafe, dove la trasmissione delle nozioni passa, ad esempio, attraverso il proverbio (equivalente delle auctoritates nelle società letterarie), soprattutto di tipo meteo-logico e fisiologico, che “condensa il sapere non firmato del gruppo, la voce anonima che esprime il controllo sociale della comunità o la sua mentalità scientifica. Supercoscienza collettiva che impone condizionamenti, atteggiamenti, comportamenti[3].” La formula del proverbio aiuta a costruire un’immagine del mondo consuetudinario in forma ritualizzata e circolare dove non vi è rottura epistemologica tra umano e naturale, cosà che verrà sancita, invece, dalla rivoluzione industriale. Tanta parte della finta oppositività politica tra conservazione e progresso viene da lì, dall’antitesi tra un mondo che, attraverso le stagioni, ripete infinitamente se stesso ed un altro che prosegue in avanti, linearmente. Esempi ve ne sono molti, come questo del fattore veronese Giacomo Agostinetti, che, dopo aver servito diverse proprietà, alla tenera età di 82 anni, decide di mettere a nudo i saperi agricoli del suo mondo. E’ la cultura del pronostico come condizione della precognizione dell’abbondanza o della carestia, che si svela, ad esempio, attraverso la meteorologia: l’ascolto dei rumori della notte, la visione del cielo stellato, le nubi, sono preziosi indicatori sullo stato del tempo, e quindi delle attività possibili, anche commerciali, del giorno (se non dei giorni) seguente: “Quando la notte si vede maggior quantità di stelle dell’ordinario. Quando la Luna è circondata da vapori più dell’ordinario dicendosi ‘cerchio lontano pioggia vicina’. Quando gli Armenti gli Asini rangiano i Lupi urlano gli Uccelli non cessano di volare, i Galli di cantare. Le Mosche e tavani di morsicare, i pesci di guizzare, le Rane, Rospi di biscantare, Biscie lucertole & animali simili di vagare, oltre che il sale si inhumidisce e li contrapesi dell’orologio calano più dell’ordinario. E anco segno di futura pioggia quando il Sole tramonta circondato di nubbi che li Contadini dicono che và giù in sacco. Le quali cose sono molto necessarie al Contadino e anco al Fattore per antivedere il tempo e operar conforme all’occorrenze, perché molte cose sono meglio il tralasciar di farle che farle à stratempo, come à dire in tempo humido, overo secco. Come à dire nel vendere e comprare fieno è bene saper conoscere li avantaggi che si puonno conseguire, nell’oprar più in un tempo, che nell’altro, perché se il fieno si vende a peso, è meglio in tempo umido, e se à misura in tempo asciutto, che stà più sollevato, perché come volgarmente si dice, che bisogna secondo il tempo navegar, perché il tutto ricerca stagion propria.” E poi perché, come le classe di appartenenza insegna “ uno de maggiori buoni servitij de Padroni è il non lasciar occasione di essercitar tutto quello può render frutto al Padrone[4].” Non da meno, ci insegna Camporesi, è la cultura pastorale come quella dell’Appennino romagnolo dove vi è una sorgente chiamata dai pastori “pozza della tróia”, perché lì l’acqua dove le scrofe andavano ad abbeverarsi era terapeutica e ciò che faceva bene agli animali non poteva che far bene agli esseri umani: “il termine moderno ‘ fonte solforosa’ è un’astratta definizione chimica è un’astratta definizione chimica estranea a ogni rapporto di magico allacciamento tra gli elementi[5].”


[1]Mêrz, cusm e’ cul e non cusm’ et.” Il rapporto tra carne e cosmo viene offerta dai contadini romagnoli che usavano salire sul tetto il primo giorno di marzo (capodanno agrario) ed esporre le parti posteriori al sole al fine di preservare il corpo dalle malattie per tutto il resto dell’anno.

[2] Piero Camporesi, La formazione e la trasmissione del sapere nelle società pastorali e contadine, in “Estudis d’historia agraria”, n° 5, 1985, ora in Piero Camporesi, Riga 26, Marcos y Marcos,  Milano 2008

[3] Ivi, pag. 87

[4] Giacomo Agostinetti, Cento, e dieci ricordi, che formano il buon fattor di villa, Per l’editore Francesco Tramontini, Venezia 1692, pp 236, 237 (edizione originale del 1679)

[5] Piero Camporesi, cit., pag. 78

Per eno-bibliofili: ultimo atto.

Concludo qui la mia catalogazione di testi di vario genere, riguardanti il vino (ma anche liquori, distillati…), che sono stati editati tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. Nella speranza che possa tornarvi utile e che possa darvi l’idea della mole e dell’importanza sempre crescente, soprattutto di tipo informativo – educativo, che le pubblicazioni specialistiche assunsero in quell’epoca.

Conferenze, relazioni di commissioni, atti parlamentari. 

Gio. Ferrando, «Relazione della commissione delle viti e del vino letta al comizio agrario il 17 marzo 1847 Gio. Ferrando, Genova 1847» Relazione della Commissione delle Viti e del Vino di Genova circa l’opportunità della creazione di una Società per l’esportazione dei vini indigeni. Sormanni, ‘Catalogo ragionato delle opere di viticoltura ed enologia pubblicate in Italia o in italiano dal principio della stampa sino a tutto l’anno 1881’;  

Cosimo Ridolfi, «Lezioni orali di agraria date in Empoli dal march. Cosimo Ridolfi raccolte stenograficamente e pubblicate ad utilità dei campagnoli ascoltatori delle medesime per cura dell’accademia empolese di scienze economiche.», Coi Tipi di M. Cellini, Firenze1857-58 Edizione originale di questa pubblicazione che ebbe in seguito altre edizioni. Si tratta di lezioni per la diffusione del sapere agronomico tra i contadini, dedicate alle generalità chimico – fisiche, l’avvicendamento, i prati, l’allevamento, le colture cerealicole, coltivazione della vite, vinificazione, vini spumanti, ulivo e olio, baco da seta, alberi da frutta ecc. Saltini, III, 292;  

A. Coppi, «Discorsi agrarii letti nell’accademia tiberina negli anni 1859, 1860, 1861, 1862», Salviucci, Roma1863 Seminagioni nell’Agro Romano, Prezzo del frumento, Idea di tassa sul Bestiame, Prezzo del vino, ecc…; 1860. Seminagione nell’Agro Romano, Raccolta, Pecore, Tassa sul bestiame, ecc… 1861. Prezzo delle Erbe, Consumo delle carni e del vino, ecc… 1862. Consumo delle carni, esportazioni di lane e formaggi, Vigne, Locuste, Consumo del vino, ecc… A. Coppi nacque ad Andeseno (Torino) nel 1783. Studiò retorica e filosofia al Collegio di Chieri e teologia nel Seminario di Torino. Nel 1803, si trasferì a Roma dove si laureò in diritto civile e canonico nell’Archiginnasio della Sapienza. Fu poi in Sicilia per quattro anni dove amministrò il patrimonio della casa Colonna. Fu fra i fondatori dell’Accademia Tiberina di cui fu presidente nel primo anno (1813).  

A. Coppi, «Discorso agrario letto nell’Accademia Tiberina il dì 11 marzo 1867», Salviucci, Roma 1867 Sommario: Seminagioni nell’Agro Romano, Diminuzioni, Importazione di grani stranieri nel 1866, nel 1867, Consumo di Roma, Prezzi del frumento, Pastorizia…, Vini italiani, Commercio, ecc…  

E. Terrachini, «Relazione sullo stato dell’agricoltura del circondario di Reggio nell’Emilia nel1871. Approvata dal comizio agrario nella sessione ordinaria d’autunno.»  Tipografia di Stefano Calderini, Reggio Emilia 1872 

Adolfo Targioni Tozzetti, «Della malattia del pidocchio nella vite secondo gli studi fatti in Europa e in America e discussi al congresso internazionale dei viticultori convocato a Montpellier nell’ottobre 1874.» Stabilimento Tipografico alle Terme Diocleziane, Roma 1875  

«Atti del primo congresso enologico italiano tenutosi in Torino nel febbraio 1875», Tipografia e litografia Camilla e Bertolero, Piazza Vittorio Emanuele I, Torino 1875;  

«Atti del secondo congresso enologico italiano.»  Franchini, Verona 1876  

Augusto Fortuna, «Del modo di coltivare le viti e fare il vino da sostituire a quello ch’è in uso nei castelli romani. Ragionamento tenuto nell’adunanza generale del comizio agrario di Roma nel gennaio 1872. Edizione riveduta ed aumentata.»  Artero, Roma 1877 Scrive l’Autore: ‘I vigneti del suburbio romano, qual che ne sia la cagione o la incuria del proprietario, o l’ingordigia del Vignaiuolo, o il caro e la scarsezza degli operai, o la qualità del suolo [...] è cosa notissima a tutti, da essere passata in proverbio, che a mala pena rendono le spese e molte volte non bastano né pur a questo…’;  

Santo Garovaglio, «Sul vajolo della vite. Lezione popolare del prof. G. Tenuta nella conferenza agraria di corte ( provincia di Bergamo ).» Tipografia Fratelli Bolis Bergamo 1878

Interessante relazione di Garovaglio S., botanico, fondatore del Laboratorio Crittogamico dell’Università di Pavia; 

Felice Franceschini, Notizie sulla fillossera della vite (phylloxera vastatrix), Tipografia Bernardoni di C. Rebeschini e C., Milano 1879.

L’opuscolo, estratto dagli ‘Atti della Società Italiana di Scienze Naturali’, vol. XXII, contiene alcuni cenni preliminari di Emilio Cornalia. Il Franceschini fu membro della Commissione di sorveglianza contro la fillossera e conservatore della Società Italiana di Scienze Naturali; gli si debbono numerose altre pubblicazioni relative alle malattie della vite; 

Giuseppe dei conti di Rovasenda, «Conferenza popolare sulla fillossera tenutasi presso il comizio agrario di Torino ai maestri comunali dei paesi rurali il giorno 30 maggio 1880.»  Stabilimento Artistico Letterario, Torino  1880; 

Gaetano Cantoni, «Il vino. Conferenze.»  Ditta Gaetano Brigola, Milano1882

Il Cantoni (1815-1887), milanese docente alla Scuola Superiore di Agricoltura di Milano, fu uno dei più autorevoli esponenti della agronomia italiana del XIX secolo; sostenne, infatti, nel corso dei suoi molteplici incarichi pubblici, il progresso e la sperimentazione delle pratiche agrarie, e da studioso si occupò con competenza di ogni ramo dello scibile georgico. 

Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio – Direzione  Generale dell’ agricoltura. «Annali di agricoltura – 1884 Scuole agrarie speciali», Tipografia Eredi Botta, Roma 1884  In questo testo sono presentate con i relativi programmi, le scuole agrarie speciali di fine ottocento in tutta Italia;  

G. Tubi, «Relazione ed atti della commissione parlamentare per la filossera in Italia (1883-1884)», Tipografia Eredi Botta, Roma 1884 In 4, pp. 272 con una carta f.t. più volte rip. delle infezioni filosseriche riconosciute in Italia; 

O. Comes, «Il marciume delle radici e la gommosi della vite. Pubblica conferenza tenuta nella casa municipale di Torre del Greco il 18 maggio 1884» Francesco Giannini & Figli, Napoli 1884. 

«Atti del convegno dei produttori di vino tenuto in Roma nei giorni 18, 19, 20 e 21 febbraio 1884 (annali di agricoltura 1884).» Tipografia Eredi Botta, Roma 1884; 

G. Devincenzi, «Della società dei viticoltori italiani e della ricchezza nazionale – indirizzo ai proprietari ed ai coltivatori.». Tipografia Eredi Botta, Roma 1885;  

Napoleone Passerini, «Manuale pratico di vinificazione. Sunto delle conferenze popolari di vinificazione tenute l’anno 1882.» Roma-Firenze-Torino, e. Loescher, Torino 1886 Dall’indice: assaggio e correzione dei mosti; svinatura e imbottamento; mutatura del vino; imbottigliamento; varietà dei vini…;  

Regia scuola di viticoltura ed enologia in Catania. «Elenco delle macchine e strumenti inviati dal ministero dell’agricoltura industria e commercio.» Galatola, Catania 1886. Editore: Galatola Contiene art. estratti dal regolamento e l’elenco degli strumenti (77) la ditta da cui sono state acquistate e i prezzi; 

AA.VV., Istruzioni pratiche per conoscere e combattere la peronospora della vite, Eredi Botta, Roma 1887;Quaderno della serie ‘Annali di Agricoltura’ del Ministero dell’Agricoltura – un capitolo finale è dedicato all’azione dei rimedi sul vino;  

AA.VV., «Il vino – undici conferenze fatte nell’inverno dell’anno 1880 da: a. Graf; a. Cossa; C. Corradino; m. Lessona; G. Arcangeli; A. Mosso; G. Giacosa; G. Bizzolero; C. Lombroso; e. De Amicis; S. Cognetti de Martiis.» Loescher, Torino 1889;  

Estratto dalla «Nuova rassegna di viticoltura ed enologia» «Relazione intorno alla mostra di apparecchi per la cura contro la peronospora tenuta nei giorni 19 e 20 aprile per iniziativa del comizio agraria di Conegliano», Tipo Litografia F. Cagnani, Conegliano 1890;  

Augusto Jemina, «Cochlys e pirale della vite. Relazione al congresso di Asti maggio 1891 (CON DUE TAVOLE). Premiata con diploma di merito.»  Tipografia L. Roux, Torino 1891;  

Vincenzo Mancini, «Relazione intorno alla mostra di apparecchi per la cura contro la peronospora tenuta nei giorni 19 e 20 aprile per iniziativa del comizio agraria di Conegliano» Tipo Litografia F. Cagnani, Conegliano 1890; 

G. Bertero, «Viticoltura e l’enologia nell’America meridionale.» G. Bertero, Roma 1894. Il testo è un resoconto di un viaggio effettuato, nel 1892, da Pompeo Trentin nelle province dell’Argentina ed in Cile, su incarico del Ministero dell’Agricoltura per studiare le condizioni della viticoltura e dell’enologia;  

Umbero Camuzzoni, «L’infezione fillosserica italiana ed estera tutto aprile 1894. Memoria letta all’accademia di Verona l’8 luglio 1894»,  Franchini, Verona 1895. A colori raffiguranti foglie di viti e radici e carta geografica d’Italia con le località colpite dalle infezioni fillosseriche;  

Gino Bartolommei Gioli, Vivai consorziali di viti americane,  Tipografia dei minori corrigendi, Firenze 1898:

Estratto dal ‘Giornale di Agricoltura e Commercio della Toscana’, fascicolo XXIV, anno XVI, 31 dicembre 1898. Dall’introduzione: ‘Il 18 Dicembre ha avuto luogo a Fauglia una adunanza di proprietari allo scopo di unirsi in Consorzio per l’impianto di un vivaio di viti americane allo intento di aver buone talee e barbatelle di viti americane innestate e da innestarsi’;  

Giuseppe dei conti di Rovasenda, «Verbale dell’assemblea del Consorzio Antifilloserico subalpino. 27 aprile 1900.», Tip. Subalpina, Torino 1900. All’interno della pubblicazione, costituita dal verbale dell’Assemblea del Consorzio Antifillosserico subalpino, si trova una lettera autografa indirizzata da Luigi Piemonte a S. Lissone con il nuovo Statuto della Società compilato da De Vecchi;  

P. Baccarini, V. Valvassori, «Conclusioni delle conferenze tenute presso la r. Scuola di orticultura e pomologia di Firenze dal 10 al 15 marzo 1902.», Ricci, Firenze 1902 Malattie della vite, dell’ulivo, delle piante da frutto, innesti delle viti e della potatura degli alberi da frutto pomaceo;  

Regia Stazione Enologica Sperimentale d’Asti. «Annuario giugno 1901 – luglio 1904 .» Tip. Brignolo, Asti 1904;  

R. Scuola di Viticoltura e di Enologia di Cagliari, «Relazione sull’andamento della scuola pel triennio 1901-902-903.» Cagliari 1904;  

Luigi Rava, Camera dei Deputati, «Relazione sullo stato della infezione filosserica e sui provvedimenti attuati nel 1904 contro la filossera .» Tipografia della Camera dei Deputati, Roma 1905;  

Francesco Cocco – Ortu, Camera dei Deputati, «Relazione sullo stato della infezione filosserica e sui provvedimenti attuati nel 1905 contro la filossera.» Tipografia della Camera dei Deputati, Roma 1905;  

Francesco Cocco – Ortu, Shanzer,  «Legge per la costituzione dei consorzi per la difesa della viticoltura contro la fillossera. 1907, 7 luglio.», firma di Vittorio Emanuele III Roma 1907;  

R. Scuola di Viticoltura e di Enologia ‘Umberto I’ – Alba. «Relazione sull’andamento didattico, disciplinare ed amministrativo durante l’anno scolastico 1908-909.» Tipografia provinciale G. Marenco, Cuneo 1910; «Note di agricoltura pratica. Tredici lezioni dei professori Zannoni, Barbero, Boggio, De Polo, Gabotto, Nicola, Picchio, Riva, Vitali, Zavattaro. Volume I. (Biblioteca agraria della cattedra ambulante provinciale di agricoltura di Alessandria).» Industria Grafica O. Ferrari & C., Alessandria 1926 Tredici delle lezioni invernali tenute da vari docenti della Cattedra Ambulante di Alessandria messe per iscritto per meglio aiutare i contadini a cui tali lezioni erano indirizzate. Sono trattati i seguenti argomenti: La vita delle piante; Lavorazione del terreno – Rotazione agraria; La coltivazione del frumento e di altri cereali; Piante industriali; Piante foraggere e silos; La coltivazione degli ortaggi; Industria zootecnica; Viticoltura – Ricostruzione vigneti; Frutticoltura razionale; La principali malattie che colpiscono le piante coltivate e come si debbono curare; Nozioni pratiche d’enologia; Note pratiche di bachicoltura;  

Stazione sperimentale di viticoltura di Conegliano, «Annuario» Longo e Zoppelli, Conegliano 1924;  

L. Lodovichi, La ricostituzione dei vigneti filosserati nella provincia di Forlì. , La Poligrafica Romagnola, Forlì 1926 In-16, br., pp. 127. Con 36 tavv. F.t., anche piegate. Tavole per lo più fotografiche, che mostrano le coltivazioni dei consorzi di Cesena, Forlì, Rimini, s. Casciano, le scuole d’innesto, le varietà di uva…). Allentato, con ondulazioni da umidità;  

Racà, «Corso di viticultura dalle lezioni del chiar.mo prof. Racà. Raccolte da Passigli»  Poligrafica Universitaria, Firenze 1930;  

G. Poli, «La coltivazione dell’ uva da tavola in provincia di Pisa», Tipografia Ferdinando Simoncini, Pisa 1933

Pubblicazione e a cura del Consorzio Provinciale per la viticoltura.  

Ampelografia, viticoltura, cantina, vinificazione, produzione vino, vini speciali, vino.  

Ercole Lodi, Francesco Galli, Transunto della dissertazione concorsa l’anno 1785 alla soluzione del quesito. In cui chiedeasi di esporre la storia naturale di quello scarabeo, che apporta grandissimo danno alle viti. Segue: estratto d’una lettera su un insetto che danneggia le viti, Imperial Monistero di S. Ambrogio Maggiore, Milano 1789;  

Giovanvettorio Soderini, Trattato della coltivazione delle viti e del frutto che se ne può cavare, Dalla Soc. Tip. De’ classici italiani, Milano1806 L’op. è preceduta dalla nota editoriale, firmata da ‘Giusti, Ferrario e C.’, in cui si legge che l’op. era stata ristampata, perché era divenuta rarissima e ‘la venustà dello stile e l’importanza della materia rendono questo Trattato utilissimo…;  

Carlo Verri, Saggi di agricoltura pratica sulla coltivazione dei gelsi e delle viti. Seconda edizione. Ampliata, ed in miglior ordine ridotta dall’autore, coll’aggiunta di un suo nuovo metodo per formare le siepi di gelsi, Per Giuseppe Maspero, Milano 1810.  Seconda edizione di questa importante opera di agricoltura del Verri. ‘[il Verri] scrisse… a Biassono, due saggi sulla coltivazione dei gelsi e delle viti (‘Del modo di propagare, allevare e regolare i gelsi’, Pirotta, Milano, 1801; ‘Saggio di agricoltura pratica sulla coltivazione delle viti’, Brescia, 1803). Aveva studiato, riflettuto, sperimentato concludendo che viti e gelsi, tradizionalmente ritenuti inadatti ai terreni di Biassono, attecchivano benissimo, purché opportunamente curati… Tutti questi scritti furono redatti con rigore scientifico e per lo più in modo didattico, esponendo cioè la materia in modo schematico e manualistico’. Il conte Carlo Verri (Milano, 1743-Verona, 1823), fratello dei più noti Pietro e Alessandro, fu uomo politico ed agronomo;  

Ciro Pollini, Catechismo agrario, seconda edizione riveduta ed ampliata su la prima già coronata e stampata dall’accademia d’agricoltura, commercio ed arti di Verona, dalla Società Tipografica Editrice, Verona 1821. Elenco delle opere a stampa del Pollini, di presentazione editoriale della ‘Flora Veronese, o prodromo della Flora dell’Italia Settentrionale di Ciro Pollini’, brossura editoriale azzurra con titolo entro bordura di greche. Dedica a stampa dell’autore all’allora Podestà di Verona, Giovambattista da Persico;  

Ignazio Malenotti, Manuale del vignaiolo toscano del canonico preposto Ignazio Malenotti,  membro della società Linneiana di Parigi e delle principali accademie d’Italia: autore dell’opera agraria ‘il padrone contadino’, del manuale per il cultore di piantonaie’, e di altri., Tipografia Pacini e Figli, Colle 1831;  

Corso completo di economia rurale. Vol. I Martin: trattato completo teoretico e pratico dei mezzi di migliorare i terreni e degli ingrassi; vol. II: Lenoir trattato della coltivazione della vite e della vinificazione. Coi tipi di  Felice Rusconi, Milano 1831 -1833 Di questo Corso Completo si pubblicarono, per i tipi dell’editore Felice Rusconi, i presenti 2 volumi: 1) Jean Emile de Vervins (Martin), Trattato completo teoretico e pratico dei mezzi di migliorare i terreni e degli ingrassi, 500 pp. Fumi 2409. Prima traduzione italiana. L’originale francese fu pubblicato per la prima volta a Parigi nel 1829 2) Lenoir, Trattato della coltivazione della vite e della vinificazione contenente alcuni precetti generali di coltivazione applicabili a tutti i climi, la teorica della fermentazione; l’applicazione di essa alla fabbricazione de’ vini rossi e bianchi… 518 pp. 8 tavv. f.t. Paleari – Henssler, I, p. 427. Pazzini, 1, p. 443. Sormanni p. 72. Simon, V., 20. Fumi 2568. La presente è una traduzione dell’opera originaria francese apparsa per la prima volta a Parigi nel 1828. Ampio trattato di viticoltura ed enologia. Lenoir era sostenitore, secondo il Dalmasso (III, p. 580) della corrente di pensiero che nel XIX secolo;  

Lenoir, Trattato della coltivazione della vite e della vinificazione contenente alcuni precetti generali di coltivazione applicabili a tutti i clini; la teorica della fermentazione; l’applicazione di essa alla fabbricazione de vini rossi e bianchi; dei vini, coi tipi di Felice Rusconi, Milano 1833 Interessante e raro trattato completo di viticoltura e vinificazione del 1833, prima edizione italiana dell’originale francese del 1829 scritto da Lenoir. Alla fine del volume sono presenti 8 planches fuori testo che mostrano strumenti per la vinificazione (botti, torchi, tini ecc…). Presente inoltre un vocabolario con la spiegazione dei termini usati nell’opera e la spiegazione alle planches finali;  

Pietro Taddeucci, Osservazioni agrarie comprovate e stabilite dall’esperienza colla maniera di fare il vermutte, aleatico, vin santo, sciampagna, frontignano, occhio di pernice, vino greco e borgogna, Formigli, Firenze 1844;  

G. Grimelli, Insolforazione delle radici della vite per guarire il corrente malanno e risanare l’uva affetta,  Zanichelli – Calderini, Modena – Reggio Emilia 1853;  

Paolo Savi, Sull’efficacia dello zolfo per guarire la malattia delle viti e del modo d’amministrarlo con sicurezza di pieno successo. Memoria. Seconda edizione arricchita d’un supplemento dello stesso autore, pei Fratelli Nistri, Pisa 1858. Seconda edizione notevolmente aumentata rispetto quella dell’anno prima. Interamente dedicata all’uso dello zolfo in viticoltura;  

Francesco De Blasis (Socio corrispondente dell’Accademia de’ Georgofili di Firenze), Istruzione teorico pratica sul modo di fare il vino e conservarlo e della coltivazione degli ulivi e della vigna bassa opera divisa in sei parti e corredata di 33 incisioni in legno, Tipografia Barbèra, Firenze 1860  Rarissima e ricercata opera sulla vinificazione, sugli utensili occorrenti alla fabbricazione del vino, precetti pratici per la fabbricazione e conservazione del vino, dei vini che fanno eccezione, della coltivazione degli ulivi in Abruzzo e della coltivazione della vigna bassa in Abruzzo;  

Autore anonimo, Rimedio dello zolfo e dell’acqua salata per la distruzione del seme della crittogama, Tip Già Bossi, ora Brughera, Azzalini E C., Sondrio 1861 Istruzioni e prescrizioni del Governatore della Provincia di Sondrio per combattere la ‘crittogama’ che infestava le piante di vite della regione;  

Autore anonimo, Nuovissimo manuale teorico pratico ed economico del liquorista per comporre ogni specie di liquori, rosoli, tinture, elisiri, siroppi, vini nostrani e forestieri. Nonché contiene molti segreti utili ed interessanti ai venditori di vino, droghieri, birrai, cuochi e da chiunque per la domestica economia. Luigi Cioffi Editore-Librajo, Milano 1864  ‘Il perfetto liquorista’, leg. d’epoca in mezza percallina, tito e filetti oro al dorso, una cerniera esterna aperta con parziale distacco a bandiera della copertura in tela del dorso (riincollabile). Dall’indice: Al lettore, Alcoole comune ossia Spirito di vino, Della distillazione,Liquori varj, Alcoolati composti, Creme, Olii, Maraschini, Degli elisir, Tinture, Tinture composte, Acque rosoliate, Di alcuni vini di lusso artificiali; Delle vernici, Dei fluidi adoperati nella fabbricazione delle vernici. Centinaia di ricette per fabbricare tutta la liquoristica dell’epoca e un capitoletto sulle vernici.  

Graziano Tubi, Istruzioni sull’uso dell’apparecchio dissolforatore e conservatore del vino del dott. G. Tubi coll’aggiunta di alcuni precetti relativi alla solforazione della vite ed al travasamento del vino, Brigola, Milano 1868 Testo: apparecchio per disinfezione del vino e apparecchio pel travasamento;  

Felice Garelli, Del miglior modo di fare i vini comuni,  Enrico Moreno Editore di libri per le scuole rurali, Torino 1868;  

A. F., Manuale pratico di viticoltura col sistema adottato nell’Herault, compilato sulle norme di distinti agronomi francesi, Civelli, Verona 1869;  

Luigi Zucchi, Regole per fare il vino, buono, conservabile ed atto a viaggiare. Brevi parole agli agricoltori italiani, Nistri, Pisa 1870. Oltre ai consigli sulla coltivazione delle viti e alla produzione del vino, contiene: Vini bianchi; Aleatico; Vin santo; Vinello; Modo di togliere al vino l’odor di zolfo; Conservazione dei vini; Taglio e Rimedi per vini deboli, amari, ecc;

Nane Castaldo, I ricordi di nane castaldo. Cenni di viticoltura.  Edizione Feltre, Feltre 1871;  

Giuseppe Frojo, Sul miglior modo di coltivare la vite in Italia, Tipografia del Regio Istituto Sordo-Muti, Genova 1871 L’opera si inserisce in un più ampio progetto di studi del settore agricolo da parte del neonato Stato italiano che commissionò a diversi esperti la compilazione di opere relative ad ogni tipo di coltivazione; nel nostro caso, su invito del Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, l’autore tratta di tutto ciò che concerne la viticoltura, comprese le caratteristiche della pianta e i diversi metodi e tipologie di coltivazione;  

A.T., Studi sulla vinificazione, Franchini, Verona 1872 Pubblicazione per nozze Trojani-Isalberti. Informazioni sulla vendemmia, pigiatura, fermentazione, notizie sui tini aperti, chiusi, sulla svinatura, riempitura delle botti, travaso e chiaritura del vino. .

Felice Garelli, Manuale di viticoltura e vinificazione per gli agricoltori italiani, Beuf, Torino 1873;  

Gio. Maria Solfino, Dottrinella sulla insolfatazione delle viti e delle uve. Seconda edizione,Tipografia di Luigi Sambolino, Genova 1874;  

Ottavio Ottavi, Il vino da pasto e da commercio. Monografia. 5a ed. Con importanti agg. Ed una appendice sui metodi di fabbricazione del vino nelle principali provincie italiane, Tipografia sociale del Monferrato, Casale Monferrato 1875 Un foglietto volante manoscritto reca la ricetta per far vino con acqua;  

Angelo Guffanti, L’avvenire viticolo ed enologico d’Italia ovverosia la futura principale sorgente dei ricchezza nazionale, Brigola, Milano 1877 Dall’indice: produzione e consumo del vino in Italia, razionale fabbricazione dei vini rossi da pasto, comuni e scelti; i soli suscettibili di grande e lucroso commercio di esportazione;  

Romualdo Pirotta, La fillossera. Riassunto monografico, Tipografia Sociale, Voghera 1879. Raro opuscolo sulla fillossera impresso a Voghera. Il Pirotta (Pavia, 1853-Roma, 1936), naturalista, tenne la cattedra di Botanica nell’Ateneo modenese e poi in quello romano, dove diresse l’Orto Botanico dal 1883. Nel 1904 istituì nella capitale il Museo dell’Erbario Coloniale, destinato ad accogliere i materiali provenienti dall’Eritrea. Dal 1913 fece parte della prima commissione ministeriale per la creazione del Parco Nazionale d’Abruzzo;  

Santo Garovaglio, Raccolta di quattro scritti relativi alle ‘Dominanti malattie dei vitigni’, Tipografia Bernardoni di C. Rebeschini e C. , Milano 1878-1880;  

A. Galimberti, D. F. Ravizza, Sull’antracnosi della vite. Studi e d esperienze, Galli e Omodei, Milano1879;  

P. Stefanelli, Notizie sommarie sulla philloxera vastatrix planchon o pidocchio della vite, Cellini, Firenze 1880;  

Trevisan Vittore, La fillossera e l’avvenire della viticoltura in Italia. Monografia ad uso de’ viticultori italiani con due tavole cromolitografiche, Ulrico Hoepli  (Tipografia Bernardoni di C. Rebeschini), Milano 1880. La monografia contiene anche cenni sugli insetticidi atti a debellare la fillossera e notizie sulle viti americane particolarmente colpite da tale malattia della pianta;  

R. Pirotta, Primi studi sul mal nero o mal dello spacco nelle viti, Marengo, Alba 1882;  

M. Crespi, Trattato dei crittogami e dei microzoi che infestano gli animali e i vegetali, particolarmente della filossera della vite e della pebrina del baco da seta, e dei mezzi per distruggerli, Unione Autori Editori, Milano1883 SECONDA EDIZIONE;  

Arnaldo Strucchi, Estendiamo e miglioriamo la coltivazione della vite – manuale di viticoltura pratica, Carlo Brigola, Milano 1883. Caratteristiche: La prefazione e la dedica al prof Tito Poggi sono state scritte dall’autore nel febbraio del 1883 a Costigliole d’Asti;  

Ottavio Ottavi, Viticoltura teorico – pratica, Cassone, Casale Monferrato 1885;  

Ottavio Ottavi, La viticoltura razionale. Precetti ad uso del viticoltore italiano, Ulrico Hoepli, Milano 1885;  

Giorgio Procopio, Un’ora di sproloqui semi-barbari col vino del mio corazzo nelle vendemmie del 1884 e 1885, Perino, Roma1886 Scritto in occasione della minacciane epidemia colerica nelle vendemmie del 1884 e 1885;  

Augusto Jemina, Nozioni sulla fillossera e norme di vigilanza sui vigneti, Stabilimento Art. Lett. Celanza, Torino1887;  

Egidio Pollacci, Delle principali malattie della vite e dei mezzi per combatterle. Con ricerche originali ed osservazioni critiche, F.lli Dumolard Editori, Milano 1887;  

Sebastiano Lissone, La fabbricazione e conservazione del vino. Istruzioni popolari, L. Roux, Torino – Napoli 1887;  

Domenico Pindolini, Le crittogame più dannose alla vite. Norme pratiche per i viticultori. Torino, Loescher, Torino 1888;  

Agostino Lunardi, Gli insetti nocivi alla vite. Loro vita, panni e modi per combatterli. Con 54 figure raccolte in tre tavole a colori, Tipografia Eredi Botta, Roma 1889;  

Felice Sahut, Le viti americane, loro innesto e potatura, Carlo Cassone, Casale Monferrato 1890;  

E. De Amicis, Il vino. Illustrato da A. Ferraguti, Ett. Ximenes, E. Nardi, Fratelli Treves Editori, Milano 1890;  

Arnaldo Strucchi, Monografia delle principali viti americane coltivate in Italia, Seconda edizione, Casanova, Torino 1890;

  Ottavi, Strucchi, Viticoltura, Ulrico Hoepli, Milano 1892;  

Grazzi – Soncini, Il vino, Manuali Hoepli, Ulrico Hoepli, Milano 1892 A mezzo del pranzo, dal fritto sino all’arrosto, è raccomandabile l’uso dei vini sopraffini di Barolo, Barbaresco,Gattinara, Valpolicella, Sassella; allora possono succedersi diverse varietà di questi vini, senza inconvenienti; imperocchè, calmato l’appetito, il palato può godersi il piacere di apprezzarne la qualità.
I vini bianchi superiori Capri, Cortese, Soave sono, fra tutti, convenienti per essere serviti con il pesce e quando si mangiano le ostriche…

Camillo Massa, La fillossera in Italia (storia-biologia) e sua comparsa nella provincia di Roma. Provvedimenti adottati finora dal ministero d’agricoltura in Sicilia e nell’alta Italia. Considerazioni, studi e proposte, Tipografia Italiana, Roma 1893 Nel saggio l’Autore prende in esame i rimedi approntati dal Ministero dell’Agricoltura per contrastare la fillossera, insetto parassita letale per la viticoltura, che ha fatto la sua comparsa in Italia del Nord, in Sicilia, e poi nella provincia di Roma a partire dal 1879;  

Abate, Minneci, Letterio, Le viti americane. Manuale teorico-pratico di viticoltura ad uso dei proprietari e direttori di vigneti, Nicolò D’Amico, Messina 1893; Scelta del terreno; Concimi vegeto-animali; Storia della vigna; Invasione fillosserica; La vigna americana; Ibridazione; Altri ibridi; Coltura della vigna; Innesto; Potatura; Potatura corta; Dei tutori; Assestamento del vigneto; Malattie della vigna;  

U. Brizzi, Le malattie crittogamiche della vite e modo di combatterle – illustrato – 83 figure e tavola cromolitografica, Vallardi SD, Milano 1895;  

Domenico Pindolini, Gli insetti dannosi alla vite,  Vallardi s.d, Milano 1896;  

Carlo Hugues, Il carbonato calcico e l’adattamento delle viti americane nelle terre dell’Istria, Parenzo, Coana 1896;  

Egidio Pollacci, La teoria e la pratica della viticoltura e della enologia con numerose e nuove ricerche inedite, Fratelli Bocca, Milano 1896; Prima edizione economica della quinta edizione rifatta ed accresciuta;  

Agostino Piccardi, alcune regole più importanti e ragionate di viticoltura e vinificazione compilate ad uso degli agricoltori dall’ex arciprete Piccardi Agostino di pieve di teco – il prezzo della vendita di questo libretto andrà a benefizio delle opere pie diocesane, tipografia  vescovile Craviotto,  Albenga 1897 terza edizione con molte aggiunte;  

Pietro Voglino, La filossera in Italia, Derossi, Torino 1899;  

Cesare Feliciangeli, Studi sulle più dannose malattie della vite e dell’olivo, e sui ‘nuovi rimedi’, Croci, Milano 1900: Raccolta di brindisi per tutte le occasioni, apostrofi al vino, inni in lode di bacco, canzoni da tavola, ringraziamenti per regali di bottiglie, scherzi sul vino e sui bevitori;  

Vittorio Peglion, Sulle cause della resistenza delle viti americane alla fillossera. Saggio storico-critico, Firenze 1900;  

Salvatore Mondini, Il marsala, Cassone, Casale Monferrato 1900 Cenni storici sull’industria del Marsala; La coltura della vite nei centri di produzione del Marsala; La materia prima. Il sifone, il mosto cotto e l’alcool. Fabbricazione del vino Marsala; I vasi vinari. Commercio. Legislaz. sugli spiriti in rapporto al Marsala. Attuali condizioni dell’industria del Marsala;

  G. Farini, Cochylis (verme dell’uva). Caccia alle farfalle, Padova 1901;  

Filippo Cantamessa, Il vino. Sua produzione, conservazione e commercio. Viticoltura moderna – vinificazione – utilizzazione dei residui del vino – commercio dei vini – alcool denaturato, Unione Tipografico Editrice, Torino 1904;  

Sante Scelsi, Viticoltura moderna. Appunti, Tipografia Queriniana (Biblioteca della famiglia Agricola), Brescia 1904. Terreno, concimazione, specie e varietà di viti, innesti, potatura, malattie della vite (fillossera) e trattamenti;  

Marchese Giovanni, Il vino. Modo di farlo e conservarlo, Sonzogno, Milano 1904;  

G. Molon, Ampelografia – vol. I  e II Ulrico Hoepli descrizione delle migliori varietà di viti per uve da vino, uve da tavola, porta-innesti e produttori diretti, Ulrico Hoepli, Milano 1906;  

Arnaldo Strucchi, Il vermouth di Torino. Monografia. Bibl. Agraria ottavi, Cassone, Casale Monferrato 1906 Proprietà igieniche, origine, composiz., aromi, vini adatti (tra cui il Moscato di CANELLI), preparaz., invecchiam. artificiale, chiarificaz., travaso, invecchiam. naturale, speciali (chilato, al Barolo, al Bitter, con Garus, con est. d’erbe, al Marsala, alla vaniglia). Analisi. Vasi vinari, tini, locali, lavoraz., confezionam. barili, commercio, leggi, dazi, monete estere/lira;  

Edoardo Ottavi, Arturo Marescalchi, L’arte di fare il vino nelle annate cattive. Sesta edizione riveduta ed aumentata, Cassone, Casale Monferrato 1907;  

Ferdinando Vallese, Le viti americane e la viticoltura moderna, Vallardi S.D. Milano 1908, Seconda edizione;  

F. Coceani, Impianto del vigneto. Parte i. Questioni preliminari, Seitz, Udine 1910 Estratto orig. dall’Amico del Contadino. Pubblicazione dell’Associazione Agraria Friulana. Non comune;  

Vittorio Racah, Per la difesa contro la filossera. Manualetto pratico del viticultore toscano, C. Cocci, Firenze1911;

Paolo Emilio Alessandri, Vino-liquori e conserve alimentari. Manuale teorico-pratico ad uso dei produttori, dei commercianti e dei privati, Perella Editore, Milano 1911 Preparazione e conservazione di vini, aceti da tavola, liquori, produzioni di estratti, conservazione di alimenti vegetali e animali, salse e mostarde…;  

A. Strucchi, Vini spumanti. Vini bianchi e rossi a spuma naturale ed a spuma artificiale, Cassone, Casale Monferrato 1911;  

O. Gervaso, E. Lanzi, Il giardinaggio e la cantina, Lattes, Torino 1911  Il giardino, l’orto, la cantina, il vino;  

Augusto Jemina, Viticoltura, S.T.E.N., Torino 1911;  

Carlo La Marca, Viticoltura di gran reddito. La vigna a pergola, Marescalchi, Casale Monferrato 1912. Dall’indice: Il sistema Cazenave; Deterioramento dei grappoli; La separazione dei tralci; Composizione della Pergola; La Pergola doppia; Legatura dei capi di legno; Impianto d’una vigna a doppio cordone; Vigne associate. Collana ‘Manuali Marescalchi’;  

Arturo Marescalchi, Consigli, formule e ricette pel cantiniere. Quarta edizione biblioteca agraria ottavi. Vol. XCIII, Cassone, Casale Monferrato 1912 Indice: Tinaie, cantine e recipienti cinarii, Ammostatura – Fermentazione – Svinatura, Colmature – Calo dei vini – Travasi, Conservazione del vino, Alcuni miglioramenti del vino, Difetti del vino, Malattie dei vini, Imbottigliamento del vino, Secondi vini e vinelli, Vini speciali e vini medicinali, Sostanze che non si debbono aggiungere al vino e sostanze che si possono aggiungere; 

Autore anonimo, De l’origine del vino. De la sophisticatione del medesimo. Bottiglieria astigiana, Bottiglieria Astigiana, Milano 1914;  

Remo Grandori, Risultati dei nuovi studi italiani sulla filossera della vite, Ulrico Hoepli, Milano 1914; 

Domizio Cavazza, Viticoltura, UTET, Torino 1914. Nuova Enciclopedia Agraria Italiana diretta da V. Alpe. Introduzione, Ampelografia, Ampelotecnia, Ampelopatia, Economia e statistica viticola;  

Sante Cettolini, La viticoltura moderna, Battiato, Catania 1915; 

D. Tamaro, Uve da tavola. Economia della coltivazione – varietà – coltivazione – conservazione e cura dell’uva, Ulrico Hoepli, Milano 1915; 

S. Cettolini, Vini dai residui della vendemmia e vini sussidiarii -  secondi vini e vinelli – modo di aumentare la produzione del vino nelle annate di scarsa vendemmia, Ulrico Hoepli, Milano 1916;  

D. Tamaro, Viticoltura. Manuale pratico ad uso dei viticoltori italiani. Ottava edizione interamente rinnovata dal prof. D. Tamaro, Ulrico Hoepli, Milano 1921;  

M. A. Maragliano,  Manuale pratico per la fabbricazione dei liquori, sciroppi, gazzose. Con l’aggiunta di: brevi cenni sulla fabbricazione del vino vermouth – tavole, metodi ed istruzioni, utilissimo al fabbricante di liquori ed acque gazzose – impiego degli eteri di frutta nelle caramelle – confetti – gelati – vademecum del cantiniere, Masiero Casagrande, Milano 1922;  

Ottavio Corgini, Il problema della viti-vinicoltura. Contributo allo studio della crisi viti-vinicola nazionale, Officine Grafiche Reggiane, Reggio Emilia 1924; 

Andrè Godard, Gli uccelli necessari all’agricoltura, alla silvicoltura, alla viticoltura, all’arboricoltura e all’igiene pubblica. Traduzione del dottor L. Sassi, Marescalchi, Casale Monferrato 1922;  

C. Odifredi, F. Carpentieri, Viticultura e enologia. Con 216 illustrazioni, Vallardi, Milano 1923; 

Arturo Tofanelli, Splendori del vino attraverso i tempi, Ist. Edit. Nazionale, Milano 1928;  

F. Carpentieri, Trattato di viticoltura moderna. V edizione della ‘viticoltura teorico pratica’ di Ottavio Ottavi. (biblioteca agraria ottavi, n.76-76bis), Casa Editrice Fratelli Ottavi, Casale Monferrato 1929-1930; Contiene i seguenti capitoli: la pianta; l’ambiente; impianto del vigneto; viticoltura speciale; malattia della vite; economia ed estimo della vite; 

D. Tamaro, Viticoltura industriale Ulrico Hoepli manuale pratico ad uso dei viticoltori italiani, Ulrico Hoepli, Milano 1930;

 Luigi Manzi, La viticoltura e l’enologia presso i romani, Marescalchi, Casale Monferrato 1930;

 Edoardo Bassi, Uva o vino. Il problema della viticoltura e la sua soluzione. Questo libro risponde alla domanda e insegna praticamente quanto dovrete fare nel vostro vitigno, Carlo Tarantola Editore Piacenza 1931; 

A. Mazzei, L’ arte di fare il vino, Ramo Editoriale Degli Agricoltori, Roma 1933; 

C. Simoncini, Malattie dei vini, Ramo Editoriale Degli Agricoltori, Roma 1933; Vino sano e vino alterato – L’armamentario e l’armadio farmaceutico del cantiniere – Difetti dei vini – Difetti originari dell’odore, del sapore e del colore – Difetti acquisiti del sapore e dell’odore – Difetti della limpidezza – Malattie dei vini;  

A. Mazzei, Il buon cantiniere, Ramo Editoriale Degli Agricoltori, Roma 1934; 

Ottorino Bernini, La viticoltura pratica, Lattes, Torino 1934; 

Arrigo Musiani, Contributo allo studio dei vitigni coltivati in provincia di Siena, Tipografia San Bernardino, Siena 1935;

 

Prezzi e commercio del vino.

 

Governo Pontifico, La magistratura di macerata. Avviso… Si stima conveniente imporre una tassa sull’imbotto del vino… Non escluso il vino misturato con acqua… Dopo fatta la verifica del vino… Chiunque vorrà introdurre in questa città, borghi, villa e campagna vino proveniente… Dalla residenza comunale di macerata, 29 novembre 1837, Cortesi, Macerata 1837; 

AA.VV., «Società per l’esportazione dei vini indigeni», Tipografia Mussano, Torino 1846. Testo della Società torinese per l’esportazione dei vini indigeni, presieduta da Carlo Ferrero Della Marmora e da Cesare Balbo, con un documento a stampa firmato da Carlo Alberto. Seguono gli Statuti di tale Società. L’art. 1 stabilisce la fondazione di ‘una Società anonima per istabilire una o parecchie case di commercio destinate allo spaccio specialmente esterno dei vini degli Stati di S. M.’;  

«Tariffa delle gabelle toscane – tariffa delle gabelle toscane ragguagliata al peso, misura, e moneta lucchesi Firenze», Stamperia Granducale, Firenze 1847. Importante edizione (la prima uscì nel 1781 per Gaetano Cambiagi) sulle tariffe (l’istituzione della gabella unica) istituite nel Granducato di Toscana per volere di Leopoldo II. Disposte in ordine alfabetico (con relativa gabella di ‘introduzione’, ‘estrazione’ e ‘passo’), sono elencate moltissime merci, testimonianza della grande varietà di prodotti esportati e importati in Toscana: prodotti agricoli, animali, generi alimentari e prodotti medicinali, ma anche i materiali per artisti (come inchiostri, pigmenti…), occhiali, beni di cuoio, vino, vetro…..Alla tariffa delle gabelle toscane segue quella con relativo ragguaglio in lire lucchesi;  

Emilio Bertone di Sambuy, Sulla industria dei vini in Italia. Casa di commissione di Caminale e Bussone per lo smercio dei vini nazionali all’interno ed all’estero. Relazione del marchese Emilio Bertone di Sambuy, Tipografia G. Favale, Torino 1867. Bertone di Sambuy fu presidente della R. Comm. Enologica e commissario speciale per i vini all’Esposizione Internazionale di Londra del 1862;  

Origene Cinelli, Quanto costa l’uva e il vino ‘Studi di economia rurale’, Fratelli Centenari, Roma 1882. L’autore era professore di agricoltura ed estimo nell’Istituto Agrario di Viterbo, noto per l’Ampelografia del Comune di Sinalunga (Siena) pubblicata nel 1873 e per altri studi di viticoltura. Interessante indagine dei costi e dei metodi di produzione vinicola, effettuata comparando la tecnica di diverse zone d’Italia con lo scopo di: ‘Studiare e descrivere il sistema di coltivazione della vite con l’obbiettivo di scuoprire il resultato economico a cui conduce’;  

S. Mondini, Produzuzione e commercio del vino in Italia, Ulrico Hoepli, Milano 1899; 

Giovanni Dalmasso, Problemi economici di agricoltura astigiana, Vincenzo Bona, Torino 1910. Caratteristiche dell’agricoltura astigiana. Studio economico dell’agricoltura astigiana. I risultati economici della viticoltura specializzata e della viticoltura consociata;  

Marescalchi, Ottavi, Vade-mecum del commerciante di uve e di vini in Italia, Cassone, Casale Monferrato 1911 Interessante ed esauriente studio sulle zone vinicole dell’Italia con le produzioni di vino, le qualità e altre notizie;  

Autore Anonimo, Il vino in Italia. Produzione – commercio con l’estero – prezzi. Supplemento alle notizie periodiche di statistica agraria ministero di agricoltura, industria e commercio. Ufficio di statistica agraria,  Tipografia Ditta Ludovico Cecchini, Roma 1914; Statistica di grande interesse, che esamina la produzione di uva, la sua distribuzione secondo il tipo di territorio e regione, il suo rendimento in vino, gradazione alcolica, il consumo di vino in Italia, il confronto col francese, i prezzi, etc.; 

Francesco Carpentieri, Produzione e commercio dei filtrati dolci e dei mosti muti, Fratelli Ottavi, Casale Monferrato 1927 Dall’indice: La fermentazione alcolica – Dei mezzi per impedire od arrestare la fermentazione alcolica – I locali ed i recipienti – Mosti sterili – Correzioni e sofisticazioni dei filtrati dolci e dei mosti muti – Commercio dei filtrati e dei mosti;  

Igiene e salute, alimentazione, dieta. 

Giovanni Battista Salvadori, Raccolta di osservazioni sull’efficacia del vino amaro antifebbrile – terza collezione,  Mayer, Napoli 1813;

Sono riportati i successi ottenuti con questo rimedio nelle febbri: terzana, gastriche, carcerarie, affezioni reumatiche, itterizia, disordini uterini, affezioni renali, vizio gonorroico, ecc.;

 Edmondo De Amicis, Gli effetti psicologici del vino,  E. Loescher, Torino 1881. Conferenza tenuta alla Società Filotecnica di Torino il 15 aprile 1880;  

Bartolomeo Bertoncelli, Il vino e la birra rispetto all’igiene e all’economia. Memoria letta nella pubblica adunanza il 2 agosto 1888 , Franchici, Verona 1889;  

Giovanni Faralli, Igiene della vita pubblica e privata, Ulrico Hoepli, Milano 1893. Riguarda ogni possibile aspetto dell’igiene pubblica a privata: fisiologia corporea, climatologia e influsso del clima, alimentazione e dietetica, vestiario, igiene della casa, igiene cittadina, acque potabili, rifiuti, fogne, strade, latrine, ospedali, prigioni, cimiteri e obitori, teatri, igiene dell’infanzia, edifici scolastici, igiene delle professioni. La parte sull’alimentazione concerne ogni possibile cibo, l’acqua, il vino e la birra, il thè e il caffè, il koumis e il kefir degli abitanti del Caucaso e dei Tartari;  

Arturo Marescalchi, Il vino davanti alla chimica, alla legge ed all’igiene, Cassone, Casale Monferrato 1899 Tela, con grafici e tabelle di studi chimico-fisici, con timbro di estinta biblioteca dell’Istituto Cavanis;

 Adriano Valenti, Aromatici e nervini nell’alimentazione, Ulrico Hoepli, Milano 1904. I condimenti – L’alcool (vino, birra, liquori, rosolii, ecc.) – Il Caffè – Il Thè – Il Guaranà – La Noce di Kola, ecc. – ‘Sull’uso del tabacco da fumo e da fiuto’. Prima edizione;  

Livio Sostegni, La composizione del vino nei riguardi dell’igiene e delle moderne tendenza dei consumatori. Relazione presentata al IV congresso internazionale di agricoltura in Roma, Tipografia e Litografia Sansoldi, Alba 1904. Pubblicazione della Regia Scuola di Viticoltura ed Enologia di Alba. Estratto dall’‘Antologia Agraria’, anno  1903, n. 12, anno 1904, nn. 1-2-3;  

Paolo Emilio Alessandri, La chimica delle sostanze alimentari con una appendice sull’aria e sopra varie materie di uso comune, Ulrico Hoepli, Milano 1900; 

Alberti Giuseppe, ‘Dieta parca’ e salute. Lineamenti psicofisiologici nelle antiche regole religiose, Ulrico Hoepli, Milano 1942 La quaresima, il digiuno periodico e le astinenze. Il meccanismo fisiologico della loro azione benefica. Lineamenti psicofisiologici nelle regole monastiche da San Pacomio a San Francesco da Paola. La chiesa cattolica e la sua prassi nell’uso del vino. La dieta parca intesa modernamente.  

Distillazione e distillati. 

Sante Cettolini, Manuale per la distillazione delle vinacce e del vino, l’estrazione del cremore di tartaro, l’utilizzazione delle vinacce come foraggio, come concime ecc..e l’estrazione dell’olio dai vinacciuoli, Fratelli Dumolard, Milano1889. Nel frontespizio si specifica inoltre: ‘coll’elenco delle leggi e dei regolamenti attualmente in vigore nel Regno sulla distillazione e loro estratto sistematico’;

 Matteo da Ponte, Distillazione delle vinacce del vino, delle frutta fermentate e di altri prodotti agrarii. Fabbricazione del cognac. Estrazione del cremore di tartaro. Utilizzazione di tutti i residui della distillazione, analisi dei mosti, vini e tartari preventivi, Ulrico Hoepli, Milano 1901;  

A. Dal Piaz, Fabbricazione del cognac e dello spirito di vino Ulrico Hoepli distillazione delle lecce e delle vinacce, Ulrico Hoepli, Milano 1904;  

Paolo Emilio Alessandri, Vini liquori e conserve alimentari, Luigi Pierella Editore, Milano 1911. Manuale teorico-pratico ad uso dei produttori, dei commercianti e dei privati. Tratta della preparazione, conservazione e pastorizzazione del vino, degli aceti da tavola, dei liquori in genere, degli estratti, con ricette varie per produrli economicamente. Tratta inoltre del modo di conservare frutta, legumi, ortaggi, selvaggina, carni varie, salse e mostarde;  

Matteo Da Ponte, Distillazione, Ulrico Hoepli, Milano 1922 Distillazione: vinacce – vino – frutta fermentate – amidacei – erbe aromatiche – fiori, ecc. . Estrazione: del cremor di tartaro – dell’olio dai vinaccioli – dei succhi dolci fermentiscibili, ecc. . Sterilizzazione: del succo d’uva – fabbricazione dei vini spumanti. Preparazione: dell’acquarzente Cognac) – delle bibite alcooliche ed analcoliche. Quarta edizione completamente rifatta.

Per bibliofili gaudenti.

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In  Europa  la  seconda  metà  dell’Ottocento  vede  la  nascita delle edizioni economiche di letture e manuali popolari: la «Railway Library» di Routledge in Inghilterra, la «Bibliothéque des Chemins de Fer» in Francia, la collana «Reclam» in Germania. Tuttavia l’aumento dei lettori, a seguito di processi crescenti di scolarizzazione, ha già determinato l’emergere di un secondo fenomeno: quello dei libri che hanno un successo che può essere definito di massa, «libri che possono capitare nelle mani di chiunque, dotto o incolto che sia, da non confondere neppure con la moderna categoria dei best-seller, legata alla narrativa di consumo, le cui fortune sono destinate ad esaurirsi nel volgere di pochi anni. Se proprio non si può fare a meno della terminologia inglese, una parte significativa di questa produzione è se mai da ascrivere alla tipologia dei long-sellers, ovvero quei titoli che non compaiono nelle classifiche, ma che restano disponibili negli anni e talvolta anche nei secoli, incidendo con discrezione, ma in profondità sulle abitudini culturali[1].» Nei primi decenni post-unitari, per la prima volta nella storia della cultura italiana si assiste ad un netto aumento della produzione di titoli di argomento scientifico, addirittura maggiore rispetto a quelli letterari. I dati generali sono significativi: nel 1863 in Italia si stampavano 4243 titoli, nel 1886 si arriva a 9003. Il nuovo pubblico, generato dall’alfabetizzazione e dal miglioramento delle condizioni economiche, acquisisce dimestichezza con le pubblicazioni scientifiche ed è concentrato, come si è detto, prevalentemente nel Nord del paese. Ad appassionarsi alla scienza sono i lettori della piccola e media borghesia: lo stesso Mantegazza[2] nei suoi volumi precisa di volersi rivolgere alle classi colte affinché possano diffondere nel popolo le loro conoscenze. Gli editori si rivolgono anche ai ceti aristocratici, dove riescono a trovare anche molte lettrici. In questo clima di costruzione della cultura nazionale nascono e si diffondono opere che tentano di unificare e uniformare i comportamenti degli Italiani, ridefinendo tradizioni e costumi comuni. Un esempio è il manuale di cucina di Pellegrino Artusi[3], dei vari manuali di galateo che tentano di ‘fare gli italiani’, che trovano il modo di manifestarsi, come fa notare Filippo Mazzonis, anche in veri e propri casi letterari pedagogico-moralisti che diventano addirittura best-seller: da Edomondo De Amicis a Mantegazza a Collodi[4].» Come si potrà vedere oltre, le pubblicazioni con tematiche viti-vinicole hanno, non diversamente da altri argomenti di carattere tecnico, culturale e sociale, uno sviluppo impetuoso che trova la sua ascesa  in concomitanza, a fine Ottocento, con fenomeni ricordati sopra, quali le inchieste agrarie, lo sviluppo delle cattedre ambulanti, l’aumento della scolarizzazione e dell’alfabetizzazione, la fede per il progresso e le scienze positive, la diffusione delle conoscenze tecniche e delle tecnologie applicate in vari settori. 

Giornali, annali, bollettini, almanacchi, calendari, agende, listini. 

Uva Rossese. S.L. S.D. (MA Vigevano 1836) ESTR. COP. MUTA, PP. 181/185 (‘Repertori D’Agricoltura’);

 Giuseppe Bosi, «L’agricoltore italiano», giornale d’agricoltura, arti campestri, pastorizia, veterinaria, economia domestica, architettura rustica, giardinaggio, meteorologia ….1837 – 38. Segue: varietà agrarie o sia portafoglio campestre per il perito agrimensore pel fattore di campagna e pel proprietà di fondi rustici…. . Tip. Dall’Olmo e Tiocchi (poi Bortolotti), Bologna 1837 – 3 Raccolta di nozioni agricole raccolte e tratte da varie altre pubblicazioni. La seconda parte sotto il titolo di ‘varietà’ risulta essere una sorta di appendice dell’agricoltore italiano stesso. Una delle tav. presenti raffigura il curioso albero dei conti Lascaris a Ventimiglia.  

Ottavi e Meloni, Il coltivatore, Eredi Maffei, Casale Monferrato  1873 Raccolta del giornale di agricoltura pratica, articoli sul concime e la potatura, la viticoltura, la coltivazione dei terreni arenosi, l’estrazione dell’olio d’oliva, la solfazione delle viti e delle uve, la pescicoltura, l’allevamento, l’isolamento e la riproduzione dei bachi da seta, le falci e gli aratri americani, i rimovimenti, la trebbiatura dei cereali , una serie di escursioni agricole nel Nord Italia e consigli per riparare agli errori più frequenti nell’agricoltura;

 R. Voglia (Marchese), Cenni agricoli. (della razionale coltura degli oppi delle alberate – studi e confronti fra i diversi sistemi della coltura della vite s” ad alberata che a vigna – se meglio convenga piantare le vigne con i vitigni più fini o con i comuni, ma buoni). Tratti dal «Bollettino Agrario di Macerata e Camerino», Tipografia Borgarelli, Camerino1877; 

«Il consigliere delle famiglie, giornale della vita casalinga», Tipografia della Gioventù (Giovanni Bonardi, gerente responsabile) Genova, 1898 (primo anno pubblicazione 1878) Intero ventesimo anno di pubblicazione bimestrale, che comprende i nn.1-24 (dal 1 gennaio 1898 al 15 dicembre 1898). Interessante periodico di Economia domestica, con consigli di igiene e medicina personale, piccoli – grandi segreti per la cura e l’ igiene della casa, della persona, della biancheria ed un ampio ricettario per preparare ogni sorta di pietanze in cucina: anitra alle olive, gelatina di limone, stufato di capriolo, pasta sfogliata, panettone, brioche, gatò alla francese, marzapane all’ italiana, pane di Spagna, Maddalena all’italiana, formaggio inglese, oltre alle cure per la cantina.  

G. Tuccimei, La philloxera vastatrix planchon. Riassunto delle cognizioni possedute fino ad oggi su tale argomento. Estratto dal periodico «Gli studi in Italia», anno II, vol. I  Tipografia della Pace, Roma 1879;

 Giovanni Monti, Il giallume delle viti ed il vaiuolo delle uve. Bologna, 1879, 8VO BR. PP. 57/72, in «Annali della Società di Agraria», Provincia di Bologna, Bologna 1879;

 Federico Martinotti, La corrente elettrica e le malattie del vino. nota del dott. Martinotti, assistente presso la r. stazione agraria di Torino. estratto dal giornale ‘le stazioni sperimentali agrarie italiane’ seduta del 14 agosto 1881 Torino. Stamperia Reale di Torino, Torino 1881‎; 

Gino Cugini, Ricerche sul mal nero della vite, Annali soc. Agraria, Bologna 1882; 

Statuto della società generale dei viticoltori italiani. (approvato nell’assemblea generale del giorno 8 giugno 1884), Tipografia dei Lincei, Roma 1885;  

«L’amico del contadino. Letture periodiche per i campagnoli», Cellini, Firenze 1885-1889 16 pp. ogni fascicolo. Viticoltura, ulivicoltura, orticoltura ecc. ecc; 

Paolo Sormanni (a cura di), «La villa e la fattoria». Giornale illustrato di agricoltura ed orticoltura. Anno IV, Società Cooperativa, Milano 1886 Si tratta della IV annata del giornale d’agricoltura fondato e diretto da Paolo Sormanni, cui si deve la celebre bibliografia di viticoltura ed enologia. Articoli sull’enologia (vini nuovi, travasi, botti, chiarificazione, vendemmia, torchi, cantina, vinificazione, una nuova macchina per il travasamento dei vini -con incisione-), viticoltura, governo dei maiali a Modena, fabbricazione del formaggio magro, olio di oliva, conserve di pomodori e funghi. Passeggiate agrarie nel lodigiano, Brianza e Valtellina;  

Direttore Responsabile Prof. Riccardo Gamba, «L’Umbria agricola. Giornale di economia rurale e delle industrie campestri», Tipografia di V. Santucci, Perugia 1888 La raccolta è formata da 12 fascicoli ognuno contenente due numeri della rivista. All’interno della rivista numerosi articoli di enologia, agricoltura e concimazioni, viticoltura, bachicoltura, coltivazione del gelso, olivicoltura e produzione dell’olio, coltivazione del tabacco, animali da allevamento. Nello specifico in questa annata: fiera dei vini a Roma, acqua di fuoco Mazzucchetti, i comizi agrari di Perugia, Spoleto e Terni; miniere a Pesaro, cantine sperimentali in Sicilia, allevamento della trota in Umbria, vigneti e vino in Francia, raccolto della canapa. Alla fine di ogni brossura i mercuriali divisi per ogni città dell’Umbria tra cui Rieti;  

«Giornale di viticoltura, enologia e agraria»  Pergola, Avellino 1894-1899;

Scuola di viticoltura ed enologia di Conegliano, «La rivista – periodico di viticoltura, enologia, agraria» Cagnani, Conegliano 1896-97-98-99 Annate complete della Rivista promossa dalla Scuola di Conegliano (prima del 1895 si chiamavano appunto Annali della Scuola di Viticoltura ed Enologia). Solo nell’ultima annata vengono indicati come direttori Giunti e Sannino. In precedenza veniva indicato un Comitato di Redazione composto da insegnanti della Scuola. Di enorme interesse per la storia dell’enologia italiana ed in particolare di Conegliano: articoli sui progressi tecnici nella coltivazione delle viti e nella fabbricazione dei vini, situazione del mercato e prezzi dei diversi vini; 

G. Celoria, V. Monti , L. Amaduzzi , G. Giorgi , B. Dessau, G. Baroni, G. Bruni, A. Serpieri, U. Ug, «Annuario scientifico ed industriale anno primo», Fratelli Treves Editori  Milano 1888 L’opera usciva annualmente, qui si fa riferimento all’edizione del 1905: veniva scritta da diversi scienziati e riportava le innovazioni e scoperte nel campo dell’industria e della scienza avvenute in quell’anno. All’interno sono presenti 56 incisioni ed una carta litografica dei terremoti in Italia;

 Scuola di viticoltura ed enologia di Conegliano, «Nuova rassegna di viticoltura ed enologia della R. Scuola di Conegliano. Diretta dai dottori Giacomo Grazzi Soncini, Enrico Comboni, Antonio Carpenè…» Tipo-Litografua F. Cagnani, Conegliano 1890

Ampelografia pratica; Cantina sperimentale d’Imola; Vini spumanti; L’Enologia nel Bordolese; Sul profumo dei vini e delle acquaviti….; 

«Giornale vinicolo italiano commerciale industriale scientifico». Diretto da Edoardo Ottavi, Redattore capo, Arturo Marescalchi, Tipografia Carlo Cassone, Casale Monferrato1892

Tra l’altro: numerose cantine sociali, Cooperazione, Esposizioni ital. e straniere, fillossera, peronospora. Uve. Vini. Strumentazione ecc;  

Circolo Enofilo Italiano, Annuario generale per la viticoltura e la enologia. Anno I, Tipografia nazionale G. Bertero, Roma 1892. Distanze chilometriche fra i capoluoghi di Provincia della Penisola + 4 tavole a colori fuori testo con: insetti nocivi alla vite e figure di foglie malate + numerose figure in bianco e nero nel testo di macchine ed attrezzi enologici, per la concentrazione dei mosti e per la distillazione. In fine elenco dei produttori, commercianti di vini, commissionari, fabbricanti e commercianti di macchine enologiche;  

Icilio Guareschi, «Supplemento annuale alla enciclopedia di chimica scientifica e industriale anno 1895-1896. colle applicazioni all’agricoltura ed industrie agronomiche, alla metallurgia, alla merceologia, alla tintoria, alla galvanoplastica e alla fotografia, alla farmacia, alla medicina e a tutte le industrie chimiche e manifatturiere», Unione Tipografico Editrice, Torino 1896;  

G. Longhi, «Il cantiniere misuratore Italia agricola – Giornale di agricoltura», 1896 Milano, Piacenza, Bologna 1896 Ossia norme per la misurazione dei vasi vinari.  Coll’aggiunta di una tavola di ragguaglio delle antiche misure per il vino in ogni provincia d’Italia. Dall’indice: Segni abbreviati per la indicazione dei pesi e delle misure del sistema metrico decimale – Modo di misurare i vasi vinari: tini, mastelli, botti, misurazione delle botti chiuse, misurazione della capacità dei fusti con metodi approssimativi, misurazione dei vasi scemi – Antiche misure di capacità per il vino 16mo pp. 54 ril in mezza pergamena;  

«Listini relativi ad apparecchi e strumentazione enologica della ditta Vandone», Rusconi, Milano1897/98 Quindici listini anni 1897/98in 8 gr. di pag.4/6/10/12/16 con in prima pagina le condizioni di vendita e l’argomento trattato: Conservazione e trattamento dei vini. Filtri. Affinamento dei vini. Alambicchi-distillatrici comboni. Viticoltura. Vinificazione ecc.. All’interno interessanti e chiari disegni relativi alle apparecchiature offerte;  

AA.VV., Agenzia enologica italiana istrumenti macchine e apparecchi riguardanti la viticoltura l’enotecnica e la distillazione, Pirola, Milano 1898 Catalogo con centinaia di illustrazioni e descrizioni di strumenti per il trattamento del vino e delle viti;  

Angelo Candeo, Nuovo innesto per cambiar le vigne senza perdere il prodotto, Tipografia seminario, Padova 1899 4 tavole litografiche f.t. raffiguranti innesti e attrezzi per innesti, pp. 16 Bollettino 1899 rappresentanza Candeo con illustrazioni di attrezzature per la viticoltura e l’enologia.  

Teodoro Ferraris, Carlo Casali, Il mal della California in provincia di Avellino (con due tavole). Estratto dal giornale di viticoltura e di enologia, anno VIII, Edoardo Pergola, Avellino 1900 Con 2 tavv. in lit. a colori f.t. raff. la foglia di vite colpita dal Mal della California e cellule del palizzata. Saggio relativo alla diffusione della patologia vegetale detta ‘Mal della California’ ad Avellino;  

«Norme e consigli sulle viti resistenti alla fillossera e sull’innesto, per cura della redazione del ‘Giornale vinicolo italiano’»,  Cassone, Casale Monferrato 1900;  

P. Palmieri, E. Casoria, Vini adulterati. Estratto dall’annuario della r. Scuola superiore d’agricoltura, Portici (fine ‘800);  

Gaston Provost Dumarchais, «Il viticoltore dinnanzi al suo podere distrutto dalla fillossera. Giornale di agricoltura pratica», Asti 1901;  

Ditta  Giacomo Maschio, «Brevi istruzioni per combattere la cochylis o tignuola dell’uva. (Uniti due pieghevoli del ministero con le ‘istruzioni per combattere le tignuole della vite’ e, simile, contro ‘le cocciniglie degli agrumi’)», Padova 1902;  

G. Lunardoni, «La lotta contro la fillossera e le critiche del prof. Giov. Battista Grassi. Dall’’Italia moderna – II fascicolo di febbraio», Coop. Poligrafica Editrice, Roma 1904;  

AA. VV , «L’amico del contadino. Almanacco del giornale il coltivatore per l’anno 1904.» Tipografia Carlo Cassone, Casale Monferrato 1904 Utile e pratico manuale per l’’agricoltura formato dai seguenti articoli: Come si paga il latte ai soci portatori nelle latterie sociali, le colture orticole destinate all’esportazione, gli imballaggi per la frutta e le ortaglie, concimi e concimazioni, l’avvenire della viticoltura alta, i pannelli oleosi nell’alimentazione del bestiame, latrine rurali e utilizzazione agricola della torba, formulario per la lotta contro i diversi nemici delle piante, metodo semplice di contabilità per le aziende agrarie ed infine il calendario per l’anno in corso. Al termine le tavole delle spese e profitti;  

Nereo Maggioni, Ernesto Forte, «Calendario perpetuo del viticultore moderno vol. II»,  Lugaro, Palermo 1904;  

«L’Agricoltura Sabina. Periodico mensile organo della cattedra ambulante d’agricoltura per la sabina, della cattedra sperimentale di granicoltura di Rieti, del comizio agrario circondariale di Rieti, del consorzio …» Rara raccolta completa dell’anno 1906 di questa rivista di agricoltura sabina. La raccolta comprende i numeri della rivista da Gennaio a Dicembre. Numerosi gli argomenti trattati all’interno: premi della zona, coltivazione dell’olivo, assemblee locali, prezzi degli strumenti del consorzio agrario sabino, zootecnia, consigli per i contadini, viticoltura, vendemmia e consigli per il vino, produzione dell’olio sabino, mortalità del bestiame in Sabina; statistica generale del bestiame nei comuni della sabina, malaria. All’interno qualche figura di strumenti nel testo;   

«Almanacco agrario» S.A. Trento 1907 Si segnalano studi di bachicoltura, enologia, viticoltura e frutticoltura ed il lungo lavoro monografico di G. Sommadossi sulla Pollicoltura corredato di belle incisioni;  

An, «Agenda Caffaro 1922. Prontuario pel viticultore e frutticultore.» Varese. Grafiche Varesine, Varese 1921 4 tavole in cromolitografia f.t. raffiguranti verme del melo, grappoli d’uva e foglie colpiti da peronospora , tignole dell’uva … bella brossura ill. col. con uva e frutta;  

Plinio Codognato, Vini di lusso società italiana vini superiori. Casale Monferrato, Istituto D’Arti Grafiche, Bergamo1922 Manifesto a colori con piccolo calendarietto dell’anno 1922 mensile applicato, su cartone di Pubblicizzata l’azienda vinicola di Casale Monferrato ancora oggi produttrice di vino. Il volto di un diavolo rosso che apre la bocca per afferrare un grappolo d’uva;  

«Giornale vinicolo italiano. Anno 49», nn. 1-52, Unione Tipografica Popolare già Cassone, Casale Monferrato 1923 I fascicoli presentano una piegatura longitudinale; segni d’umido limitati ai fogli di guardia. La rivista, settimanale, si occupava dei vari aspetti del mondo vitivinicolo nazionale, da quelli connessi alla coltivazione della vite, a quelli più strettamente legati alla quotazione e alla commercializzazione e del vino, delle uve, delle vinacce, degli aceti ecc., prestando attenzione alle frodi e alle adulterazioni enologiche. Al termine di ciascun fascicolo, molte le inserzioni pubblicitarie di ditte del settore;  

E. Malenotti, Cose viticole: la malattia della mosca,  A. Debatte, Livorno 1924

Estratto da «Pagine agricole» n. 9 e 10, settembre-ottobre 1924;  

Ditta G. Bellavita, Macchinario, attrezzi e prodotti per: produttori e negozianti vini, fabbriche liquori, sciroppi, aceti, gazzose, birra ed acque minerali per bottiglierie e bars. «Catalogo semestrale n. 2. Gennaio 1925», Milano 1925; Apparecchiature, pompe, spazzole, turatrici, filtri, saturatori, gasificatori, alambicchi, accessori, colonne per banchi, aeratori, rubinetti, tiraggi per seltz, lavabottiglie, gasometri…). Analisi, vinificazione, conservazione, refrigeranti, estratti, essenze, coloranti. Istruzioni pratiche, preparazioni, prodotti chimici ecc. Attestati di molte aziende; 


[1]     Mario Infelise, Libri per tutti, in Ludovica Braida e Mario Infelise (a cura di), Libri per tutti. Generi editoriali di larga circolazione tra antico regime ed età contemporanea, Utet, Torino 2010, pag. 3

[2]     Cfr. Paolo Mantegazza in http://www.paolomantegazza.it/

[3]    Cfr. Piero Meldini, La ‘cucina del nonno’, ovvero: Artusi inventore della tradizione, in Atti del convegno scientifico con spettacolo e uso di cucina Pellegrino Artusi e la società del suo tempo, Festa Artusiana, cultura, gastronomia, mostre mercato, spettacolo, Sabato 28 Giugno 1997,presso la Sala del Consiglio Comunale di Forlimpopoli, Comune di Forlimpopoli con la collaborazione ed il contributo della Provincia di Forlì–Cesena e della Regione Emilia Romagna, Prima edizione, in http://www.pellegrinoartusi.it/convegni_artusiani.htm

[4]     Federica Cianfriglia, Paolo Mantegazza “poligamo di molte scienze” (1831-1910):  animazione e organizzazione culturale, divulgazione scientifica  e attività politico-istituzionale nell’Italia postunitaria, Tesi di dottorato in http://dspace-roma3.caspur.it/bitstream/2307/159/1/tesi%20dottorato.pdf

Per bibliofili impenitenti.

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Ho cercato di raccogliere, anche se in maniera incompleta, una larga parte delle pubblicazioni in tema vinicolo che si danno nell’Italia post-unitaria (1861). La classificazione che ho adottato è tematica e cronologica ed ho ripreso anche parte delle diverse pubblicazioni preunitarie. Pubblico ora solo la parte relativa all’enologia. Più avanti metterò sul blog atti parlamentari, conferenze, giornali bollettini, almanacchi, libelli sui prezzi e sul commercio del vino…

 ENOLOGIA. 

Giovanni Pozzi, Jacopo Ricci, Jean-Antoine-Claude Chaptal (comte de Chanteloup), Samuel Thomas von Soemmerring, Del vino, delle sue malattie, e de’ suoi rimedj: e dei mezzi per iscoprirne le falsificazioni dei vini artificiali, e della fabbricazione dell’aceto, dalla Stamperia Piatti,  Milano 1816; 

Agostino Bassi, Del mal del segno calcinaccio o moscardino: malattia che affligge i bachi da seta e sul modo di liberarne le bigattaje anche le più infestate. opera del dottore agostino bassi di lodi teorica e pratica la quale oltre a contenere molti utili precetti intorno al miglior governo dei filugelli, tratta altresì delle malattie del negrone e del giallume, dalla Tipografia Orcesi,  Lodi 1835-1836. Bassi, nativo di Mairago presso Lodi, dopo una breve carriera diplomatica, interrotta a causa di gravi problemi alla vista che gli impedirono lunghi spostamenti, si dedicò all’attività agricolo-zootecnica (coltivazione e allevamento razionali, viticoltura sperimentale). Per vent’anni studiò la malattia che colpiva i bachi da seta, nota in Italia come calcino o calcinaccio, arrivando ad identificarne la causa in un fungo parassitario che combattè con cloruro di calcio o nitrato potassio arrivando così a dare una base scientifica ad alcune teorie già esposte da Fracastoro e da Kircher. Grazie ai suoi studi sui microbi parassitari, Bassi è oggi considerato come un precursore dell’opera di Swann, Koch e Pasteur. Questa seconda edizione è accresciuta e corretta rispetto alla prima. Bell’immagine di un baco su una foglia al frontespizio; 

Emilio Sudario, L’analisi del vino e la ricerca delle sofisticazioni. Edizione completamente rifatta dal manuale di Arturo Marescalchi sullo stesso argomento con aggiunte ed appendici sull’analisi dell’aceto e delle sostanze tartariche, sulla preparazione di soluzioni titolate. Marescalchi, Casale Monferrato 1849  Analisi dei mosti, del vino, degli spumanti, filtrati, dell’aceto, delle vinacce, ecc… con speciale riguardo ai più recenti metodi di indagine per la determinazione delle cause più comuni dell’alterazione dei vini. Con molte note manoscritte sui lembi bianchi e sottolineature con matita colorata; 

Vincenzo Caratti, L’enologo italiano. trattato di viticultura e vinificazione,  Istituto Filotecnico Nazionale, Firenze 1867; 

Giuseppe Gatti, Di due metodi per levare al vino l’odore di acido solforico. A beneficio del Comizio Agrario del circondario di Voghera. Tipografia di Giuseppe Gatti, Voghera1868;  

Karl Theodor Neubauer, Sulla chimica del vino discorsi tre tenuti nell’inverno 1869-70 in Magonza, Oppenheim ed Oestrich (sul Reno) dal dr. c. n. direttore della staz. sperim. enologica di Wiesbaden. Versione italiana per cura della stazione sperimentale agraria di Udine. Tipografia G. Seitz, Udine1871;  

Francesco Selmi, Del vino: fabbricazione, conservazione, invecchiamento, difetti, malattie, correttivi, imitazioni, analisi / manuale compilato dal professore Francesco Selmi; con appendice sulle falsificazioni più comuni dei vini. Unione Tipografico Editrice, Torino1878

Seconda edizione torinese di questo raro trattato, pubblicato per la prima volta a Padova da Sacchetto nel 1871. Francesco Selmi (1817-1881), era un noto chimico modenese. L’appendice Sulle falsificazioni più comuni dei vini ed in particolare colla fucsina ed altre materie coloranti è di Icilio Guareschi; 

Egidio Pollacci, La teoria e la pratica della enologia popolarmente esposte e precedute da nozioni di viticulturae da istruzioni sulla classazione e commercio dei vini italiani sulle statistiche e mostre enologiche; sulle società e stazioni vinicole sulle scuole teoriche pratiche di viticoltura e vinificazione ecc... Fratelli Dumolard, Milano 1876 Edizione ulteriormente aggiornata rispetto alla seconda del 1872 e accompagnata da 58 ill. intercalate n.t. e num.se tabelle. Interessanti capitoli riguardanti le società e le stazioni enologiche, la storia della vite, studi sui terreni, scelta e separazione dei vitigni, vari sistemi di potatura…Il pistoiese Pollacci fu Professore di Chimica farmaceutica alla Reale Università di Pavia; 

Luigi Gabba,  Trattato di analisi chimica generale ed applicata, ad uso delle scuole d’applicazione degli ingegneri, delle università, degli istituti tecnici, dei chimici pratici, farmacisti, industriali ecc. parte prima – parte seconda  Ulrico Hoepli Editore -Libraio  Milano 1880-1881 Con 56 illustrazioni in bianco e nero nel testo alla Parte prima, 38 alla Parte seconda;

 Arnaldo Strucchi, Aumentiamo e miglioriamo la produzione del vino – precetti di enologia pratica Carlo Brigola, Milano1884

Dedica in stampa a Domizio Cavazza e prefazione dell’autore scritte da Costigliole d’Asti nell’aprile del 1884. Sono allegati al fondo del volume le recensioni sul volume dell’autore sulla coltivazione della vite edito un anno prima (Cavazza, Ottavi, Raineri, Aloi, Vicenza, Grazzi Soncini, Gatti, Carpenè);  

M. Barth, Analisi del vino nel riguardo sanitario e legale Ulrico Hoepli Milano1886;  

Pio Bolletti, Trattato popolare di enologia applicata alle cantine sociali ed al commercio del vino corredato di nozioni sulla distillazione e sulla tenuta dei libri occorrenti alle aziende enologiche (vol. I – II). Casa Editrice Tipografica Enrico Trevisini Milano, Roma, Napoli 1890;  

Giovanni Marchese,  La pratica della fabbricazione dei secondi vini ed ausiliarii. Tipografia Nazionale di V.  Ramperti, Milano1895;  

Antonio Marchesi, Studio sulle alterazioni del vino. Ad uso delle scuole pratiche e speciali d’agricoltura e dei produttori italiani. Tipografia d’Ignazio Galeati e figlio, Imola 1898; Con 6 figure su una tavola ripiegata fuori testo. Le alterazioni del vino: tutte le malattie, i difetti, gli esperimenti tecnici eseguite nelle cantine. Edizione originale e non comune. Stampato su carta forte, sporadiche, leggere fioriture ma buono stato di conservazione;  

Giovanni Possetto, La chimica del vino. Analisi, alterazioni, manipolazioni, adulterazioni con appendice sulla fabbricazione e sull’analisi dell’aceto, Clausen, Torino 1897;  

Raffaello Sernagiotto, Enologia domestica. Ulrico Hoepli, Milano 1894. Interessante trattatello riguardante il vino: da pasto, di lusso, norme di conservazione, malattie del vino e norme per curarlo, fabbricazione domestica del vinello e dell’aceto…etc.;  

Max Barth, Enrico Comboni, Analisi del vino ad uso dei chimici e dei legali. Ulrico Hoepli  Milano1901;  

Ignazio Lomeni, Considerazioni analitiche sulle cause dello scoloramento de’ vini fabbricati in vasi chiusi e sui mezzi proposti a rimedio colla descrizione di un nuovo meccanismo che perfeziona la vinificaz. E colora i vini eseguendo la follatura delle uve …., Giovanni Silvestri MDCCCXXVI Milano1900;  

Nicola Bocchicchio, Lavori diversi di viticoltura ed enologia.  Tipografia Giuseppe  Scuto, Caltagirone 1903 Raccolta di diversi contributi dell’agronomo siciliano apparsi su riviste e quotidiani;  

Filippo Cantamessa, Il vino. Sua produzione, conservazione e commercio. Viticoltura moderna – vinificazione – utilizzazione dei residui del vino – commercio dei vini – alcool denaturato.  Unione Tipografico-Editrice, Torino1904;  

Alberto Aloi, Le adulterazioni del vino e dell’ aceto e mezzi come scoprirli, Ulrico Hoepli, Milano1904;  

Ottavio Ottavi – Arnaldo Strucchi, Precetti ad uso degli enologi italiani con una appendice sul metodo della botte unitaria pei calcoli relativi alle botti circolari dell’ing. Agr. Rinaldo Bassi, Ulrico Hoepli, Milano1904

Elementi di enochimica, enotecnica, correttivi – malattie – secondi vini , vini di lusso , commercio del vino, appendice;

 Prof N. Passerini, Il governo del vino come si pratica in toscana – con appendice sull’uso dei fermenti selezionati in enologia, Tipografia e litografia Carlo Cassone, Casale Monferrato 1905 Indice sommario: Parte sperimentale (Cenni storici e bibliografici – In che cosa consiste il governo secondo l’uso toscano – Come furono condotte le esperienze – Esperienze sulla raccolta del 1893 – Esperienze sulla raccolta del 1894 – Altre esperienze sul raccolto del 1894 – Conclusioni – I termini selezionati applicati al governo del vino. Prova sperimentale della maggiore conservabilità comunicata al vino dal governo – La pratica di conservare il vino sul governo) – Parte Pratica (Le migliori uve da governo – Raccolta e conservazione delle uve per governo – Applicazione del governo al vino. Uso dei fermenti selezionati – I fermenti selezionati in enologia);  

Averna Saccà, Tannini nell’uva e nel vino, Ulrico Hoepli, Milano 1904; 

A. Sannino, Trattato completo di enologia. Stabilimento Arti Grafiche, Conegliano 1906; 

Averna Saccà, L’uva nelle malattie dei vini, Ulrico Hoepli, Milano 1907;  

G. Ciapetti, L’industria tartarica: materie prime derivanti dal vino: fabbricazione e raffinazione del cremore di tartaro secondo i procedimenti più moderni: fabbricazione del tartrato di calcio: fabbricazione del l’acido tartarico: analisi delle sostanze tartariche dei derivati: controllo di fabbricazione, Ulrico Hoepli Editore -Libraio  Milano 1907;  

S. Cettolini, Dal mosto al vino Ulrico Hoepli la fermentazione alcoolica, Ulrico Hoepli, Milano 1910;  

A. Durso Pennisi, De l’origine del vino. De la sophisticatione del medesimo. Bottiglieria Astigiana, Milano1914;  

A. Durso Pennisi, Invecchiamento artificiale dei vini, aceti e spiriti  Ulrico Hoepli, Milano1916;  

F. Antonio Sannino (Direttore della scuola di viticoltura ed enologia di Alba) Trattato completo di enologia secondo il programma delle r. Scuole enologiche e degl’istituti sup. Di agricoltura, in 2 voll., Vincenzo Bona, Torino 1920 In quest’opera non viene trascurato nessun aspetto dell’industria enologica: locali, attrezzature, vendemmia, processi di vinificazione, composizione chimica dei vari vini, degustazione, classificazione e conservazione dei vini da pasto e da taglio, vini liquorosi e champagne;  

Giuseppe De Astis, Gli acidi del mosto e del vino. Trattato speciale scientifico-pratico…, Francesco Battiato , Catania 1924;  

Ermenegildo Scala, Storia della vite e del vino, Italia Industriale Artistica Illustrata, Torino 1925 (Tip. Lampografico)  

Francesco Carpentieri, Analisi enochimica, Fratelli Ottavi, Casale Monferrato  1926 Nozioni generali di analisi chimica – Analisi delle uve e dei mosti – Analisi del vino – Analisi dei sottoprodotti della vinificazione. Con 61 figure in nero;

 C. Mensio – C. Forti, Enologia,  UTET, Torino1928. Importante opera, pubblicata nella ‘Nuova Enciclopedia Agraria’;  

Arnaldo Strucchi, Ottavio Ottavi, Enologia. Precetti ad uso degli enologi italiani. 10a ed. Completam. Aggiornata dal prof. D. Tamaro, Ulrico Hoepli, Milano 1929;

 

Il naso nel bicchiere e i piedi fra le nuvole. Sull’antica diatriba tra natura e cultura.

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Uno dei motivi, concettualmente rilevante, di opposizione al termine ‘naturale’ collegato al vino è che tale aggettivazione costituirebbe una sorta di ossimoro[1]: la contestazione di fondo sarebbe quella dell’impossibilità di accostare una parola che rimanda direttamente una costante non artificiale (natura) ad un’altra, il vino, che rinvia, a sua volta, ad un processo di trasformazione artefatto (cultura). Il motivo di questa contestazione, lungi dall’essere banale, obbliga ad immergersi in almeno 400 anni di dibattito che ha visto scienziati, letterati, antropologi, sociologi, storici e filosofi discutere animatamente su entrambi i concetti e sulla loro sostanziale incompatibilità oppure, al contrario, sulla loro potenziale convergenza. Il termine natura, che dai latini viene  tramandato sino a noi, ha a che fare con le idee di  nascita (nasci) e di crescita, che trovano nel corrispettivo etimologico greco di natura (φύσις, -εως), il comune significato di genesi. Per avvicinarsi a noi, all’approssimazione polisemica che ha avuto il termine natura, dobbiamo fare riferimento alle rivoluzioni scientifiche seicentesche prima e alla partizione settecentesca, di formazione pre-romantica che trova sponda in Herder e nella filosofia tedesca. Nel Seicento, appunto, in tutta la tradizione che va da Francis Bacon, che passa da Galileo Galilei e che approda a René Descartes, la natura assume una rilevanza epistemologica senza pari, ovvero si colloca in quel luogo delle relazioni ordinate, fatte di leggi rigorose e stabili, al contrario della società e delle sua storia costruite su leggi imprevedibili, instabilità, incertezze… Bisognerà aspettare Johann Gottfried Herder, in una delle sue opere più famose, Ideen zur Philosophie der Geschichte der Menschheit  (Idee per la filosofia della storia dell’umanità 1784 – 1791) perché si inizi a parlare di differenziazione tra il concetto di natura e quello di cultura, e quindi di rivalutazione di quest’ultimo, ma a partire da una sostanziale continuità storica e ontologica tra ciò che i due termini designano. Per Herder la differenziazione della cultura dalla natura avviene progressivamente per differenziazione. “Per quel che riguarda la storia naturale esiste un prototipo, una forma originaria fondamentale, che si ripresenta in tutte le tappe dello sviluppo dei corpi: i diversi fenomeni naturali (inorganici, organici, animali) non sono che complicazioni sempre maggiori di quell’unico prototipo, in modo che le diverse specie vegetali e animali possano essere collocate su un’unica scala evolutiva che culmina nel corpo umano[2].” L’analisi herderiana di natura e di cultura è fortemente ancorata ad un’idea biblica, trascendente, della natura umana, anche se non mancano accenni evoluzionistici, connessi a  successive specializzazioni, che porteranno l’uomo ad acquisire i caratteri di differenziazione dalle altre specie animali: il linguaggio e la ragione. Soltanto un secolo più tardi, attraverso gli studi sul mito condotti dall’antropologo inglese Edward Burnett Taylor, si giunge ad una secca separazione tra natura e cultura, alla quale si fa afferire il complesso di attività umane acquisite all’interno della società: “Cultura o civiltà, intesa nel suo ampio senso etnografico, è quell’insieme complesso che include le conoscenze, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e qualunque altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo in quanto membro di una società” (La cultura primitiva, 1871) L’attenzione degli studi successivi sulla cultura come fenomeno autonomo si concentreranno, a partire dal filosofo tedesco Ernst Cassirer, sull’elemento peculiare della produzione umana, che consisterebbe nella capacità di produrre di simboli, al contrario degli animali che sarebbero in grado di generare solamente dei segni. Il simbolo è dunque “il complesso di quei fenomeni in cui si presenta in genere una qualsiasi realizzazione significativa del sensibile, in cui un elemento del suo esistere e del suo esser-così si presenta al tempo stesso come differenziazione e materializzazione, come manifestazione e incarnazione di un significato[3].” E il vino non da meno: “a dire il vero, come ogni totem vitale, il vino sorregge una mitologia svariata che non si preoccupa delle contraddizioni. Questa sostanza galvanica è sempre considerata, per esempio, come il dissetante più efficace, o, almeno la sete funge da primo alibi alla sua consumazione (‘che sete’). Nella sua forma rossa, come vecchissima ipostasi ha il sangue, il liquido denso e vitale. È che in effetti poco importa la sua forma umorale; prima di tutto è una sostanza di conversione, capace di rovesciare situazioni e condizioni, di estrarre dagli oggetti il loro contrario; di fare, per esempio, di un debole un forte, di un silenzioso un chiacchierone; donde la sua vecchia eredità alchemica, il suo potere filosofale di trasmutazione o di creazione ex nihilo (…)[4].” Ancora oggi si dibatte sulla natura simbolica dell’agire umano, senza però arrivare ad un unanime consenso[5]. Dall’altra parte, una non piccola parte di filosofi e di epistemologi, nell’arco degli ultimi trent’anni, si è prodigata nel mettere in discussione la forma del pensiero scientifico da cui, a seguire, la controversia degli stessi concetti utilizzati per spiegare e per dimostrare le diverse teorie scientifiche. Con Khun[6], per la prima volta nel 1962, si parla di paradigmi scientifici, cioè di schemi mentali che guidano e orientano la ricerca scientifica: questi schemi, al contrario del sentire comune prevalente, sono molto vicini alle discipline umanistiche da cui deriverebbe la loro frequente fallacia e la precoce decadenza: “Con la nozione kuhniana di paradigma si è fatta strada nell’epistemologia del secondo Novecento l’idea che anche la scienza naturale sia un fatto di cultura: tra l’occhio ‘puro’ dello scienziato e le strutture oggettive della realtà che egli indaga, o pretende di indagare, con atteggiamento libero (secondo una visione ‘a-culturale’ o ‘pre-culturale’ della scienza), si inserisce un’altra realtà, quella delle varie comunità scientifiche con i loro presupposti non sempre dichiarati, i loro pregiudizi, le loro tradizioni più o meno imponenti e autorevoli, i loro ‘costumi mentali’, in definitiva con la loro ‘cultura’ (in senso inequivocabilmente antropologico)[7].” Quello che alcuni studiosi sosterranno di qui in avanti è che la priorità biologica della cultura è una possibilità comportamentale che appartiene anche ad altri esseri viventi non umani: è ciò che, insomma, non viene predeterminato geneticamente dalle leggi dell’ereditarietà. In altri termini ancora, “affinché la definizione del comportamento culturale non rimanga nel vago e non sia data solo in termini negativi, John T. Bonner ha proceduto a una riformulazione indubbiamente efficace e significativa. Egli propone infatti di tradurre l’opposizione innato/culturale nella distinzione tra comportamenti ‘con risposta singola’ e comportamenti come ‘risultato di una scelta multipla’[8].” Nella storia alimentare dell’umanità la dicotomia natura/cultura si pone alla stregua della dicotomia tra selvatico/domestico e si riveste ben presto di connotati interpretativi che danno l’idea della costruzione di un dibattito naturalmente ideologico: “L’uomo ‘civile’ si autorappresenta fuori dalla ‘Natura’ ma la Natura stessa diventa, nell’esperienza storica, un modello culturale consapevole, una scelta intellettuale alternativa a quella della Cultura.(…): nel Medioevo europeo, la dinamica selvatico/domestico alimenta un continuo dibattito sui modi di produzione e sulle scelte di vita che essi sottendono. In particolare è assai forte la contrapposizione fra modello produttivo di tradizione greca e romana, fondato sull’agricoltura, e quello germanico basato sullo sfruttamento della foresta (raccolta, caccia, pastorizia)[9].” Possiamo allora affermare con forza ciò che Guido Chelazzi sostiene, a partire dallo studio del processo preistorico, a conclusione del suo bellissimo libro: “abbiamo imparato che contrapporre l’azione dell’uomo ai processi naturali non è giustificato dalla lettura del passato. L’idea che l’uomo non si collochi a priori fuori e in antitesi rispetto alle dinamiche naturali ma che la sua azione sia sempre integrata con quella degli altri processi naturali – e che non sia ‘necessariamente’ negativa – può sembrare blasfema oggi che abbiamo davanti agli occhi un’impronta ecologica che non sembra più avere limiti. L’antitesi natura-uomo domina la letteratura di divulgazione sulle tematiche ambientali e i libri di testo di ecologia. La definizione di ‘impatto antropico sugli ecosistemi’ è una metafora potente e abusata di questa idea che pervade anche molta letteratura scientifica specialistica. (…) L’antitesi è anche pericolosa perché la sensazione – o la pretesa – di essere altro e fuori dalla natura è sempre stato il viatico per le idee del privilegio e del dominio ecologico autorizzato o, per converso, la premessa per la nascita di un senso di colpa che genera utopie ambientalistiche assolutamente improduttive.(…) Nel processo che abbiamo messo in scena l’imputato e il giudice sono la stessa persona, ma si è anche capito che il colpevole e la vittima non si possono separare.[10]” Il vino naturale va nella giusta direzione.


[1] “Nella figura retorica chiamata ossimoro, si applica ad una parola un aggettivo che sembra contraddirla; così gli gnostici parlavano di una luce oscura; gli alchimisti di un sole nero”

Jorge Luis Borges

[2] Diego Fusaro, Johann Gottfried Herder http://www.filosofico.net/herder.htm

Cfr. Pietro Rossi, Cultura, Enciclopedia del Novecento, Treccani in http://www.treccani.it/enciclopedia/cultura_res-885bf1e6-87f0-11dc-8e9d-0016357eee51_(Enciclopedia_Novecento)/

[3] E. Cassirer, Philosophie der symbolischen Formen, Berlin 1923-29 (trad. it. Filosofia delle forme simboliche, a cura di E. Arnuad, Firenze 1967), vol. III, p. 124.

[4] Roland Barthes, Il vino e il latte in Miti d’oggi., Einaudi, Torino 1994 (ed. orig. 1957), pp. 67, 68.

[5] Cfr. Vincenzo Matera (a cura di), Il concetto di cultura nelle scienze sociali contemporanee, Utet, Torino 2008

[6] Thomas Kuhn, The Structure of Scientific Revolutions, Chicago University Press, Chicago 1962 (trad. it. La struttura delle rivoluzioni scientifiche Einaudi, Torino 1969.)

[7] Francesco Remotti, Natura e cultura, Enciclopedia delle Scienze Sociali (1996), http://www.treccani.it/enciclopedia/natura-e-cultura_(Enciclopedia-delle-Scienze-Sociali)/

[8] Ivi.

[9] Massimo Montanari, Il cibo come cultura, Editori Laterza, Bari-Roma 2004, pag. 13

[10] Guido Chelazzi, L’impronta originale. Storia naturale della colpa ecologica, Einaudi, Torino 2013, pp. 269, 270, 271

Il racconto del vino: “batmologia” o della scomposizione del gusto in varî gradi. Roland Barthes legge Brillat – Savarin.

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“Pretendere che non si debbano cambiare i vini è un’eresia; la lingua si sazia e, dopo il terzo bicchiere, anche il vino migliore dà una sensazione appena ottusa.”

Brillat – Savarin.

Uno dei testi riconosciuti unanimemente come spartiacque della critica eno-gastronomica, oppure sarebbe meglio dire come nascita vera e propria delle critica gastronomica come disciplina autonoma, è quello scritto da  Jean-Anthelme Brillat-Savarin tra il 1820 ed 1823, “La fisiologia del gusto o Meditazioni di gastronomia trascendente”, editato, in forma anonima, a Parigi nel 1825. Questo può accadere anche perché nella seconda metà del Settecento, nel 1764 per la precisione, si verifica un piccolo fatto estremamente significativo: per la prima volta, nel secondo volume del ‘Traité des livres rares[1]’, i libri di cucina vengono classificati come ‘arte’ e non vengono più catalogati nella sezione di ‘Scienze e arti’, anche se rimangono nella sottoclasse di ‘Medicina’. Successivamente, nel ‘Catalogo Perrot’, grazie al lavoro Née de La Rochelle e Belin junior, la ‘cucina’ esce dalla sottoclasse ‘Medicina’ e viene separata da ‘Igiene’ e ‘Dietetica’. Anche se in seguito i cataloghi torneranno a mettere la ‘cucina’ nell’antica classificazione medica, la rottura epistemologica del periodo settecentesco è evidente e verrà poi recuperata nel secolo successivo. La cucina nel Settecento non è più al servizio della gola, ma, come tutte le arti, del buon gusto ed essa non deve più rispondere a caratteri soggettivi legati allo stato umorale di colui che mangia o al temperamento di una popolazione, ma deve in qualche modo rispondere a dei canoni di oggettivazione.

Il testo di Brillat-Savarin si compone di due parti: la prima si compone di XXX meditazioni che partono dall’ esplicazione “Dei sensi” e terminano con il “Florilegio”; la seconda parte, di commiato, è il suo viaggio gastronomico attraverso alcune ricette storiche sia in terra natia che di emigrazione che lo videro partecipe in prima persona.

Un secolo e mezzo più tardi, il grande semiologo Roland Barthes propone di leggerci, cioè di interpretare, le meditazioni trascendenti di Brillat-Savarin e decide di iniziare da un capitoletto che intitola così: “Gradi’.  Barthes ritiene che Brillat-Savarin renda esplicita una delle più importanti categorie formali della modernità: “lo scomporsi dei fenomeni in varî gradi[2].”

“Il gusto è appunto quel senso che conosce e pratica approcci multipli e successivi: entrate, ritorni, accavallamenti, tutto un contrappunto della sensazione[3].” In questo modo la sensazione gustativa viene assoggettata al tempo e su di lei si può sviluppare un racconto come nel campo letterario. Soltanto questa subordinazione del gusto allo scandirsi del tempo permette di acquisire sorprese e sottigliezze: “si tratta dei profumi che, per così dire, si pongono già in partenza come ricordi: nulla avrebbe impedito a Brillat-Savarin di analizzare la madeleine di Proust[4].”

Vi sono, infatti, per Brillat-Savarin tre sensazioni del gusto: quella diretta, che corrisponde alla prima impressione in bocca, quando ciò che beviamo (mangiamo) è ancora sulla parte anteriore della lingua; quella completa, che si compone dalla prima impressione più quella del cibo (liquido) che è passato nel retrobocca e “colpisce tutto l’organo con il sapore e con il profumo[5].”

Ed infine la sensazione riflessa, che è il  giudizio dell’anima sulle impressioni che l’organo le ha trasmesse.

Senza quella storia, oggi non descriveremmo il vino così come lo facciamo, né parleremmo delle sue evoluzioni nel tempo e delle sue inspiegabili trasformazioni.

[1] Bibliographie instructive, ou Traité de la connoissance des livres rares et singuliers … / par Guillaume-François De Bure, le jeune, … Tome 1. ó-7.]. – A Paris : chez Guillaume-Francois De Bure le jeune, Libraire, quai des Augustins, 1763-1768. – 7 v.

[2] Brillat-Savarin letto da Roland Barthes, Sellerio Editore, Palermo 1978 (Edizione originale: Physiologie du goût avec una Lecture de Roland Barthes, Hermann, Paris 1975), pag. IX

[3] Ibidem, pag X

[4] Ivi

[5] Jean-Anthelme Brillat-Savarin, Fisiologia del gusto o Meditazioni di gastronomia trascendente, Slow Food Editore, Bra (Cn) 2008, pag. 50

I pasticceri comunisti esistono!

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A volte capita che, nei giorni di festa, mi alzi presto: un po’ perché ho una sveglia incorporata, quella dei giorni infra-settimanali, quando suona tra le sei e trenta e le sette, un po’ perché i pensieri si affollano tumultuosi nella mente e non mi lasciano più dormire. Quando succede, salto velocemente fuori dal letto, mi vesto altrettanto rapidamente ed esco di casa mentre tutti dormono (i miei due bambini di 3 e 8 anni e mia moglie). Ne approfitto per andare a comprare il giornale e per fare la colazione al bar, solitamente da “Giuse” in via san Lorenzo, perché lì trovo un buon caffè, ottime paste e la focaccia di produzione propria. Dopo aver consumato la colazione chiedo al barista di imbustarmi due brioches (una vuota e una con la marmellata) e un pezzo di focaccia da portare a casa per la colazione dei dormienti. Questa mattina, invece, cambio percorso e svolto in via dei Giustiniani dove avevo notato, qualche tempo addietro, che ha aperto un nuovo esercizio commerciale in prossimità del ristorante senegalese. Sulla porta di ingresso c’è scritto: “Vera focaccia genovese fatta da un vero genovese.” Quando vedo quelle insegne cambio direzione, ma poi penso che mi trovo a Genova, nei vicoli e che lì certe forme di identità etno-culinaria precedono qualsiasi assunto politico, e allora entro nel negozio dove mi accoglie un signore non più giovane e vestito, come si conviene, con tuta da lavoro, grembiule e cappellino bianchi. Mi accoglie gentilmente, mi parla in un misto dialettale (italo-genovese) perché capisce che non sono un autoctono, il tutto naturalmente intercalato dal canonico ‘belin‘, e mi declina i prezzi delle merci (focaccia, brioche, krapken…). Mentre mi sta servendo gli chiedo come va e lui mi risponde che non gira tanto perché la gente non ha soldi da spendere e poi perché “si sono contratti i consumi della classe operaia!.” Proprio così: “classe operaia”, nessun eufemismo, nessun sinonimo e contrario, proprio la vecchia e gloriosa working class genovese. Mi sveglio progressivamente dal torpore della mattinata quando lui, il pasticcere, prende il là ed inizia a farmi una relazione dettaglia sull’attacco del capitalismo finanziario al sud-Europa, sulle forme di resistenza da tenere e finisce con “…perché noi comunisti anche in passato ci alleammo con altre correnti per combattere il fascismo eccetera eccetera….!” A quel punto sono completamente sveglio e ho gli occhi sgranati e increduli: inebetito, lo ringrazio e  torno a casa. Un unico rammarico: non me la sono sentita di chiedergli se fosse anche trotzkista.

Le viti maritate dell’agro campano in Età Moderna.

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Ancora un piccolo tratto della mia ricerca, che oramai è in dirittura di pubblicazione.

A Soufflot, architetto del Panthéon parigino, che accompagna, nel 1750, insieme a Cochin e all’Abbé Le Blanc, il giovane de la Vandière, fratello di Madame Pompadour e futuro Marquis de Marigny, nel viaggio di formazione in Italia[1] la vite appare così: « governata a tralcio lungo è tradizionalmente maritata al pioppo, in festoni tesi tra una pianta e l’altra. I festoni, in cui i tralci sono sistemati a rete – ‘a rezz’ ‘e pecore’, possono raggiungere gli otto/dieci metri di altezza; nel rigoglio estivo costituiscono un vero e proprio sistema di quinte verdi dal comportamento tessile, al di sopra delle quali sono rade le cacciate dei pioppi, potati senza scrupolo nei mesi invernali per rifornire di combustibile la grande città[2]

Il paesaggio che appare al viaggiatore del Settecento è molto simile a ciò che descrive Plinio nella sua Storia Naturale, quando racconta che «nell’agro campano le viti si maritano al pioppo; avvinghiate alle piante coniugi e salendo su di esse di ramo in ramo… ne raggiungono la sommità ad un’altezza tale, che il contratto di chi viene ingaggiato per la vendemmia prevede (in caso di caduta mortale) il risarcimento delle spese per il funerale e la sepoltura[3]

La vigoria della vite, che è una pianta rampicante, fa suggerire a Plinio l’ancoraggio al pioppo anziché all’olmo o all’acero, consuetudine questa maggiormente diffusa nel nord Italia, di cui  parla Virgilio nelle Georgiche, il cui scopo, tra gli altri è quello di insegnare agli agricoltori «sotto quale stella occorre rivoltare il suolo e legare agli olmi le viti[4].» Se per Plinio la vite si àncora meglio al pioppo, soprattutto ai fini della potatura e della vendemmia, la vera affinità elettiva, per il poeta Ovidio[5], è sempre tra olmo e vite: «Nell’ultima ode del primo libro Orazio rappresenta se stesso, incoronato di mirto, mentre beve sotto una vite, con uno schiavetto che gli mesce il vino:‘Persicos odi, puer, apparatus, displicent nexae philyra coronae, mitte sectari rosa quo locorum sera moretur. Simplici myrto nihil adlabores sedulus curo: neque te ministrum dedecet myrtus neque me sub arta vite bibentem.

È noto che alle popolazioni italiche la vite era gradita per l’ombra che offriva non meno che per i suoi frutti, sicché in latino comunemente il sostantivo vitis sta a significare pergula vitis umbriferae. Ne è la prova l’ode di Orazio sopra citata, nella quale il poeta presenta la vite come arta. Questo aggettivo è stato diversamente interpretato dagli antichi commentatori: infatti Acrone gli attribuì il significato di humilis, mentre Porfirione parafrasava ‘artam vitem spissam ac per hoc umbrosam’. Non diversamente i moderni commentatori intendono gli uni arta come parva o angusta, gli altri come spissa ovvero densa. Essi tutti non tengono conto del fatto prima ricordato, ossia che comunemente in latino il sostantivo vitis non indica soltanto la pianta in sé e per sé, ma anche l’ombra proiettata dalla vite maritata a un albero oppure sorretta da una pergola. Per questo motivo l’interpretazione vulgata dell’aggettivo arta nel senso di humilis o parva o angusta non è sostenibile, dato che nell’ode si tratta evidentemente di un pergolato di vite, o, per meglio dire, della sua ombra. La vite non si può correttamente definire ‘bassa’, ‘piccola’ o ‘stretta’, poiché il poeta non si riferisce alle dimensioni della pianta, a alla qualità della sua ombra. Né d’altra parte sembra verosimile che la vite sia spissa o densa (‘folta’) in quella stagione dell’anno nella quale, come dice Orazio, rosa sera moretur, dunque sul finire dell’estate o all’inizio dell’autunno, quando le fronde della vite sono rade per essere state potate dal vignaiolo, come insegna Virgilio, ovvero perché cominciano a cadere a causa della stagione. Ritengo perciò che l’arta vitis sia l’ombra del pergolato diradata, ossia artata, ‘ridotta’, ‘ristretta’ defecto palmite, come dice Petronio in un frammento poetico, verosimilmente estratto dal Satyricon nel quale sono descritte diffusamente le umbrae, ossia le chiome della vite o del platano in autunno, sfrondate: ‘Iam nunc †argentes† autumnus fregerat umbras atque hiemem tepidis spectabat Phoebus habenis, iam platanus iactare comas, iam coeperat uvas adnumerare suas defecto palmite vitis: ante oculos stabat quidquid promiserat annus.’ L’immagine descritta da Petronio ingenti volubilitate verborum, per usare le sue parole, viene espressa da Orazio, con mirabile concisione ed eleganza, per mezzo di un unico aggettivo: il poeta descrive l’aspetto della vite poco prima o poco dopo il tempo della vendemmia, quando i tralci, sebbene diradati, sono in grado di offrirgli ancora abbastanza ombra mentre beve[6].» Così, a seconda delle zone, sia dell’agro campano che del resto del centro-sud Italia ritroviamo una viticoltura simile sia alla piantata del centro nord che all’alberata toscana centrale: «Le più celebri sono quelle aversane (dalla cittadina di Aversa, nel Casertano), che, in questo comprensorio, vengono impropriamente definite alberate. Sono prevalentemente costituite dal vitigno Asprinio, discendente dalla Vitis vinifera subsp. sylvestris, domesticata dagli Etruschi, sostenute da filari di pioppo. L’altezza media si aggira intorno ai 10 – 15 m; raramente lungo il filare, al posto di alberi vivi si utilizzano pali di castagno. Questo tipo di coltivazione è attualmente diffuso nell’area corrispondente alle tre province di Napoli, Benevento e Caserta. In queste zone, durante la formazione delle alte spalliere e durante i lavori di potatura secca, i tralci delle viti vengono sistemati in senso verticale in modo da formare un ventaglio aperto. Nelle piantate del nord Italia, invece, i tralci vengono posizionati in cordoni paralleli in senso orizzontale lungo i tiranti presenti ad altezze diverse del filare.(…) Questo paesaggio aversano ha sempre colpito i viaggiatori del Gran Tour del Settecento. Scrive W. Goethe nel suo Viaggio in Italia: Finalmente raggiungemmo la pianura di Capua…. Nel pomeriggio ci si aprì innanzi una bella campagna tutta in piano…. I pioppi sono piantati in fila nei campi, e sui rami bene sviluppati si arrampicano le viti…. Le viti sono d’un vigore e d’un’altezza straordinaria, i pampini ondeggiano come una rete fra pioppo e pioppo. Aubert de Linsolos scrive invece nei suoi Souvenirs d’Italie: … i rami della vite intrecciati ai grandi alberi all’orlo della carreggiata, danno l’idea di tanti archi trionfali di verzura, preparati per il passaggio di un potente monarca. (…) Molto particolare è la situazione dell’isola d’Ischia. Nelle zone pianeggianti del versante meridionale fino a una decina di anni fa esistevano bellissime viti maritate a pioppi secolari, oggi purtroppo quasi del tutto scomparse[7].» Sono presenti ancora oggi rari esempi di questo tipo di coltivazione nel comune di Barano (in località Chianole del Testaccio), ove le viti vengono ancora coltivate alte con spalliere e contro-spalliere e vengono sostenute da tutori morti costituiti da pali di castagno o da canne. Le zone meridionali della Campania subiscono l’influsso greco, mentre nelle zone settentrionali è evidente l’influsso etrusco: «in alcune zone del Cilento la coltivazione della vite maritata viene ancora oggi praticata ai margini dei campi, lungo i confini o in prossimità di fossati e canali di scolo delle acque, utilizzando come sostegni vivi per le viti specie arboree sia spontanee sia coltivate e quasi mai disposte con sesto di impianto. In queste aree sono molto utilizzati come tutori olmi, peri e meli selvatici, particolarmente diffusi nei campi; ma si utilizzano anche alberi da frutta appartenenti ad antiche varietà locali. Le viti, generalmente una o due per ogni albero, vengono posizionate a circa 35-40 cm di distanza dall’albero tutore e vengono fatte arrampicare lungo il tronco in modo che i tralci vengano sostenuti dalla chioma dell’albero; frequentemente i tralci più lunghi superano la superficie della chioma e ricadono verso il basso formando una specie di grosso ombrello naturale con i grappoli d’uva sospesi. La potatura di queste viti non avviene in modo regolare, cioè ogni anno, ma solo occasionalmente. Nelle zone montane del Cilento è presente anche una variante di questo tipico antichissimo sistema di coltivazione, la piantata a pergolato.

Per un corretto impianto di questa consociazione vite-albero si fa crescere la vite maritata all’albero fino all’altezza delle prime branche; qui viene allestito un pergolato con pali di legno e filo di ferro e si sistemano i tralci in modo da ottenere il pergolato al lato del filare di alberi. In questo caso gli alberi tutori sono quasi sempre piante da frutto e hanno la chioma libera. In tale tipo di coltivazione la potatura delle viti viene effettuata ogni anno. La varietà di vite più diffusa in queste coltivazioni è l’Aglianico utilizzato prettamente per la vinificazione. Tale vitigno, molto probabilmente di origine greca, solo in questi casi viene coltivato con tecniche di origine etrusca. Il vitigno presenta grappoli con bacche nere, dà origine a vini di buona qualità, molto conosciuti e apprezzati fin dal XVI secolo. Secondo alcuni autori il nome Aglianico deriverebbe da Gaurano, antico e famoso ovino romano; secondo altri deriverebbe dalle viti introdotte dagli Antichi Greci: coltivato dai Romani, fu chiamato Ellenico o Ellanico in alcune zone del Cilento e della Lucania[8]

 


[1]     Frutto della visita a Pestum è la Suitte Des Plans, Coupes, Profils, Elévations géometrales et perspectives de trois Temples antiques, tels qu’ils existoient en mil sept cent cinquante, dans la Bourgade de Pesto… Ils ont été mésurés et dessinés par J. G. Soufflot, Architecte du Roy. &c. en 1750. Et mis au jour par les soins de G. M. Dumont, en 1764, Chez Dumont, Paris, 1764.

[2]     Ilaria Agostini, Il territorio come un presepio: il paesaggio agrario nei Voyages de Naples tra Sette e Ottocento, in http://www.unifi.it/ri-vista/04ri/04r_agostini.html

[3]     Plinio, Naturalis historia, XIV, 10

[4]     Virgilio, Georgiche, cit. versi 2 e 220 citato in Franco Cercone, Storia della vite e del vino in Abruzzo, Casa editrice Rocco Carabba, Lanciano 2008, pag. 33

[5]     Publio Ovidio Nasone, più semplicemente Ovidio (Sulmona, 20 marzo 43 a.C. – Tomi, Mar Nero, 17 – 18 d. C.), Amores, Libro II, 41. Il testo è suddiviso  in tre libri: 49 carmi che narrano la storia d’amore per una donna chiamata Corinna (personaggio letterario), secondo lo stile e le convenzioni dell’elegia amorosa: il poeta è asservito alla domina, soffre per le sue infedeltà, è geloso degli altri ammiratori e contrappone la vita militare alla vita amorosa.

[6]     Grazia Sommariva, Sub arta vite (Nota esegetica a Horat. Carm. I 38, 7-8), in http://dspace.unitus.it/bitstream/2067/675/1/Sub%20arta%20vite-traduz.pdf

[7]     Raffaele Buono, Gioacchino Vallariello, La vite maritata in Campania, in ‘Delpinoa’, n.s. 44: 53-63, 2002 Pubblicazione a cura dell’Orto Botanico di Napoli

[8]  Ibidem

Rocco, il rosso degli Abruzzi.

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Ebbene sì, occorre schierarsi! Bisogna entrare simpaticamente nel gioco che la macchina gioiosa dell’intrattenimento mondano ha creato sapientemente per noi: l’oggetto si perde, nei suoi contorni mediatici, nell’effetto proposto e voluto da un sistema pubblicitario che, nello stesso tempo in cui ci parla di qualcosa, ci ributta immediatamente ad altro. E poi ci obbliga a prenderne parte: perché la cosa importante è stare dentro. Allora si diviene simpatici, aperti, liberali, anti-moralisti se si prende parte al gioco in maniera divertita; antipaticamente moralisti, illiberali.. se si partecipa contro. Comunque vada, si deve giocare: il rimando al sesso, alla potenza dionisiaca che si fa divertita erezione nazional-popolare, circuita in un contesto che vede già pomposamente la presenza di soubrette maschili e femminili agghindate per l’occasione della festa, in cui il vino è soltanto forza erotica e seducente. Si deve sorridere come quando un comico sputa in faccia ad un politico, e lui, pachidermico e sornione, ride compiaciuto della sua apertura mentale, delle sue capacità di essere oggetto di scherno, purché l’impianto rimanga intatto, in modo tale che, una volta calato il sipario, ognuno torni al suo tran-tran quotidiano. Il vino, a nord-est (Budapest), diventa trasparente, si fa wine bar e permette di dare un’occhiata alle vere ‘magnum’ in azione, al backstage del porno: l’ironia regna sovrana, basta che non dia fastidio al regime autoritario, per usare un eufemismo, di Viktor Orban. Ma, d’altra parte, anche qui siamo abituati a non interferire con la moralità privata dei governanti, purché la festa continui, e il guadagno pure, senza interferenza alcuna.

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